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    il premier svedese Kjell Stefan LöfvenLa tabella in memoria di Raoul Wallenberg  a Budapest

    A che cosa avrebbe dovuto pensare il premier della Svezia

    © AP Photo/ Virginia Mayo © Foto: Csurla
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    Uno dei leader occidentali che si sono rifiutati di venire a Mosca per la festa dei 70 anni della Vittoria è il premier svedese Kjell Stefan Löfven.

    Quando egli ha deciso di non recarsi a Mosca, probabilmente non ha pensato a quello che il suo paese ha fatto durante la Seconda guerra mondiale. Invece, avrebbe dovuto farlo per restare nella cornice della storia piuttosto che ragionare nei termini della congiuntura politica, scrive Mikhail Demurin sul sito dell'Agenzia RIA Novosti. 

    In questo suo articolo Demurin, analista e nel passato diplomatico di alto rango, ci invita a dare uno sguardo al passato della Svezia.

    Che cosa viene in mente ai russi, quando sentono nominare Svezia e Seconda guerra mondiale? Ricordano certamente Raoul Wallenberg e come ha salvato gli ebrei. Negare l'importanza di quello che ha fatto questo diplomatico svedese è impossibile. Ma l'ha fatto lui e a suo titolo personale, mentre negli anni immediatamente precedenti alla guerra il governo della Svezia si era rifiutato di ospitare in casa propria gli ebrei che fuggivano dalla Germania.

    Durante tutta la guerra la Svezia è restata formalmente neutrale, ma in realtà ha attivamente sostenuto al Germania nazista. Per i nazisti ha lavorato praticamente tutta l'industria svedese. Persino nel 1944, quando l'esito della guerra era ormai certo, fino all'80% delle esportazioni svedesi era destinato alla Germania. I prodotti più esportati erano l'acciaio e i cuscinetti. Secondo alcuni dati statistici, tra l'altro largamente noti, circa un terzo di tutte le armi e munizioni tedesche venivano fabbricate con l'acciaio svedese.

    La tabella in memoria di Raoul Wallenberg  a Budapest
    La tabella in memoria di Raoul Wallenberg a Budapest
    Dal giugno 1940 fino all'agosto 1943 attraverso la Svezia "neutrale" transitarono circa 2 milioni di soldati tedeschi, che si recavano in particolare sul fronte orientale, e circa 100 000 carrozze ferroviarie con carichi militari. Nelle banche della Svezia i nazisti tenevano un'enorme quantità di oro rubato in Europa. Il 28 ottobre 1941 il re Gustavo V di Svezia ha mandato ad Hitler una lettera per ringraziarlo dela "disfatta del bolscevismo", mentre 200 volontari svedesi hanno militato nelle file delle SS sul fronte russo.

    Quale fosse il motivo della cooperazione con il  Terzo Reich — odio per l'URSS, ambizioni politiche, avidità o simpatie per il nazismo che affondano le radici nella cosiddetta "biologia razziale", largamente diffusa in Svezia negli anni '20 e '30 e persino riconosciuta in qualità di una disciplina scientifica, lo devono decidere gli svedesi.

    Ci sembra però utile discterne apertamente, ma di questo in Svezia non si è parlato né subito dopo la guerra, né nei decenni successivi.

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    giorno della Vittoria, 9 maggio, Raoul Wallenberg, Svezia
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