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    Bandiere di Ucraina e UE

    Il fattore ucraino negli equilibri geopolitici

    © REUTERS/ Gleb Garanich
    Politica
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    Tatiana Santi
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    La guerra in Ucraina continua, anche se in Occidente oramai nessuno ne parla. Non cessano le sofferenze dei civili nelle regioni orientali del Paese e nel frattempo il governo di Kiev è in totale fallimento, politico ed economico.

    Il Fondo Monetario Internazionale aveva avvisato che se Kiev non avesse avviato le riforme, i finanziamenti previsti sarebbero saltati ed infatti, dall'inizio del 2016 Kiev non ha visto un soldo. Dopo tante promesse e speranze il governo di Kiev si ritrova mollato dall'Europa e dagli Stati Uniti. Per la settimana prossima è prevista la visita del segretario di Stato americano John Kerry a Mosca, dove oltre alla Siria si discuterà molto probabilmente anche dei fatidici accordi di Minsk. Pare esistano però due dimensioni che non si incrociano mai: i colloqui diplomatici di alto livello e la dura realtà sul campo.

    Quale saranno gli sviluppi della crisi ucraina, che ha investito anche gli equilibri in Occidente? Che ruolo gioca il fattore ucraino sullo scacchiere geopolitico? Sputnik Italia ne ha parlato con Eugenio Di Rienzo, professore di storia all'Università Sapienza, autore del libro "Conflitto russo ucraino. Geopolitica del nuovo (dis)ordine mondiale", edito da Rubettino Editore.

    — Professor Di Rienzo, verranno mai attuati gli accordi di Minsk a suo avviso o la fine del conflitto ucraino sembra ancora lontana?

    — Io nel mio libro dedicato proprio alla crisi ucraina, che è stato pubblicato l'anno scorso, dicevo che il primo accordo di Minsk sarebbe potuto arrivare ad una stagnazione della situazione, quella che a tutti gli effetti si può chiamare la guerra civile ucraina. L'Ucraina è spaccata in due tronconi. Purtroppo questa profezia si è avverata. Anche se i media occidentali non ne parlano, noi assistiamo in Ucraina sudorientale ad una guerra civile con tutte le atrocità di una guerra e le sofferenze della popolazione. Il permanere di questo stato di guerra è qualcosa di molto doloroso.

    Adesso l'Europa è distratta da altre emergenze, come i Califfati in Medio Oriente, il problema dei migranti. In Ucraina però la situazione è molto grave con un'enorme sofferenza da parte dei civili. La visita di Kerry a Mosca potrebbe essere l'occasione buona, purché la politica estera americana sia rinsavita nel frattempo. E qui io ci metto un grosso punto interrogativo.

    — Dall'inizio del 2016 Kiev non ha visto finanziamenti da parte dell'FMI e l'Europa. Possiamo dire che dopo tante promesse, l'Occidente ha accantonato l'Ucraina? Non vi investe più?

    — Anche questa è una profezia che avevo scritto nel libro e si è avverata. Sarebbe stato difficile pensare il contrario. Pensiamo solamente al trattamento riservato a un Paese dell'Unione europea come la Grecia. È stato un trattamento terribile. Sembrava e sembra tuttora strano che l'Occidente e l'Unione europea vadano ad investire in Ucraina, che nonostante le sue grandi risorse naturali, è a tutti gli effetti uno Stato fallito. C'è stata una decisa marcia indietro dell'Europa da questo punto di vista e dell'Occidente, perché erano stati promessi anche tanti aiuti statunitensi.

    — Il conflitto ucraino ha segnato l'inizio dei peggioramenti dei rapporti fra la Russia e l'Occidente. Oggi, dopo questi anni di guerra nel Donbass, il fattore Ucraina sullo scacchiere geopolitico che peso ha?

    — È un peso molto molto grande anche oggi. L'Ucraina potrebbe trovare la soluzione a tanti suoi mali e arrivare a ad una distensione est-ovest solamente se l'Ucraina restasse un Paese neutrale, equidistante e svolgesse la sua naturale funzione di ponte fra Oriente e Occidente. L'Ucraina è uno Stato di frontiera, la stessa parola "Ucraina" significa terra di frontiera.

    Tutti i mali vengono semplicemente dal fatto che l'Ucraina debba posizionarsi da una parte o dall'altra della barricata. Entrare nell'Unione europea? Noi abbiamo visto un fenomeno abbastanza spiacevole negli anni passati: ogni Paese che entra nell'Unione europea automaticamente entra anche nella NATO. Questo porterebbe ad un ulteriore accerchiamento della Russia. Basta guardare la cartina geografica e vediamo come la Russia è accerchiata dai Paesi di questa alleanza che in alcuni momenti è sembrata essere rivolta solamente contro la Russia. Avrebbe potuto svolgere invece funzioni molto importanti su quello che è chiamato il fronte sud della NATO, nel Medio Oriente, dove l'Alleanza non è assolutamente intervenuta.

    — Forse la vera incognita è il futuro del Donbass? Si tratta di regioni distrutte totalmente dalla guerra e Kiev non ha i soldi per ricostruirle.

    — Naturalmente. Con la distensione fra est e ovest, fra Occidente e Oriente, Europa, Stati Uniti e Russia si può sperare che la situazione migliori. Ci vuole però a questo punto anche un grosso investimento economico. Bisognerebbe arrivare ad una pacificazione, cosa molto difficile tra l'altro, e poi arrivare ad una cooperazione est-ovest per ricostruire queste regioni. Va ricordato che si tratta della regione più ricca dell'Ucraina da un punto di vista industriale e minerario. L'Ucraina con il Donbass distrutto dalla guerra civile non riuscirà mai a risollevarsi.

    Facciamo un atto di fede che a Mosca ci sia una grande buona volontà e soprattutto da parte degli Stati Uniti, che hanno innescato la fiammella, la quale ha condotto alla guerra civile. Speriamo si arrivi alla pacificazione e poi ad una ricostruzione. Vorrei aggiungere anche che questa crisi ha portato a delle conseguenze gravi anche nel campo occidentale. Noi abbiamo ormai una spaccatura della NATO in due tronconi. Una parte decisamente interventista e antirussa, penso alla Polonia e ai Paesi Baltici, ma anche quelli Scandinavi. L'altra parte è dialogante verso la Russia tutto sommato, parlo dei Paesi del Sud Europa, ma anche la Germania, la Francia e soprattutto l'Italia, che è stato un grande partner commerciale della Russia prima delle sanzioni che ci costano tantissimo.

    La crisi ucraina ha evidenziato delle fratture. La NATO come l'Unione europea sono divise, basta leggere i giornali per vedere quello che sta accadendo con il problema dei profughi. È un'Europa dove si sono ricostruire tutte le frontiere possibili.

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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    Tags:
    Situazione nel Donbass, Conflitto in Ucraina, Crisi in Medio Oriente, NATO, FMI, John Kerry, Donbass, Medio Oriente, UE
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