20:17 20 Ottobre 2020
Politica
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In cambio di un maxi piano di investimenti promesso dal re Salman, Al Sisi ha accettato di chiudere la disputa sulla sovranità delle isole di Tiran e Sanafir a favore dell’Arabia Saudita. Sarebbe un vantaggio per Gerusalemme che otterrebbe così il riconoscimento dal paese sul Golfo, una volta avuto il via libera del Knesset.

A poche ore dalla visita del monarca Salman accolto da un plebiscito in Egitto, dove ha stretto importanti accordi economici con il regime di al-Sisi, la cessione ai sauditi delle due isole di Tiran e Sanafir nel Mar Rosso porterà conseguenze anche per un altro attore politico presente nel delicato scacchiere mediorientale: Israele.

Affinché l'accordo sui nuovi confini marittimi sia valido, come riportato dal quotidiano egiziano "Al Ahram", occorrerà non solo l'approvazione del parlamento egiziano ma anche da parte della Knesset, per via degli accordi di pace stretti da Il Cairo e Gerusalemme nel 1979.

Il governo egiziano ha già dichiarato di aver informato il suo omologo israeliano che ha fatto sapere, a sua volta, di non volersi opporre alla decisione purché la cessione avvenga nel pieno rispetto della legge.

L'Isola di Tiran, disabitata come Sanafir, ha un ruolo strategico nella composizione dello scenario mediorientale in quanto costituisce l'acceso di Israele al Mar Rosso.

Le due isole furono occupate da Gerusalemme nel 1967 durante la Guerra dei sei giorni e poi restituite a Il Cairo nel 1982 in seguito agli accordi di pace di Camp David. Da lì in poi si aprì la contesa con i sauditi perché i due siti segnavano storicamente l'antico confine tra l'Impero Ottomano e l'allora colonia britannica nord-africana.

Secondo i media israeliani l'acquisizione da parte di Riad comporterebbe l'implicito riconoscimento del governo di Gerusalemme, mai riconosciuto, necessario per la ratifica dell'accordo internazionale.

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Israele, Mar Rosso, Arabia Saudita, Egitto
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