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    Combattenti curdi in Siria

    “Washington Post” spiega perchè i curdi siriani hanno scelto la Russia davanti gli USA

    © Sputnik. Andrey Stenin
    Politica
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    Il rafforzamento delle relazioni tra i curdi siriani e Mosca in un certo modo potrebbe lasciare frastornato e stordito l'Occidente, ritiene il politologo americano Morgan Kaplan.

    I curdi siriani hanno tutte le ragioni per avvicinarsi a Mosca piuttosto che a Washington, ha scritto in un articolo per il "Washington Post" il politologo americano Morgan Kaplan.

    "Mercoledì scorso il più potente e influente partito curdo in Siria, "Unione Democratica", ha aperto la sua prima sede ufficiale di rappresentanza all'estero in Russia, — scrive l'analista. — Tenendo conto del sostegno militare e politico ricevuto dall'Unione Democratica da parte degli Stati Uniti, questa decisione rischia di provocare in certa misura shock e sgomento per l'Occidente."

    Tuttavia, se si guarda la situazione dal punto di vista dell'esperienza storica dei curdi siriani e dei loro principali interessi, diventa chiaro che l'amicizia con la Russia è strategicamente giustificata per loro.

    Kaplan cita diversi argomenti che, a suo avviso, spiegano il motivo per cui una delle principali forze nella lotta contro i terroristi del Daesh (ISIS) guarda più verso Mosca rispetto a Washington.

    In primo luogo, dal punto di vista del politologo, gli Stati Uniti e i curdi siriani non sono mai stati alleati e avuto rapporti di amicizia.

    "I curdi hanno una storia ricca di voltafaccia amari di alleati stranieri e nessun curdo lascerà da parte qualsiasi opzione," — ritiene Kaplan.

    Allo stesso tempo, secondo Kaplan, gli Stati Uniti non possono concedere un sostegno incondizionato ai curdi siriani per i loro legami con il "Partito dei Lavoratori del Kurdistan" (PKK) in Turchia, che Ankara considera un'organizzazione terroristica. Washington non vuole irritare il suo principale alleato della NATO nella regione, afferma Kaplan.

    In secondo luogo "l'Unione Democratica" probabilmente spera di riuscire a costruire un rapporto fecondo con Mosca, mentre conta sempre meno sull'Occidente.

    I turchi cercano di evitare che "l'Unione Democratica" e la Russia riescano a coordinare le loro azioni con gli Stati Uniti, pertanto i curdi siriani vedono in Mosca un alleato reciprocamente importante contro la Turchia in chiave anti-Daesh, chiarisce Kaplan.

    In terzo luogo i curdi sono orientati su Mosca e non su Washington, perché i russi hanno maggiore influenza su Damasco e più leve d'azione su Assad nella normalizzazione politica che ci sarà nel Paese dopo il conflitto.

    In particolare "l'Unione Democratica" può puntare con maggiore sicurezza all'ottenimento dell'autonomia.

    "Putin, senza dubbio, è il principale alleato internazionale di Bashar Assad, proprio lui ha le leve di azione più incisive su Damasco che possono aiutare i curdi siriani ad ottenere ciò che vogliono," — dice Kaplan. I curdi sono consapevoli che non possono contare su Washington.

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    Curdi, Geopolitica, Politica Internazionale, Occidente, PKK, Bashar al-Assad, Siria, Turchia, USA, Russia
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