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    Crisi libica, generale Haftar non riconosce Consiglio presidenziale di Tripoli

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    Il comandante dell'autoproclamato esercito della Cirenaica ha rifiutato pubblicamente l’autorità del governo di unità nazionale riconosciuto dall’Onu e le sue eventuali decisioni.

    Smette i panni del mediatore il generale Haftar e attacca direttamente il governo di Fayez al Sarraj. Una nuova crepa si apre nel già precario scenario geopolitico in Libia, nonostante gli inviti lanciati dal ministro italiano degli Esteri, Paolo Gentiloni, e da altri leader europei all'unità nazionale, presenti ieri al vertice di Vienna, per uscire fuori dalla crisi politica, sociale e umanitaria del Paese.

    "Sono solo inchiostro su carta senza valore e non mi riguardano: non penso che si possa formare un governo mentre si combatte il terrorismo", ha detto l'ex ufficiale di Gheddafi, durante un'intervista rilasciata all'emittente televisiva "Libya al Hadath", a proposito dei decreti firmati dal governo voluto dall'Onu.

    In particolar modo Haftar si è schierato nettamente contro l'atto normativo che prevede l'istituzione della guardia presidenziale a Tripoli: una mossa che permetterebbe alle autorità della "vecchia capitale" di proclamare una sorta di stato di emergenza, con il quale espletare le funzioni di sicurezza e di mantenimento dell'ordine pubblico.

    "Al momento — ha aggiunto Haftar — sono occupato a riportare la sicurezza in Libia contro terroristi e Fratelli musulmani: non ci potrà essere democrazia senza esercito e con i gruppi terroristici attivi sul territorio".

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    crisi in Libia, Fratelli Musulmani, Governo libico, ONU, Muhammar Gheddafi, Fayez al-Sarraj, Paolo Gentiloni, il ministro degli Esteri, Khalifa Haftar, Libia
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