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    Durante la visita  a Washington Matteo Renzi ha espresso una grandeur che non abbiamo

    Italicum. Camera conferma fiducia

    © AP Photo/ Ivan Sekretarev
    Politica
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    Il Pd si spacca dinanzi a una richiesta di fiducia incostituzionale.

    Alla prima delle votazioni la Camera dei deputati conferma la fiducia al governo con 352 voti a favore, 207 contrari e un astenuto.

    44 sono i voti mancanti alla maggioranza. 38 i deputati della corrente dem di Area Riformista che non hanno votato.

    Domani in programma le prossime due votazioni e martedì prossimo il voto finale.

    Il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi, uscendo dalla Camera dopo il voto, esprime soddisfazione: "Siamo in linea con i numeri delle altre fiducie. E' il primo passo".

    "Grazie di cuore ai deputati che hanno votato la prima fiducia. La strada è ancora lunga ma questa è #lavoltabuona". Così Matteo Renzi commenta su Twitter l'esito del primo voto di fiducia.

    Questa mattina, dopo lo strappo di Renzi, l'ex segretario del PD, Pierluigi Bersani, aveva dichiarato: "Io non esco dal Pd, bisogna tornare al Pd. Il gesto improprio di mettere la fiducia lo ha fatto Renzi, non io". E ha aggiunto. "E' chiaro che d'ora in poi Renzi avrà il parlamento nella sua disponibilità."

    Con lui, nomi che hanno fatto la storia del partito: l'ex premier Enrico Letta, l'ex presidente del partito Rosy Bindi, l'ex segretario Guglielmo Epifani, i candidati alle ultime primarie Gianni Cuperlo e Pippo Civati.  Quest'ultimo ha dichiarato alla stampa che "nella betoniera finiscono la democrazia e il rapporto diretto fra cittadini ed eletti." Per Civati "questo è il punto di non  ritorno dentro al PD, in cui o si forma una minoranza politicamente limpida oppure la situazione diventerà irreversibile."

    "Non metto la mia firma a questa violenza sul Parlamento", è il siluro di Matteo Speranza, dimessosi da capogruppo del PD alla Camera il 15 aprile scorso.

    Ma una parte della corrente dem Area riformista, guidata dallo stesso Speranza, composta da 50 deputati, ha firmato un documento favorevole alla fiducia, pur considerandola "un errore" da parte del premier.

    La rottura nel partito è talmente grave da coinvolgere anche la base, tanto che Michele Cardulli, segretario di un piccolo circolo della periferia di Roma, scrive a Il Fatto Quotidiano affermando che Renzi non parla a suo nome perché — si legge nella lettera — "non voglio consegnare a mio figlio un paese meno democratico, con meno spazi di partecipazione, con meno diritti per i lavoratori."

    Il MoVimento 5 Stelle si è espresso per il no e invita la minoranza dem a seguire la propria scelta. Ma il blog di Grillo ancora tace sull'Italicum.

    Sel oggi si è presentata al voto con il lutto al braccio.

    L'articolo 72 della Costituzione della Repubblica italiana, nel definire la formazione delle leggi, stabilisce inderogabilmente che "la procedura normale di esame e di approvazione diretta da parte della Camera è sempre adottata per i disegni di legge in materia costituzionale ed elettorale e per quelli di delegazione legislativa, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali, di approvazione di bilanci e consuntivi".

    Quindi, dinanzi alla decisione del Consiglio dei ministri di porre la fiducia sul nuovo disegno di legge elettorale, proposto dallo stesso governo e definito "Italicum", il paese, teoricamente, si troverebbe ad affrontare una violazione della Costituzione, l'ennesima in materia elettorale, data la sentenza della Corte Costituzionale che il 4 dicembre 2013 aveva bocciato il "Porcellum", che parrebbe essere tutt'ora in vigore in assenza di nuova legislazione, per l'attribuzione del premio di maggioranza, definito "foriero di un'eccesiva sovra rappresentazione  e incompatibile con la Costituzione" e per le liste bloccate.

     

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