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    Elezioni Spagna, i numeri dell'ingovernabilità

    © REUTERS/ Susana Vera
    Politica
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    Le seconde elezioni in sei mesi disegnano un parlamento ancor più frammentato di quello uscito fuori dal voto dello scorso dicembre.

    Dopo mesi di stallo politico seguito all'impossibilità di trovare un accordo per un governo stabile, la sensazione degli analisti è che queste recenti elezioni politiche non abbiano sciolto il rebus spagnolo. A Madrid non c'è un governo da sei mesi e l'inattesa vittoria del partito popolare di Mariano Rajoy rischia di portare ancora una volta ad un nulla di fatto. I popolari hanno ottenuto infatti 137 seggi sui 350 disponibili alla Camera, e da soli non sono perciò in grado di formare un esecutivo. Come sei mesi fa i popolari riceveranno l'incarico a formare un governo ma sia i socialisti di Perdo Sanchez (85 deputati), sia Unidos Podemos, formazione politica nata dal basso e considerata vicina alle posizioni della sinistra (71 deputati), hanno più volte detto in campagna elettorale che non avrebbero preso parte ad un governo di coalizione con il Partito Popolare. 

    L'arretrata di Ciudadanos, quarta forza del Paese con soli 32 deputati in Parlamento, non consente poi di arrivare a quota 176, necessaria per ottenere la fiducia dell'assemblea. Nel caso in cui i popolari, in questa situazione di stallo politico, rimettessero il mandato nelle mani del re, si aprirebbe un'improbabile secondo tentativo anche per il Psoe di Sanchez, che secondo gli analisti iberici sarebbe obbligato a provare la via dell'alleanza a tre con Podemos e Ciudadanos, ma resta un'ipotesi comunque remota, perchè pur se appoggiata dai numeri, finirebbe con l'estromettere dal governo il partito popolare, unico vincitore delle elezioni di domenica scorsa.    

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    Elezioni, Mariano Rajoy, Spagna
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