09:54 21 Ottobre 2018
Soldati dell'esercito siriano

“La soluzione di compromesso al conflitto in Siria può essere trovata in 6 mesi”

© Sputnik . Michael Alaeddin
Politica
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Una soluzione di compromesso sulla crisi in Siria può essere raggiunta entro 6 mesi, ritiene Fahed Al Shelaimi, presidente di un'organizzazione socio-politica araba. Ha osservato che l'operazione militare russa ha aperto nuove strade ai negoziati.

I protagonisti della normalizzazione della crisi siriana potrebbero trovare una soluzione di compromesso nel giro di 6 mesi, ritiene Fahed Al Shelaimi, noto analista kuwaitiano e presidente dell'organizzazione socio-politica "Forum per la sicurezza e la pace nel Golfo Persico."

Secondo le previsioni il 14 novembre a Vienna si riuniranno i rappresentanti dei Paesi che avevano preso parte alla fine di ottobre al primo round di negoziati in formato allargato sulla Siria. Oltre a Russia, Stati Uniti e al rappresentante delle Nazioni Unite, nei negoziati sulla crisi siriana è prevista la presenza dei diplomatici di Francia, Gran Bretagna, Germania, Arabia Saudita, Turchia, Iran ed altre potenze regionali, come pure ci saranno i rappresentanti della UE, della Lega Araba e dell'Organizzazione per la Cooperazione Islamica.

Secondo l'analista, l'operazione militare russa in Siria da un lato complica la situazione, ma allo stesso tempo ha aperto nuove possibilità ai negoziati.

"Altri Paesi, inclusi gli Stati Uniti, temendo l'avanzata della Russia in una zona in cui hanno interessi, come in Iraq e nel Golfo Persico, sono diventati seri nell'intenzione di negoziare, nel giro di 6 mesi una decisione può essere presa," — ha detto Al Shelaimi a "RIA Novosti" a margine di un forum dei media politici del Golfo Persico che si è svolto nella capitale del Bahrain.

Ritiene che durante la seconda tornata di colloqui a Vienna si manifesteranno cambiamenti più marcati nelle posizioni dell'Arabia Saudita e della Turchia. A seguito dei raid russi in Siria è stata costretta a fare concessioni l'Arabia Saudita.

"Prima era irremovibile sull'uscita di scena di Assad, ma ora ha deciso di tenerlo per un anno prima della formazione di un governo di transizione. Anche la posizione della Turchia è cambiata, in quanto Ankara non vuole la nascita di uno Stato curdo in Siria e proprio la creazione di un governo di transizione esclude una simile opzione," — ha osservato Al Shelaimi.

Secondo l'esperto, la Turchia e l'Arabia Saudita sono pronte ad esercitare pressioni sugli oppositori siriani, che sono di fatto influenzati da loro, previo accordo sul destino di Assad, pertanto i prossimi negoziati di Vienna si concentreranno su quanto tempo possa restare ancora al potere il presidente siriano.

Alla fine di ottobre Vienna ha ospitato un incontro dei ministri degli Esteri di Russia, Stati Uniti, Arabia Saudita e Turchia sulla normalizzazione del conflitto siriano. In seguito, su iniziativa di Mosca, al "quartetto" si sono unite le forze regionali (Egitto, Giordania, Iran, Iraq, Qatar, Libano, Oman, Emirati Arabi) e soggetti esterni (ONU, UE, Regno Unito, Germania, Francia, Italia, Cina). Nel comunicato hanno constatato la necessità di conservare la Siria come Stato unitario e sovrano, di annientare lo "Stato Islamico" ed altri gruppi terroristici e di sostenere i profughi siriani nei Paesi che li ospitano. Il destino della Siria deve essere deciso dagli stessi siriani: il governo e l'opposizione creeranno un governo d'unità nazionale e scriveranno una nuova Costituzione, dopodichè si svolgeranno le elezioni.

Dal 30 settembre, su richiesta del presidente Assad, l'Aviazione russa effettua raid di precisione contro gli obiettivi di ISIS e del "Fronte Al-Nusra" in Siria. Le forze aeree russe hanno compiuto 1.800 missioni, in cui hanno distrutto circa 2.700 strutture dei terroristi. Inoltre 26 missili da crociera sono stati lanciati dalle navi russe della Flotta del Caspio.

Tags:
Opposizione, Diplomazia Internazionale, Politica Internazionale, raid della Russia in Siria, Aviazione, Bashar al-Assad, Siria, Turchia, Arabia Saudita, USA
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