13:47 14 Agosto 2020
Politica
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Il neoeletto presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha svelato parte dell'intrigo sui rapporti che intende avere con la Cina.

Il 7 dicembre ha confermato la nomina del governatore dell'Iowa Terry Bronsted ad ambasciatore degli Stati Uniti in Cina, auspicando che la sua conoscenza di lunga data con il capo di Stato cinese Xi Jinping sia di buon auspicio. Allo stesso tempo un gesto "ostile" di Trump, la recente conversazione telefonica con la presidente di Taiwan a distanza di 40 anni dall'ultimo contatto tra la Casa Bianca e Taipei, è stata un'altra "sorpresa" amara per Pechino. In precedenza il Dalai Lama aveva espresso la volontà di incontrarsi con Donald Trump. Il Dalai Lama ha incontrato sia Bill Clinton, sia George W. Bush, sia Barack Obama. Il presidente uscente ha invitato alla Casa Bianca il Dalai Lama 4 volte in 8 anni. L'ultima volta nel giugno di quest'anno, provocando le forti proteste di Pechino.

Lo sviluppo delle relazioni con la Cina, ovviamente, in gran parte dipenderà dalla capacità del nuovo approccio di Donald Trump sulla questione tibetana, sul sostegno degli Stati Uniti al Dalai Lama e a diverse organizzazioni non governative straniere, il cui obiettivo è la secessione del Tibet dalla Cina.

La questione tibetana è sempre stato un fattore irritante e di instabilità nelle relazioni sino-americane, come dimostrano i numerosi documenti del Dipartimento di Stato americano e dei servizi segreti cinesi declassificati alla fine degli anni '90. In particolare i materiali della CIA mostrano che i finanziamenti al Dalai Lama dal bilancio degli Stati Uniti avvenivano attraverso gli stessi canali come con le operazioni militari con la partecipazione dei ribelli tibetani prima della liberazione del Tibet da parte dell'esercito cinese nel 1951. 

Cina
© Sputnik . Vitaly Podvitsky

Per la maggior parte degli anni '60 la CIA aveva stanziato ai separatisti tibetani 1,7 milioni di dollari l'anno per le operazioni contro la Cina, compreso un contributo personale al Dalai Lama pari a 180mila dollari.

Su iniziativa del Congresso degli Stati Uniti era stata aperta una trasmissione in lingua tibetana presso la radio "Voice of America". Dopodichè è stata fondata un'altra emittente radiofonica "Radio Free Asia", anch'essa con trasmissioni in lingua tibetana. Nei rapporti annuali del Dipartimento di Stato americano sui diritti umani in Cina, il Tibet aveva un capitolo a parte. Questi rapporti annuali esasperavano sempre le relazioni tra USA e Cina. Venivano pubblicati tra febbraio e marzo.

La pubblicazione dell'ennesimo rapporto sui diritti umani in Cina è previsto il 20 gennaio, subito dopo l'insediamento di Donald Trump. Se non avverrà nulla di clamoroso, come un incontro tra Trump e il Dalai Lama, il contenuto del documento del Dipartimento di Stato potrebbe essere il primo test sulle capacità dell'amministrazione Trump sul nuovo approccio alla questione del Tibet.

Zhu Feng, esperto dell'Istituto di Relazioni Internazionali dell'Università di Nanchino, non vede alcuna chance per una svolta nei rapporti sino-americani in relazione alla questione tibetana:

"Dopo l'insediamento di Donald Trump, la sua amministrazione difficilmente rivedrà la sua politica di sostegno per il Dalai Lama ed i separatisti tibetani. Una delle ragioni all'insegna della tradizione dei rappresentanti dell'amministrazione americana e dei funzionari di Washington è la difesa della "democrazia" e della "libertà religiosa"."

Ovviamente gli osservatori confronteranno l'importo dell'assistenza finanziaria che gli Stati Uniti destineranno al cosiddetto "governo in esilio tibetano". Oggi, gli Stati Uniti sono il secondo maggior finanziatore del Tibet dopo l'India. Lo scrittore e il politologo americano William Engdahl definisce in 2 milioni di dollari l'ammontare dei finanziamenti americani in chiave anti-Pechino. Sostiene che la CIA continua a sviluppare e finanziare la strategia per usare il Dalai Lama contro la Cina. Comprende sia finanziamenti personali al Dalai Lama che alle attività di "Casa Tibet" nei diversi Paesi in cui promuove le sue attività di predicazione. Durante la guerra in Indocina, gli Stati Uniti avevano in programma di sfruttare il Dalai Lama in Vietnam per condurre una propaganda anti-comunista come modo per giustificare i milioni di dollari di Washington al Dalai Lama.

Un altro fatto è legato all'attivismo dei cosiddetti difensori dei diritti umani in Tibet nel 2008, alla vigilia delle Olimpiadi di Pechino. William Engdahl ritiene che non si sia fatto a meno dell'intervento americano. Il discorso non riguarda i disordini dei dimostranti originari del Tibet che hanno organizzato in Europa occidentale, Stati Uniti ed Australia durante il passaggio della fiaccola olimpica. Ci sono stati disordini nel Tibet cinese. Secondo l'esperto, la loro fomentazione prima delle Olimpiadi ha mostrato che Washington ha deciso di entrare in un gioco geopolitico rischioso contro Pechino. La "carta Tibet" è ancora nell'arsenale del governo statunitense.

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Tags:
Casa Bianca, Geopolitica, Politica Internazionale, Diplomazia Internazionale, Dalai Lama, Donald Trump, Tibet, USA, Cina
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