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    Il nazionalismo e il populismo dell’Europa dell’est minacciano la struttura dell’UE

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    Negli ultimi anni l’UE si è spaccata in diversi blocchi: settentrionale, meridionale e orientale. Ma il pericolo maggiore per il futuro dell'Unione sono quei paesi, come la Polonia e l'Ungheria, in cui i nazionalisti e i populisti hanno intrapreso una “contro-rivoluzione culturale”. Lo ha scritto su Bloomberg Leonid Bershidsky.

    Secondo Bershidsky, tale spaccatura è diventata più visibile dopo l'uscita della Gran Bretagna dall'UE. Il primo blocco comprende la Germania, il Benelux, la Scandinavia e i Paesi Baltici. Essi sono uniti da un politica economica comune, dalla fede in una forte pianificazione del bilancio e, fino a poco tempo fa, dalla relativa tolleranza nei confronti degli immigrati, "anche se pure qui si sta formando una rottura", aggiunge Bershidsky.

    Nel blocco meridionale il giornalista inserisce Grecia, Spagna, Italia, Portogallo, Cipro e Malta. Questa formazione è stata a lungo amorfa e determinata solo dai comuni problemi economici. Ora sono più inclini a facilitare le norme UE relative ai debiti e ai vincoli del bilancio. Il potenziale leader di questo blocco potrebbe essere l'Italia o la Grecia, anche se nel corso dell'ultimamente il primo ministro greco Alexis Tsipras ha rapidamente perso il sostegno popolare.

    Ma il più aggressivo, dal punto di vista di Bershidsky, è il blocco orientale, nel quale confluiscono i paesi dell'ex area socialista. Nei loro confronti, scrive l'autore, i "vecchi" paesi membri dell'UE sono sempre clementi a causa della loro modesta economia e per il fatto che per lungo tempo si sono comportati con discrezione.

    "Ma [il primo ministro ungherese] Viktor Orbán e [il leader del partito di governo della Polonia] Jarosław Kaczyński hanno messo a parte la discrezione", scrive l'autore, riferendosi alle dichiarazioni critiche di Orban nei confronti dei politici europei.

    "La politica europea è miope, ma non solo noi siamo con Lei [Kaczyński]", ha detto Orban al Forum economico di Krynica, in Polonia, questa settimana. Il primo ministro ungherese ha descritto la Brexit come l'opportunità per una "contro-rivoluzione culturale", mentre Kaczynski si è offerto di "prendere l'iniziativa" nelle questioni della politica europea.

    Allo stesso tempo, il nazionalismo e il popolismo in Polonia sono cresciuti a ritmo incalzante, e Varsavia non è stata sanzionata per la riforma della Corte costituzionale, definita da Bruxelles antidemocratica. È questo il terreno fertile per lo sviluppo di "vedute eterodosse sulla democrazia" in Ungheria e Polonia, che, secondo Bershidsky, può portare ad un cambiamento radicale della stessa natura dell'UE.

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    Populismo, nazionalismo, rischi, politica, Minaccia, Jaroslaw Kaczynski, Viktor Orban, Unione Europea, Polonia, UE, Europa, Ungheria
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