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    Vladimir Putin e Shinzo Abe a Sochi

    Nuovo approccio per risolvere controversia territoriale su Curili: svolta o bluff?

    © Sputnik. Sergey Guneev
    Politica
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    A margine dei risultati dei colloqui tra il presidente Putin e il primo ministro giapponese Abe a Sochi del 6 maggio scorso, c'è stato un cambiamento positivo nelle relazioni tra i due Paesi.

    Il "nuovo approccio" per risolvere la controversia territoriale, proposto dal primo ministro giapponese e giudicato dalla parte russa come costruttivo, è rimasto un mistero per il pubblico e gli analisti dei due Paesi.

    In un'intervista a "RIA Novosti" Nakamura Itsuro, politologo e professore dell'Università "Tsukuba", ha notato che "il problema principale è se il "nuovo approccio" consiste nel riconoscimento da parte del Giappone della chiusura della questione o se si tratta di un "nuovo approccio" per continuare a cercare soluzioni alle controversie territoriali.

    "Ritengo che l'unica soluzione sarebbe il riconoscimento da parte del Giappone che la questione sia chiusa. Un altro problema, se la questione verrà chiusa, è che il primo ministro giapponese e il presidente russo non avrebbero nulla da discutere," — ha sottolineato.

    L'ex ambasciatore russo in Giappone Alexander Panov ha suggerito:

    "la parte giapponese potrebbe offrire un'opzione per cui le isole di Habomai e Shikotan verrebbero consegnate al Giappone nell'ambito di un trattato di pace, mentre le isole di Iturup e Kunashir resterebbero per 30-50 anni sotto il diritto amministrativo della Russia", — ha detto Panov, definendo questa soluzione del Giappone di compromesso.

    In un'intervista con la radio "Sputnik" Viktor Pavlenko, professore associato del Centro per lo Studio del Giappone dell'Istituto dell'Estremo Oriente, ha sostenuto che i giapponesi non rinunceranno mai alle loro rivendicazioni:

    "non credo che soluzioni di rottura in questo senso possano avvenire. Ma è abbastanza ovvio il fatto che Abe abbia offerto qualcosa a Putin e che non sia stato reso pubblico per non surriscaldare l'opinione pubblica in entrambi i Paesi."

    Ha ricordato che finora nei colloqui le parti si basavano su diversi documenti: la dichiarazione congiunta del 1956, le dichiarazioni di Tokyo e Mosca del 1993 e del 1998 e la dichiarazione di Irkutsk del 2001.

    Se così fosse, le opzioni sono due. In primo luogo Abe ha offerto a Putin la formulazione giapponese standard del "trattato di pace più le quattro isole" in cambio di un pacchetto enorme di iniziative di cooperazione economica reciprocamente vantaggiose. Un ulteriore fattore sono le sanzioni internazionali che ostacolano lo sviluppo economico della Russia. In questo caso il Giappone annullerebbe unilateralmente le sanzioni, ma la Russia dovrà reciprocamente compiere dei passi. Non vi è nulla di fondamentalmente nuovo in questa versione. Era stata discussa nel 1997 nell'incontro di Krasnoyarsk, dall'allora presidente russo Boris Eltsin e dal primo ministro giapponese Ryutaro Hashimoto. Nell'occasione le parti avevano discusso un pacchetto economico simile di 6 punti e persino accettato di firmare un trattato di pace entro il 2000.

    Il secondo scenario assume i contorni della ripresa della dichiarazione del 1956, che prevede il trasferimento al Giappone delle isole di Shikotan e Habomai dopo la firma di un trattato di pace. A favore di questa ipotesi gioca il fatto che la dichiarazione del 1956 è ad oggi l'unico documento sullo status delle isole Curili firmato e ratificato da entrambe le parti.

    La novità di questa versione potrebbe essere costituita dall'impegno delle parti per "continuare i negoziati sullo status futuro delle isole Kunashir e Iturup," smilitarizzare l'arcipelago e, per esempio, istituire una zona economica speciale con accesso privilegiato ai capitali giapponesi.

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    Geopolitica, Occidente, sanzioni antirusse, Diplomazia Internazionale, Politica Internazionale, Vladimir Putin, Shinzo Abe, Isole Curili, Russia, Giappone
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