03:24 30 Aprile 2017
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    Renzi blinda la legge elettorale ma il partito si spacca

    © Sputnik. Sergey Guneev
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    Al termine della riunione con il gruppo del PD alla Camera il premier fa passare la sua linea, ma la minoranza in dissenso mette a rischio l'unità del partito. Dimissioni del capogruppo alla Camera.

    Matteo Renzi ha ottenuto ciò a cui puntava, ossia nessuna modifica alla legge elettorale, ma quello che esce dalla riunione di ieri è un Partito Democratico profondamente diviso. 190 si e nessun contrario al momento del voto sull'Italicum, ma sono stati 120 i deputati che non hanno votato. Quando dopo mezzanotte l'ormai capogruppo democratico alla Camera, Roberto Speranza, ha annunciato le proprie dimissioni dall'incarico, si è poi avuta la dimostrazione plastica della spaccatura in seno al partito primo azionista di governo.

    "Non cambiare la legge elettorale è un errore molto grave che renderà molto debole la sfida riformista che il Pd ha lanciato al Paese. C'è una contraddizione evidente tra le mie idee e la funzione che svolgo e che sarei chiamato a svolgere nelle prossime ore"

    Con queste parole Speranza ha annunciato le proprie dimissioni da capogruppo, aprendo formalmente una crisi che in verità era già apparsa evidente nelle scorse settimane. Dopo l'annuncio di Speranza c'è stata la richiesta, non andata a buon fine, da parte della minoranza di Area Riformista di sospensione dei lavori e successivamente si è proceduto alla votazione, con diversi deputati dissidenti che hanno abbandonato l'assemblea.

    "La legge elettorale va votata così com'è — aveva detto Renzi nel suo intervento in assemblea — questo governo è legato a questa legge elettorale nel bene e nel male". I dissidenti chiedevano modifiche alla legge per una ulteriore lettura la Senato; con la decisione di ieri invece, si aprono le prospettive per una approvazione alla Camera entro maggio, ma senza i cambiamenti richiesti da Area Democratica.

    "La nostra discussione deve essere depurata dai toni di Armageddon"

    Così ancora Renzi nel tentativo di dare compattezza al partito in previsione dei prossimi lavori parlamentari che, per l'approvazione dell'attuale testo dell'Italicum, presenteranno ancora al governo la sfida dei numeri. Se infatti la previsione di un voto compatto da parte del PD, così come sancito dall'assemblea di ieri, offre al governo dei numeri confortanti, è altrettanto vero che il rischio di defezioni al momento del voto in aula non è del tutto superato. Proprio in tal senso da giorni si discute, tra le forti proteste delle opposizioni, della possibilità che il governo chieda sulla legge elettorale, quello che sarebbe un contestatissimo voto di fiducia. 

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