15:59 25 Giugno 2018
Il Secretario Generale Jans Soltenber  e il Primo Ministro montenegrino Milo Djukanovic

Montenegro: un boomerang?

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Politica
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Giulietto Chiesa
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L’adesione, anzi l’ingresso, nella Nato del suo 29-esimo membro rischia di diventare un boomerang per l’Alleanza Atlantica. Se l’intenzione era di mostrare che la Nato può fare il bello e il cattivo tempo, non ha funzionato.

È evidente che non sono le dimensioni del paese né la sua collocazione strategica ad avere mosso Washington e Bruxelles. Il Montenegro, con i suoi poco più che 600mila abitanti non costituisce certo un possente contributo alla sicurezza dell'Occidente. I motivi non possono che essere diversi. Ma il segnale del suo prossimo ingresso appare stonato: una parte importante della popolazione dell'ex repubblica della ex Jugoslavia non intende, a quanto pare, "marciare contro la Russia e la Serbia a fianco della Turchia".

Scontri in Montenegro
© REUTERS / Stevo Vasiljevic
Scontri in Montenegro

Sono parole del presidente del partito della Nuova Democrazia Serba, Andrija Mantic, prima di una delle grandi manifestazioni popolari che stanno scuotendo la piccola repubblica ex jugoslava. E domenica 20 dicembre oltre 5000 persone sono scese in piazza a Podgoriza per ribadire — come ha detto Slavan Radunovic del Fronte Democratico — l'opposizione della grande maggioranza della popolazione all'ingresso nella Nato e per chiedere elezioni straordinarie anticipate. Ci vorrà un referendum popolare per risolvere la disputa: questa è la richiesta di un vasto fronte di partiti, che comprende anche il Partito Popolare democratico, il Partito dei Lavoratori, il Partito dei Pensionati e Invalidi, il Movimento per Plevia, l'Organizzazione dei Veterani della guerra del 1991-1994, e molti ex militari dell'esercito popolare di Jugoslavia.

Mantic ha lanciato gravi accuse all'indirizzo della leadership politica montenegrina. Non è vero — ha detto — che è stata la Nato a invitare il Montenegro: è stato il regime marionetta di Milo Jukanovic a "chiedere di essere invitato". Insomma un gioco delle parti che risponde a un disegno politico duplice. Il presidente montenegrino — nuovamente travolto dagli scandali, tra i quali l'arresto del vice-presidente del suo partito — chiede la protezione della Nato e offre in cambio alla Nato la richiesta d'ingresso nell'Alleanza.

E la Nato, a sua volta, mostra a Belgrado l'ineluttabile: cioè l'ulteriore allargamento della Nato, con l'inclusione prossima ventura della Serbia, oltre che della Macedonia, della Georgia e dell'Ucraina. Insomma Belgrado deve accettare, attraverso Podgoriza, che nulla può ostacolare il disegno americano di compattare tutta l'Europa sotto il suo controllo. E chi si ostinasse a voler "restare fuori" sarebbe costretto a pagare tutti i prezzi di un isolamento totale. L'"oste" Jukanovic, in questo modo, taglia definitivamente ogni legame con una Serbia che mantiene il suo orgoglio dopo un quarto di secolo di offese, anche sanguinose, subite dall'Occidente. Nessuno ha dimenticato i bombardamenti alleati che distrussero Podgoriza nella seconda guerra mondiale. Né quelli della Nato durante la cosiddetta guerra del Kosovo. E dunque gli avventori dell'"osteria di Milo", cioè la gente di Montenegro, sembra non gradire il menu che viene offerto.

Il presidente Putin durante la conferenza stampa di fine anno di fronte alla folta platea di giornalisti
© Sputnik . Michael Klimentyev
Il presidente Putin durante la conferenza stampa di fine anno di fronte alla folta platea di giornalisti

Ancora meno lo gradisce la Russia di Putin, finalmente risvegliata da ogni illusione eltsiniana. Mosca ha recepito il messaggio di Stoltenberg e mostra i denti. E' così che il piccolo e apparentemente dimenticato Montenegro sta entrando velocemente nel pacchetto del contenzioso Russia-Occidente. E, prima del suo ingresso come 29esimo membro, è sempre più probabile l'eventualità di un duro braccio di ferro, sia con Mosca, sia, ancor più, tra la Nato e la gente di Podgoriza.

