21:15 23 Marzo 2017
    Il tecnico iraniano  nello stabilimento di conversione dell`uranio

    Dopo Losanna, sull’Iran tutti contenti ma con riserve

    © AP Photo/ Vahid Salemi
    Politica
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    Mario Sommossa
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    Un settimanale italiano qualche anno fa offriva ai propri lettori una divertente una rubrica “Visto da destra, visto da sinistra”.

    In essa, con una diversa costruzione delle frasi e usando altre parole, veniva raccontato un fatto realmente accaduto ma che, nelle due versioni, dava al lettore un'informazione totalmente diversa.

    Qualcosa di simile, se messi a confronto, potrebbe succedere a cittadini americani e iraniani che abbiano ascoltato quanto dichiarato dai rispettivi Presidenti. Tuttavia, nonostante la cosa possa a qualcuno sembrare disdicevole, è solo per aumentare le chance di raggiungere l'accordo finale che entrambe le parti han dovuto raccontare con accenti diversi il testo firmato a Losanna.

    Le differenze riguardano soprattutto due punti che sono gia' volutamente equivoci nel documento: le modalità di smistamento e la destinazione delle dieci tonnellate a stock di uranio poco arricchito (al 3,67%) e la tempistica della riduzione/eliminazione delle sanzioni.

    Senza poter escludere che esistano clausole non destinate a essere rese pubbliche, la poca chiarezza su questi temi è stata giudicata indispensabile sia dagli americani sia dagli iraniani per guadagnare tempo e tacitare il più possibile le rispettive opposizioni interne. Si tratterà di vedere se, al momento del dunque, si riuscirà a raggiungere veramente un'interpretazione condivisa.

    Accordi sul nucleare iraniano a Losanna
    © AP Photo/ Brendan Smialowski
    Accordi sul nucleare iraniano a Losanna

    Ricordiamo, infatti, che quanto sottoscritto è, in realtà, solo un "framework" (uno schema) che dovrà essere precisato e perfezionato nel vero e proprio accordo da raggiungersi entro il 30 di Giugno. Anche se provvisoria, l'intesa di Losanna non va però sottovalutata né si deve sentire la puzza al naso: le manifestazioni di giubilo a Teheran e i commenti sostanzialmente positivi della stampa europea e americana confermano che, comunque, ci si trova di fonte ad un passo storicamente importante.

    I duri di Teheran e le maggioranze di Senato e Congresso a Washington faranno di tutto, nelle settimane a venire, per criticare, azzoppare e magari rendere impossibile che la partita si chiuda favorevolmente.

    Ma non è solo dall'interno che verranno gli ostacoli.

     I maggiori nemici della riammissione ufficiale dell'Iran nella comunità internazionale sono e saranno Israele, i Paesi del Golfo e la Turchia. E' evidente per tutti loro che se USA- Iran dovessero rappacificarsi gli equilibri politici delle regioni cambierebbero totalmente.

    Il primo ministro israelíano Benjamin Netanyahu parla del rischio di un attacco iraniano su Tel Aviv
    © AP Photo/ Cliff Owen
    Il primo ministro israelíano Benjamin Netanyahu parla del rischio di un attacco iraniano su Tel Aviv,

    In Israele, Netanyahu afferma, da almeno quattro anni, che l'Iran in due anni potrà arrivare a dotarsi di bomba atomica. Peccato che continui a ripeterlo mentre il tempo passa e i due anni, da allora, sono nel frattempo diventati sei.  In realtà, il neo-riconfermato Primo Ministro sa bene che la retorica iraniana (tra l'altro non reiterata dagli attuali vertici) sulla volontà di "cancellare " Israele serve solamente come pura propaganda verso un certo popolino arabo-islamico e che il rischio di un attacco iraniano su Tel Aviv, sia esso nucleare o convenzionale, è del tutto irrealistico. Ciò che Netanyahu veramente teme è che una distensione americana con il suo quasi quarantennale nemico porti a un diminuito interesse e sostegno degli Stati Uniti per Israele e a un aumento delle pressioni politiche per la questione palestinese.

    Anche la Turchia sa bene che, senza più il pericolo iraniano e ridimensionato quello russo, continuare ad avere la sponda americana aumenterà il prezzo da pagare. I turchi, che da anni giocano una loro propria politica assecondando o, all'esigenza, facendo la fronda ai desiderata americani, avranno molto meno spazio per continuare i loro giochetti. Senza contare che l'Iran è un nemico storico di Ankara nella volontà di egemonia sulla regione e la sua uscita dal "ghetto" darà a Teheran nuova legittimità e nuovi mezzi di azione.

    Per finire i Paesi del Golfo con l'Arabia Saudita in testa, temono l'influenza politica e, in futuro, economica dell'Iran sulle proprie popolazioni. La sicurezza e la stabilità interna di questi Paesi sono state garantite per quarant'anni dagli Stati Uniti e la scomparsa del pericolo iraniano consentirà a Washington un disimpegno o, addirittura, un rapporto privilegiato con Teheran. E' anche per riaffermare il proprio ruolo nella regione che vanno lette l'azione militare dei Paesi sunniti nello Yemen e il nuovo recente slancio dei gruppi ribelli vicini alle monarchie del Golfo (e alla Turchia) in Siria contro il regime alawita alleato degli ayatollah.

    E' esattamente per rassicurare questi suddetti Paesi e cercare di evitare le loro reazioni negative che Obama si è precipitato a telefonare loro ancora prima della conferenza stampa.

    Invece, contrariamente a ciò che qualcuno pensa, il settore che non avrà immediate ripercussioni, anche se l'accordo fosse perfezionato è quello economico. Prima che l'Iran possa veramente sviluppare tutto il suo grande potenziale passeranno molti anni perché il basso prezzo del petrolio e la già sua eccedente disponibilità non lasceranno molto spazio alla nuova offerta di greggio in arrivo da Teheran se non a prezzi più che penalizzati. Senza contare che decenni di sanzioni hanno privato il Paese della possibilità di moderno know-how e di investimenti nella tecnologia e i pozzi di gas e petrolio sono poco produttivi o vicini all'esaurimento. Anche le banche internazionali che non hanno più da anni rapporti con quelle iraniane dovranno attendere il via libera dalle decisioni ONU (che, a loro volta, attenderanno i verbali delle ispezioni della AIEA) per ricominciare a condividere le loro procedure.

    Ciliegina sulla torta: le sanzioni Usa contro l'Iran sono di due tipi. Quelle ora in discussione riguardano lo sviluppo delle attività nucleari ma esistono sanzioni precedenti, e sempre in vigore, stabilite per il non rispetto dei diritti umani nel Paese. Queste ultime sono state varate tramite leggi e Congresso e Senato americani oggi a maggioranza repubblicana saranno collaborativi nell'eliminarle o arriveranno a proporne addirittura il loro aggravamento?

     

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    accordo, trattative, Il gruppo 5+1, Benjamin Netanyahu, Iran, Svizzera
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