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    L’Alto rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza Federica Mogherini

    Crisi in Europa: mentre ognuno pensa a se, il vero problema non viene affrontato

    © AP Photo/ Efrem Lukatsky
    Politica
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    Mario Sommossa
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    Sempre più politici europei si rendono conto che l'assenza di una vera politica unitaria sta mettendo a rischio la tenuta di quel poco di Europa che ancora resiste.

    Non si tratta soltanto di tenere a  bada i vari partiti anti-euro e anti-Europa cresciuti in molti dei Paesi membri: si tratta, piuttosto, di scongiurare il progressivo svuotamento delle ragioni che  misero insieme i 28. Fino alla fine del mondo in due blocchi e mentre l'economia internazionale tirava,  l'inadeguatezza delle Istituzioni Comunitarie  non era apparsa cosi' drammatica e il benessere raggiunto aveva nascosto sotto il tappeto il persistere degli egoismi nazionali. Dalla crisi del 2007, pero', il parziale sistema  di cessione della sovranita' col contemporaneo mantenimento dell'unanimita' per le decisioni veramente importanti  han dimostrato come la cosiddetta "Unione" fosse tale solo di nome e non di fatto.,

    Gianandrea Gaiani: Noi chiediamo all'Unione Europea di aiutarci, ma l'UE non vuole i nostri immigrati e non vuole farsi carico di un problema che è nostro.
    © Foto: fornita da Gianandrea Gaiani
    Gianandrea Gaiani: "Noi chiediamo all'Unione Europea di aiutarci, ma l'UE non vuole i nostri immigrati e non vuole farsi carico di un problema che è nostro".

    Oggi, l'Europa ha di fronte a se ben tre drammatici (e contemporanei)  fattori di crisi e, in tutti e tre, subisce gli eventi senza saperli affrontare come una vera Federazione, o perfino una Confederazione, dovrebbe fare. Parliamo della emergenza dei debiti pubblici, dell'esodo incontrollato di intere masse e di quella piu' grave di tutte: il rischio di guerra per la questione ucraina.

    Nel primo caso, nonostante siano sempre piu' numerosi gli economisti che vedono nelle politiche recessive imposte da Germania e Paesi satelliti un grave errore macroeconomico, si continua su quella strada facendo finta di non sapere che essa ci porterà soltanto a situazioni ancora più disastrose.

    L'attenzione è rivolta alla Grecia, ma il vero dramma non sarà ad Atene, bensì a Roma. Il nostro debito pubblico è previsto quest'anno arrivare al 132,5% del pil e il Governo, con il plauso delle istituzioni europee, dichiara di poterlo riportare al 120%  nel 2019. E' evidente che in un contesto di bassa crescita, una inflazione volutamente bassa e avanzi di bilancio che, ottimisticamente, arriveranno tra l'1 e il 2% del pil, non sarà mai possibile ottenere il risultato prefissato. Per riuscirci occorrerebbero avanzi primari crescenti fino al 4%, un'inflazione almeno vicina all'1,8% annuo e una contemporanea diminuzione costante del peso degli interessi. Anche qualora queste  condizioni (irrealistiche se guardiamo  ai nostri ultimi venticinque anni) si realizzassero, basterebbe una crisi di governo, o la fine del Quantitative Easing voluto della Banca Centrale Europea o anche la possibile fuga degli investitori dal rischio titoli di stato per fermare o invertire la traiettoria di discesa del debito. Tutti sappiamo (e il Fondo Monetario Internazionale l'ha dichiarato esplicitamente) che la Grecia non sarà mai in condizione di pagare tutti i suoi debiti. Siamo sicuri che l'Italia, al contrario, potrà farlo?  Intanto, qualcuno ha recuperato i propri crediti, spargendo sulle spalle di tutti gli altri i nuovi indebitamenti.

    dichiarando: “Vorrei ci fosse un pochino più di umanità in Europa.
    © AP Photo/
    Matteo Renzi ha reagito duramente dichiarando: “Vorrei ci fosse un pochino più di umanità in Europa.

    Anche verso il fenomeno migratorio, mentre ognuno pensa a se, il vero problema non viene affrontato. Cio' che ci troviamo di fronte è certamente qualcosa di portata storica, come da secoli non se ne vedevano e irrigidirsi sul Trattato di Dublino e' solo ridicolo.  Tuttavia, anche modificarlo non basta. I numeri gia' disponibili (ma soprattutto quelli in previsione) sono tali che limitarsi a pensare a come ridistribuire gli arrivi e tipico di politicanti senza statura. E' evidente che, contrariamente a quanto avveniva nel passato nel caso di chi scappava dalle guerre,  chi entra ora in Europa non ha solo il desiderio  di sicurezza temporanea, ma la volonta' di definitiva permanenza. Senza parlare poi di chi ci viene solo per soddisfare una, ancorche' legittima, ambizione di miglioramento della propria vita futura.

