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    Europa: il quadro degli imminenti cambiamenti che minacciano una “rivoluzione”

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    Politica
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    L'agenzia Bloomberg ha definito i Paesi dell'Europa, che potrebbero presto trasformarsi in focolai di instabilità: Germania, Spagna, Austria, Italia e Ungheria.

    Nel processo di instabilità potrebbero inserirsi la Gran Bretagna, la Lituania, la Repubblica Ceca, la Romania, la Croazia e l'Olanda. L'agenzia lega i possibili scossoni di questi Paesi con le rispettive elezioni parlamentari, presidenziali, amministrative e referendum.

    Secondo gli analisti di Bloomberg, le elezioni amministrative tedesche del 4 e 18 settembre nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore e a Berlino, dove potrebbe vincere la destra euroscettica d'opposizione di "Alternativa per la Germania" (AfD), determineranno il panorama politico con cui i tedeschi andranno alle urne per le successive elezioni legislative dell'autunno 2017.

    Se Angela Merkel si candiderà nuovamente per la carica di cancelliere, le elezioni si trasformeranno in un referendum di fiducia dei tedeschi nei suoi confronti. La politica migratoria di Merkel ha suscitato un serio malcontento. Attualmente la AfD è pronto a sfidare la Cdu. Nel marzo di quest'anno nelle elezioni in Sassonia-Anhalt la AfD hanno ottenuto il 24% dei voti. Dopo un articolo del "Der Spiegel", i tedeschi sanno che fino al 2020 per i profughi si dovranno spendere 93,6 miliardi di euro. E questa è solo la punta di un iceberg dei problemi economici. L'economia tedesca tra gennaio e marzo è cresciuta dello 0,7%, ma a maggio la produzione industriale ha cominciato a registrare una flessione. La Bundesbank ha ritoccato al ribasso le sue previsioni sulla crescita economica al +1,7% quest'anno e al +1,4% nel 2017.

    Il prossimo settembre si svolgeranno le elezioni amministrative nella regione autonoma spagnola dei Paesi Baschi. Gli esperti prevedono che i nazionalisti baschi rimarranno al potere. Può migliorare la sua posizione il partito di protesta "Podemos" che, pur difendendo l'unità del Paese, si oppone alla politica di sacrifici e rigore del governo centrale.

    Dopo le elezioni i nazionalisti dei Paesi Baschi chiederanno a Madrid ulteriori finanziamenti e maggiore autonomia, fatto che darà nuova linfa alla Catalogna nella sua battaglia per l'indipendenza.

    Alla fine di luglio il Parlamento catalano ha approvato le conclusioni della commissione istituita per analizzare le problematiche sulla secessione dalla Spagna. La commissione ha proposto un meccanismo di secessione unilaterale e l'adozione di una nuova Costituzione per la Catalogna indipendente tramite un referendum. Madrid ha impugnato la decisione di Barcellona alla Corte costituzionale, ma a quanto pare è troppo tardi per fare qualcosa.

    Ai primi di ottobre si ripeteranno le elezioni presidenziali in Austria. Il candidato euroscettico del Partito della Libertà Austriaco Norbert Hofer ha buone possibilità di trionfo. La ripetizione delle elezioni avviene dopo la decisione della Corte Costituzionale che ha annullato per irregolarità nelle votazioni le precedenti elezioni del 22 maggio, in cui il candidato dei Verdi Alexander Van der Bellen aveva superato per un pugno di voti lo stesso Hofer.

    Ad ottobre si svolgerà il referendum in Italia sulla riforma della pubblica amministrazione. Bloomberg riporta il sondaggio condotto a luglio, in cui emerge che il 35% degli italiani è contrario alla riforma, mentre il 29% è favorevole e il 18% non ha ancora deciso cosa votare. Il premier Renzi ha promesso che in caso di vittoria dei no si dimetterà. Se ci sarà una nuova crisi politica in Italia, gioverà agli euroscettici del "Movimento Cinque Stelle", che insistono sul referendum per far uscire l'Italia dall'euro. I sondaggi mostrano che la popolarità del M5S è ora superiore a quella del Partito Democratico di Renzi. Punta sull'uscita dall'euro anche la "Lega Nord". Come affermato dal suo leader Matteo Salvini, la UE è una "camicia di forza" per l'Europa.

    Ad ottobre si svolgerà in Ungheria il referendum per determinare se l'Unione Europea ha il diritto di costringere il Paese ad accettare le quote di accoglienza dei profughi e migranti senza il voto del Parlamento nazionale.

    Il primo ministro ungherese Viktor Orban ritiene che "il sistema di quote della UE distribuisce i terroristi in tutta Europa."

    Non c'è alcun dubbio nel risultato: la maggioranza degli ungheresi è contro l'arrivo dei profughi e migranti. L'unico ostacolo è l'affluenza: il referendum sarà valido con un quorum del 50%.

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    Tags:
    migranti, profughi, referendum, Immigrazione, Crisi dei migranti, euroscetticismo, elezioni amministrative, elezioni politiche, elezioni presidenziali, Unione Europea, Norbert Hofer, Matteo Salvini, Viktor Orban, Matteo Renzi, Angela Merkel, Paesi Baschi, Catalogna, Austria, Spagna, Germania, UE, Ungheria, Italia
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