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    Yemen, ministri rientrano a Aden. Quali gli interessi dei sauditi nell'operazione bellica?

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    Documenti di Wilileaks svelano che l'Arabia Saudita cercava da tempo uno sbocco per il Mar Arabico, attraverso il porto di Aden.

    Svolta nel conflitto in corso nello Yemen.

    Le forze fedeli al Presidente Abd Rabbo Mansur Hadi hanno preso il controllo di Aden, porto strategico sul Golfo di Aden, respingendo i combattenti dell'imam sciita, Abdel Malik al Houthi.

    Almeno due ministri del governo yemenita in esilio in Arabia Saudita, Paese che dallo scorso 26 marzo guida i raid aerei di una coalizione internazionale contro gli Houthi, sono atterrati questa mattina ad Aden. Si tratta dei ministri dei Trasporti e dell'Interno, rispettivamente Badr Bisalma e Abdu al Hadifi, accompagnati dal capo dei servizi segreti e dal viceministro della Sanità.

    Hadi, mentre il portavoce del governo yemenita in esilio, Rajih Badi, ha ieri assicurato che "la maggior parte dei quartieri di Aden sono sicuri", ha inoltre incaricato una commissione di lavoro alla verifica della situazione onde consentire la ripresa delle attività politiche alle istituzioni yemenite.

    Aden è ora per l'ex governo yemenita la "testa di ponte" per riconquistare il nord, ancora sotto il controllo degli Houthi.

    Ma la vera risposta agli interrogativi su questa tragica guerra che ha già provocato 3.200 vittime, secondo i dati delle Nazioni Unite, potrebbe arrivare dai cablo recentemente diffusi da "WikiLeaks".

    In essi emerge che la città portuale yemenita di Aden sarebbe da tempo nel mirino dell'Arabia saudita, come si legge in un documento "altamente riservato e urgente" pubblicato dal sito di Julian Assange e inviato il 24 maggio 2012 dal ministro degli Esteri saudita, Saud al Faisal, all'allora principe ereditario Salman bin Abdulaziz. Nel documento, nonostante la presenza del sigillo del ministero degli Esteri saudita, al Faisal informa il principe della necessità di creare una commissione di alto livello composta da membri dei ministeri dell'Interno, della Difesa, degli Affari esteri, delle Finanze, del Petrolio e minerali, dei Trasporti, dell'Economia e pianificazione, nonché della presidenza dell'Intelligence generale, allo scopo di "avviare uno studio per trovare un porto per il Regno in mare aperto (Mar Arabico) attraverso l'Oman o lo Yemen".

    Riad, da parte sua, ha invitato i suoi cittadini a non divulgare "documenti che potrebbero essere falsificati", in riferimento a "WikiLeaks". La dichiarazione, resa dal ministero degli Esteri su Twitter, non ha però negato direttamente l'autenticità dei documenti. "WikiLeaks" ha iniziato nelle scorse settimane a pubblicare più di mezzo milione di documenti del ministero degli Esteri saudita. Il sito internet di Assange, da tre anni in esilio presso l'ambasciata dell'Ecuador a Londra, ha rilasciato venerdì una prima tranche di 70 mila documenti.

    "I cablo svelano una dittatura sempre più eccentrica e segreta, che non solo ha festeggiato la suo centesima decapitazione dall'inizio dell'anno, ma è anche diventata una minaccia per i suoi vicini e per se stessa", ha detto Assange attraverso un comunicato.    

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    Tags:
    Wikileaks, Abd Rabbo Mansur, Yemen
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