23:18 14 Aprile 2021
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In un'intervista al Corriere della Sera, l'ex premier indicando gli errori dell'Occidente in medio oriente, riconosce la necessità di costruire in Siria "un fronte anti Daesh tra il governo, i suoi sostenitori interni ed esterni, Russia e Iran, e i gruppi sunniti appoggiati dall'Occidente".

L'Occidente, secondo l'ex leader di governo, non sembra volere difendere i propri interessi, ma piuttosto quelli di Ryad e di Gerusalemme: "L'ostracismo era dettato non dagli interessi dell'Occidente, ma da quelli dei due alleati dell'Occidente: Arabia Saudita e Israele".

L'ex premier definisce l'ostilità tra Iran e Arabia Saudita "un conflitto di potenze che tende a degenerare in un conflitto religioso", mentre i conflitti religiosi non ammettono risoluzioni.

Massimo d'Alema nel 1998 incontra l'allora premier russo Evgeniy Primakov.
© Sputnik
Massimo d'Alema nel 1998 incontra l'allora premier russo Evgeniy Primakov.

Riferendosi agli attacchi perpetrati da Ryad nello Yemen, D'Alema ha affermato che la nuova leadership saudita "ha attitudini belliciste preoccupanti". Nonostante ciò, continua a essere un "partner privilegiato degli americani". Inoltre, gli errori commessi da Washington in Iraq hanno permesso ai terroristi di avanzare: "Fino a quando resterà questa tensione tra Arabia Saudita e Iran, Daesh non sarà sconfitto. Purtroppo gli Usa hanno commesso errori gravissimi nella regione, dalla guerra in Iraq alla scelta del governatore Bremer e alla liquidazione, con Saddam, anche dello Stato e dell'esercito iracheno. Oggi alcuni capi di Daesh sono ex ufficiali di Saddam".

L'ex primo ministro italiano intravede un nesso tra la nascita di Daesh e l'islamismo retrogrado delle monarchie del Golfo Persico: "L'estremismo di Daesh ha una radice culturale nell'islamismo più retrogrado, che ha il suo epicentro proprio nel Golfo…Non dimentichiamo che gran parte degli attentatori delle Twin Towers provenivano dalla migliore élite saudita".

D'Alema ha espresso un'opinione negativa anche sulla politica della destra israeliana nella regione: "La prospettiva di uno Stato palestinese è di fatto scomparsa. Gli intellettuali credono ormai allo scenario "sudafricano", un unico Stato, in cui i palestinesi dovranno battersi per i propri diritti". L'ipocrisia della comunità internazionale, che "accetta il doppio standard" di Israele, che "non rispetta gli impegni sottoscritti e viola le risoluzioni dell'Onu", alimenta nel mondo arabo l'odio verso l'Occidente, dice D'Alema, che aggiunge: "gli Stati Uniti e l'Europa dovrebbero smetterla di avere nella regione alleati privilegiati, ai cui interessi finiscono per essere sacrificati gli interessi della stabilità e della pace".

Combattente in Libia
Andrey Stenin
Combattente in Libia

Pur non auspicando un'alleanza con i guerriglieri sciiti, l'ex premier ammette che combattono "il nostro stesso nemico" e che in Siria bisogna costruire un fronte anti Daesh tra il governo, i suoi sostenitori interni tra cui la minoranza cristiana, i suoi sostenitori esterni che sono la Russia e l'Iran, e i gruppi sunniti appoggiati dall'Occidente.

In Libia, invece, "dopo il disastroso intervento di Francia e Gran Bretagna", c'è stata una gestione debolissima della crisi da parte dell'Onu incapace "individuare una forte personalità politica, un alto rappresentante delle Nazioni Unite, in grado di coinvolgere i diversi Paesi arabi che su un fronte e sull'altro hanno fomentato il conflitto".

Oggi, l'Italia non è "tra i protagonisti". Non è "tra coloro che hanno destabilizzato", ma nemmeno "tra coloro che cercano di rimettere insieme i pezzi", conclude amaramente Massimo D'Alema.

 

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