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    Vladimir Putin

    In Ucraina e Siria il tempo ha dato ragione alla Russia, Occidente va dove vuole Putin

    © AFP 2017/ ALEXANDER NEMENOV
    Politica
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    Il tempo ha dimostrato che la Russia aveva valutato correttamente la situazione in Siria e il ruolo degli accordi di Minsk per stabilizzare il conflitto in Ucraina. Ora l'Occidente deve riconoscere che i suoi metodi e proposte per risolvere le crisi non hanno avuto successo, ritiene l'ex ambasciatore del Regno Unito in Russia Tony Brenton.

    L'imminente incontro tra i presidenti di USA e Russia Barack Obama e Vladimir Putin nell'ambito della 70esima sessione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite sarà molto speciale, i leader non si vedevano da 2 anni e mezzo a seguito del serio confronto tra Mosca e Washington in politica internazionale, ritiene l'ex ambasciatore della Gran Bretagna in Russia Tony Brenton.

    L'incontro di lunedì indica un cambio di rotta radicale, nonostante gli Stati Uniti e la Russia abbiano già presentato l'evento in modo diverso.

    "Come dice Putin, l'obiettivo principale della Russia è evitare il rafforzamento del fondamentalismo islamico, che rappresenta una minaccia interna diretta nel Caucaso e in altre regioni. I russi hanno visto come abbia agito maldestramente l'Occidente, in particolare in Iraq e Libia. Il sostegno occidentale all'opposizione moderata in Siria è un'illusione,"- scrive Tony Brenton.

    La linea politica dell'Occidente si sta muovendo nella direzione in cui Putin vuole.

    In questa situazione, "la scelta è tra qualcosa di brutto (il regime di Assad) e di brutto e pericoloso (ISIS)", per il presidente russo la risposta è ovvia.

    Gli USA e il Regno Unito, dopo aver chiesto per diversi anni l'uscita di scena del presidente siriano Bashar Assad, ora stanno valutando la possibilità che rimanga temporaneamente al potere.

    Per quanto riguarda l'Ucraina, è probabile che i negoziati seguiranno la ratio delle proposte avanzate dalla Russia. Già nel febbraio di quest'anno gli Stati Uniti e il Regno Unito erano diffidenti sugli accordi di Minsk e li consideravano temporanei. Come punto di riferimento della loro politica, Washington e Londra avevano posto la necessità di cambiare la posizione di Putin, tramite l'imposizione di sanzioni che avrebbero "costretto la Russia a cedere." Tuttavia il piano non ha funzionato, nonostante l'economia russa in realtà stia attraversando un momento difficile e grazie al fatto che gli accordi di Minsk, nonostante tutte le violazioni, hanno fermato i combattimenti e sono ancora in vigore. Allo stesso tempo le sanzioni non solo non hanno cambiato la posizione del presidente russo, ma in più hanno rafforzato ulteriormente la sua posizione agli occhi dei russi. Pertanto l'obiettivo esplicito delle sanzioni si è trasformato nella garanzia che la Russia rispetti gli accordi di Minsk, ritiene Tony Brenton.

    La crisi in Ucraina non è risolta e questo autunno dovremo aspettarci alcuni momenti delicati.

    Tuttavia "i protagonisti dialogano piuttosto che sparare. Non siamo ancora usciti dal tunnel, ma è probabile che ci stiamo avvicinando all'uscita", rileva l'ex ambasciatore.

    Tags:
    Accordi di Minsk, Terrorismo, Geopolitica, Politica Internazionale, Diplomazia Internazionale, Occidente, sanzioni antirusse, Incontro, ISIS, Bashar al-Assad, Vladimir Putin, Barack Obama, Caucaso, Gran Bretagna, Siria, Donbass, USA, Russia
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