06:35 05 Dicembre 2020
Politica
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Il mini summit a 11 tra i Paesi colpiti dalla crisi migratoria sulla rotta balcanica trovano accordo per 100mila nuovi posti letto per la prima accoglienza. Ungheria inamovibile, Orban: qui come osservatore.

Un impegno per un maggiore coordinamento nella gestione degli eccezionali flussi migratori che stanno attraversando i Balcani e nuovi posti letto per la prima accoglienza. Sono queste le principali novità dopo il mini summit che ieri a Bruxelles ha riunito i leader di Germania, Austria, Grecia, Romania, Ungheria, Croazia, Slovenia, Bulgaria, Serbia, Albania e Macedonia, chiamati dalla Commissione Ue ad una maggiore collaborazione in queste difficili settimane ai confini europei. Nell'ultima settimana la sola Slovenia ha infatti registrato 62mila persone.

Prima della riunione di Bruxelles, il premier sloveno Miro Cerar si era detto pessimista: "Se non prendiamo decisioni concrete — credo che l'Europa comincerà a sgretolarsi".

Nonostante il coordinamento inaugurato ieri, resta di fondo un atteggiamento di diffidenza da parte dei governi interessati, con la scelta di trasferire verso gli Stati del nord i migranti che rimane la prima opzione quasi ovunque. L'Ungheria, presente ieri con Viktor Orban, ha mostrato di non temere le critiche riaffermando la propria posizione di chiusura totale, definendo la sua presenza a Bruxelles quella di "un osservatore".

Sul piano delle azioni concrete, il summit di ieri ha stabilito la creazione di 100mila nuovi posti letto per la prima accoglienza, con una distribuzione che varia dai 40mila che verranno predisposti in Grecia, ai restanti 60mila distribuiti nei Paesi della cintura Balcanica. Lubiana ha ottenuto anche l'invio "su base bilaterale" di 400 agenti di frontiera UE per tamponare l'emergenza dei confini sloveni.

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Tags:
Unione Europea, Centri per l'accoglienza dei migranti, Miro Cerar, Balcani
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