    Allora?  Accogliere chiunque arrivi  puo' solo incoraggiare nuove partenze e si sa che le verifiche necessarie per concedere o no  l'asilo umanitario richiedono al minimo un anno, durante il quale la persona non puo' essere espulsa. Perche' negare che, in mancanza di una forte decisione che colpisca il fenomeno alla radice, il futuro che attende ogni nostra societa' sara' pieno di violenti  conflitti sociali e culturali?

    La terza e più grave crisi a cui ci troviamo di fronte è però quella su cui l'Europa nemmeno finge di avere una propria posizione e si tratta della questione Ucraina. Lasciamo da parte, perche' solo degno di analisi psicoanalitiche, l'atteggiamento di quei Paesi europei che si inventano i nemici e hanno fomentato, continuando a farlo, i disordini. Soffermiamoci piuttosto sulla strategia americana.

    Istruttori militari USA in Ucraina
    © Sputnik. Stringer
    Istruttori militari USA in Ucraina

    Per Washington, già dalla fine dell'Unione Sovietica, l'imperativo è: "contenere" la Russia.  A questo scopo, sono stati alimentati i naturali malcontenti locali, diversi tra loro, in Georgia, Moldavia, Ucraina, Turkmenistan, Kirghisia e si cerca di farlo anche in Bielorussia e Armenia. Come esplicitamente scritto in un documento ufficiale del 2002, qualunque azione deve essere intrapresa per garantire che la supremazia americana nel mondo non venga mai intaccata e, apparentemente, sembra che destabilizzare la Russia debba rientrare in questa strategia. Sorvoliamo, per ora, sul fatto che, molto probabilmente, cosi' facendo otterranno lo scopo contrario a quanto voluto (penso agli effetti del buttare a tutti i costi Mosca nelle braccia della Cina), ma qualcuno, nelle nostre capitali, si e' chiesto dove sta il nostro interesse in tutto cio'?

    La Russia, per noi europei, è un naturale mercato di sbocco dove le nostre merci ed il nostro Know How sono sempre state benvenute. Una Russia stabile e ricca, anzichè rappresentare un pericolo, costituirebbe una formidabile opportunita' per le esportazioni delle imprese di tutto il nostro continente. Inoltre, considerata la dimensione di quel Paese e il lungo cammino necessario per arrivare ad un vero ammodernamento della locale economia, la Russia resterebbe un mercato sicuro e redditizio per decine di anni, senza diventare contemporaneamente un temibile concorrente come la Cina.

    La notizia e' passata quasi inosservata sulla stampa ma, mentre Bruxelles gira la testa dall'altra parte, gli USA stanno riempiendo l'est europeo di armi, militari e aerei di combattimento. Il 25 Agosto il Segretario per l'aviazione americana ha annunciato che i sofisticati aerei F22, in grado di sfuggire ai radar, saranno stanziati sul territorio europeo, naturalmente "in coordinamento con la NATO". Andranno ad aggiungersi agli aerei A10, quelli destinati al supporto di unità terrestri, e ai bombardieri strategici B52. Anche le esercitazioni militari, come la recente Baltops, o quella tenutasi lo scorso maggio in Estonia con ben 13000 uomini, hanno voluto lanciare "un chiaro segnale" alla Russia di Putin. Certo, tutte queste operazioni vogliono essere solo un tentativo di intimidazione, ma la risposta di Mosca, niente affatto intimidita, e' stata di rispondere con altrettante dislocazioni di armi e militari sui propri confini. Come e' possibile far finta di non vedere che questa escalation diventa sempre piu' pericolosa? Veramente si pensa che la Russia possa cedere e lasciare che l'Ucraina, un territorio che rappresenta la sua storia e le sue origini, diventi alleato della Nato proprio sotto le porte di casa?

    Sappiamo che nessuno desidera realmente  lo scoppio di una guerra, tanto e' vero che si citano solo di sfuggita i coinvolgimenti diretti nel Donbass dei due maggiori contendenti. Tuttavia, il rischio che la situazione sfugga di mano e non si riescano più a controllare le dimensioni del confronto aumenta ogni giorno di più. Peccato che il terreno su cui dovra' eventualmente scoppiare lo scontro è proprio quello di casa nostra.

    La maschera di Matteo Renzi al Carnevale di Viareggio
    © AP Photo/ Fabio Muzzi
    La maschera di Matteo Renzi al Carnevale di Viareggio

    Hanno ragione, dunque, i politici che domandano più Europa e chiedono finalmente decisioni comuni e, quindi, forti. Purtroppo, di là di generiche esortazioni, nessun "vertice" ad hoc e' convocato e ogni governo continua, da solo, a perseguire piccoli e contingenti interessi egoistici.

    Ma i nostri sono veri politici o, come diceva Toto', sono solo dei quaquaraqua?

     

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    Politica antirussa, PIL, Crisi del debito, migrazione, UE, Italia, USA, Russia
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