08:53 21 Settembre 2018
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USA vs ISIS: una guerra a perdere

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Politica
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Si tratta di una "guerra fasulla". In Iraq non si fanno più illusioni sull'assistenza degli Stati Uniti nella lotta contro lo "Stato Islamico". Alti funzionari di Baghdad hanno gridato ai quattro venti: in realtà gli americani aiutano più ISIS che l'esercito iracheno.

I terroristi dello Stato Islamico
© AP Photo / albaraka_news, File
Washington ed Ankara hanno deciso di lavorare insieme per aiutare i ribelli siriani, che combattono contro lo "Stato Islamico". Per questo hanno promesso di continuare i bombardamenti dal cielo. Tuttavia i ben noti raid aerei della coalizione finora non hanno portato risultati tangibili. Lo "Stato Islamico", piuttosto che fermarsi e spaventarsi, al contrario sta espandendo i suoi territori. In Iraq sotto il controllo dei fondamentalisti islamici è finita Ramadi, città sulla via per Baghdad. L'esercito iracheno si è ritirato dalla città e si è avvicinato alla capitale.

Naturalmente nessuno vuole rispondere di questa disfatta. Il segretario della Difesa USA Ashton Carter ha dichiarato che il motivo principale della sconfitta risiede nella mancanza di volontà dei soldati iracheni di combattere. In risposta il vice premier dell'Iraq Saleh al-Mutlaq ha scaricato la responsabilità agli istruttori militari americani, che hanno insegnato ai soldati locali solo come scappare in tempo. Si è lamentato che agli americani non valeva la pena sciogliere l'esercito iracheno nel 2003.

In difesa di Baghdad si è alzata Teheran. Il comandante delle forze speciali iraniane "Al-Quds", il generale Qasem Soleimani, ha accusato l'esercito statunitense di stare dalla parte dei terroristi e di non aver fatto nulla per impedire il crollo di Ramadi. In precedenza avevano osservato lo strano rapporto tra la campagna militare americana contro ISIS e la crescita dell'impeto dello "Stato Islamico" al Parlamento dell'Iraq. La commissione Difesa e Sicurezza è convinta che gli Stati Uniti deliberatamente tirino per le lunghe la guerra e che gli aiuti militari non vengano scaricati "accidentalmente" nei campi d'addestramento dei fondamentalisti.

John McCain
© AFP 2018 / Brendan Smialowski
John McCain

Il fatto che Washington non abbia una strategia coerente nella lotta contro i terroristi è stato messo in evidenza del senatore John McCain. Per dar peso alle sue tesi ha inoltre definito "un idiota" il portavoce della Casa Bianca che aveva invitato a non rammaricarsi per ogni sconfitta in Iraq. Il senatore repubblicano non si è prodigato a pensare sferzanti epiteti sul presidente, ma tuttavia ha osservato che non è un buon momento e gli Stati Uniti sono minacciati. Proprio questo lo aveva recentemente affermato Barack Obama.

Forse non ha una strategia, ma Washington persegue la via della forza. Gli attacchi aerei, la cooperazione con Ankara, gli aiuti militari ai Paesi in guerra. Solo che per qualche motivo, come rilevato correttamente a Baghdad, gli aiuti vengono recapitati spesso all'indirizzo sbagliato. Non si capisce contro chi combatteranno i ribelli siriani aiutati da Stati Uniti e Turchia: molto probabilmente nessuno ha ancora accantonato i piani per deporre Assad. Quindi la fine della guerra appare ancora lontana. Il finale è completamente imprevedibile.

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ISIS, Bashar al-Assad, John McCain, Ankara, USA
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