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    Combattenti dell'ISIS

    La coalizione internazionale anti Isis mette a punto la strategia senza la Russia

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    L'offensiva dello Stato islamico in Iraq e Siria “sottolinea l'urgenza di rinnovare e rafforzare il nostro sforzo comune di sconfiggere l'Isis”.

    Così si è espresso il vertice della coalizione internazionale anti Isis, svoltosi oggi a Parigi, alla presenza delle delegazioni di 24 paesi e delle rappresentanze dell'Unione Europea e delle Nazioni Unite.

    I terroristi dello Stato Islamico
    © AP Photo/ Seivan Selim

    Sono una sessantina i paesi che, a vario titolo, partecipano alla coalizione voluta da Obama per fermare l'avanzata del Califfato. Dodici tra essi, Francia, Gran Bretagna, Danimarca, Belgio, Paesi Bassi, Canada, Australia, Bahrein, Arabia Saudita, Emirati Arabi e Giordania, dall'8 agosto scorso sono impegnati nei raid aerei e negli attacchi missilistici, sotto la guida degli Stati Uniti. Gli altri paesi, pur non prendendo parte alle azioni militari, contribuiscono alla strategia internazionale attraverso l'invio di armi e munizioni in Iraq. La missione della coalizione è sostenere la forze curde e irachene nel combattere e colpire gli obiettivi dell'Isis a Mosul, nel nord del paese. Alle unità militari curde e irachene giungono anche gli aiuti militari inviati da Albania, Bulgaria, Repubblica Ceca, Germania e Italia. Cinquemila militari americani hanno inoltre avviato l'addestramento dei gruppi di ribelli siriani moderati, con lo scopo di formare un esercito in grado di combattere sul terreno l'Isis. L'Iran, inoltre, sebbene non faccia ufficialmente parte della coalizione anti-Isis, di fatto è coinvolto direttamente nei combattimenti di terra in Iraq.

    La esecuzione di 30 cristiani etiopi in Libia
    La esecuzione di 30 cristiani etiopi in Libia

    Al centro del vertice odierno si è esaminata la situazione in Iraq e Siria, alla luce dell'avanzata dei miliziani dello Stato Islamico con la conquista delle città di Ramadi e Palmira.

    Molti paesi hanno accusato il governo iracheno di aver combattuto con scarsa efficacia contro i miliziani e chiedono che Baghdad coinvolga maggiormente la minoranza sunnita. Ma il premier iracheno Haider al-Abadi, ponendo l'attenzione sul fatto che

    "l'Isis è un'organizzazione molto pericolosa, una minaccia non solo per l'Iraq, ma per la regione e il mondo intero",

    si è lamentato dello scarso supporto militare al suo paese e ha chiesto di sostenere maggiormente l'esercito regolare iracheno e di attuare politiche capaci di fermare il flussi di foreign fighters verso il paese,

    "la maggior parte dei miliziani dell'Is''.

    Il ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius, si è però detto convinto che quella contro l'Isis

    "sarà una lotta di lungo termine"

    e che per ora la coalizione ha dato prova di

    "unità e determinazione comune per combattere i terroristi, finti religiosi e veri criminali".

    Concorde con il ministro Fabius, il numero due del dipartimento di Stato Usa, Antony Blinken, secondo il quale

    la lotta contro lo Stato islamico "sarà lunga" ma la coalizione "è il vettore migliore in questa battaglia".

    Tra i presenti, anche il ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni, e l'Alto Rappresentante per la politica estera dell'UE, Federica Mogherini.

    Gentiloni ha confermato il ruolo leader dell'Italia nella formazione dei combattenti curdi e della polizia irachena, precisando che "dal 1° giugno siamo leader nel training delle forze curde a Erbil, guidiamo il gruppo che si deve occupare dell'addestramento delle forze di polizia irachene, abbiamo unità aeree in Kuwait che svolgono compiti di ricognizione, riforniamo di armi e munizioni sia Baghdad che i Peshmerga curdi e siamo il paese che guida, insieme agli Usa e all'Arabia Saudita, il gruppo di contrasto al finanziamento dell'Isis". Secondo il ministro, per combattere l'Isis

    "ci vuole una combinazione tra gli strike aerei che conduce la coalizione e la formazione sul terreno", ma oggi  "non ci sono prospettive di intervento sul terreno".

    Il titolare della Farnesina ha poi aggiunto che

    "in Siria è arrivato il momento di trovare una soluzione politico diplomatica in quanto la situazione del regime è molto fragile".

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    Coalizione, UE, ISIS, Paolo Gentiloni, il ministro degli Esteri, Federica Mogherini, Gran Bretagna, Iraq, Siria, Francia
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