I partiti dell'opposizione montenegrina hanno molte carte ancora da giocare, alcune delle quali di sicuro effetto. Quella economica prima di tutto. "La nostra economia — ribadisce Mantic — dipende in gran parte dal turismo russo". Che è anche un turismo "ricco" e in ogni senso amico. Gli effetti dell'ingresso nel campo nemico si faranno sentire assai presto, e nessuno li vuole provare. I turisti russi riempiono le spiagge del Montenegro e comprano appartamenti e immobili. Ovvio che questo ben di Dio sarà certamente ridimensionato. La Turchia è lì a insegnare che con Mosca non si può giocare a rimpiattino. E la "carta serba", cioè la nostalgia della fratellanza, incrinata ma non spezzata dal referendum del 2006 è ancora assai forte.

 Truffe e brogli, sotto la supervisione di Bruxelles, caratterizzarono il referendum che portò al distacco del Montenegro da ciò che restava della Jugoslavia. E, nonostante questo, la proposta di staccare Podgoriza da Belgrado ottenne solo uno striminzito margine di poco più di 12mila voti di vantaggio. Allora la vittoria di Bruxelles fu ottenuta, oltre che dai brogli, dal fatto che il paese era ancora in uno stato di choc e l'opposizione pro serba non fu in grado di esercitare e imporre un controllo sulla votazione, mentre i cosiddetti "osservatori occidentali" si affrettarono a dichiarare valido e impeccabile il risultato del voto. Un referendum nelle attuali condizioni — per sancire il rifiuto dell'ingresso nella Nato — sarebbe sicuramente più "vigilato" dalla stessa opinione pubblica montenegrina.

I sondaggi dicono che il 75% dei votanti sarebbe incline, al momento, a  respingere l'invito di Bruxelles. Solo il partito di Jukanovic sarebbe favorevole, con l'appoggio di un gruppo di deputati, pari al 15%, che sono transfughi dai partiti, e facilmente ricattabili e corrotti. Secondo il presidente del Partito popolare socialista, Srdjan Milic, la decisione della Nato "contribuisce ad aumentare la tensione nel paese" ed è "un atto di aggressione diretta alla pace, alla stabilità e alla sicurezza dei cittadini".

 siluetti di Secretario Generale di NATO Jens Stoltenberg e il primo ministro serbo Aleksandar Vucic alla conferenza stampa a Belgrado, Novembre del 2015
© REUTERS / Marko Djurica
I siluetti di Secretario Generale di NATO Jens Stoltenberg e il primo ministro serbo Aleksandar Vucic alla conferenza stampa a Belgrado, Novembre del 2015

La coalizione di opposizione ha tuttavia voluto disinnescare fin da subito la carta propagandistica dell'Europa, che potrebbe agitare il sospetto di una volontà di "passaggio di campo". "Noi siamo realisti — ha dichiarato Mantic — e abbiamo posto fin dall'inizio l'obiettivo della piena neutralità del Montenegro. Una linea suscettibile di trovare echi anche all'interno di diversi paesi che sono già membri della Nato e che vorrebbero uscirne. Una mozione, presentata il 21 dicembre al parlamento italiano dal Movimento Cinque Stelle, ha invitato a riesaminare "decisioni interpretabili come provocatorie, come ad esempio la scelta di invitare il Montenegro a entrare nella Nato".  Insomma il piccolo Montenegro potrebbe trasformarsi in un boomerang.

 

 

 

 

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Tags:
Unione Europea, accesso, NATO, Alexander Vucic, Jens Stoltenberg, segretario generale della Nato, Montenegro, Serbia, Turchia
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