19:13 23 Marzo 2017
    Il Presidente di Yemen  Abed Rabbo Mansour Hadi  e` fuggito da Sanaa

    Yemen, un conflitto niente affatto locale

    © AP Photo/ Hani Mohammed
    Politica
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    Il presidente Barack Obama ha autorizzato supporto logistico e in materia d’intelligence ed è in stretto contatto con il presidente Hadi e con i partner dell'America nella regione.

    Mentre il segretario di Stato John Kerry ha tenuto una conferenza telefonica con i ministri degli Esteri dei paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo (Ccg) per discutere dell'operazione ‘Tempesta di fermezza' di Riad.

     L'Arabia Saudita ha dispiegato una forza di 100 caccia e 150mila soldati, oltre ad unità navali. Alla coalizione partecipano anche Egitto, Giordania, Emirati Arabi uniti, Kuwait, Qatar, Bahrein, Marocco e Sudan. La Turchia ha dichiarato di schierarsi con l'Arabia Saudita offrendo anche supporto logistico, mentre il Pakistan sta valutando se inviare truppe di terra e ha fatto sapere che "qualsiasi minaccia" all'integrità dell'Arabia Saudita "provocherà una forte reazione". Solo l'Oman non sta partecipando all'intervento armato. 

    Auto carbonizzate dopo il bombardamento su Sanaa.
    © REUTERS/ Khaled Abdullah

    Era stato lo stesso presidente yemenita Hadi, nei giorni scorsi, a chiedere un intervento armato di una coalizion di "Paesi volenterosi" arabi.

    Assieme ai suoi alleati del Consiglio di cooperazione del Golfo (Ccg), l'Arabia Saudita sta facendo pressioni per ottenere dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite una risoluzione che imponga un embargo alle forniture di armi alle milizie sciite Houthi. Lo riferiscono fonti diplomatiche al Palazzo di vetro, secondo cui i rappresentanti dei paesi del Ccg hanno avuto una riunione sull'argomento con gli ambasciatori di Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia. Secondo le stesse fonti, i paesi del Ccg chiedono che la risoluzione sia applicabile anche con la forza, in base all'art. 7 della Carta delle Nazioni unite.

    L'Alto Rappresentante della Politica Estera dell'Unione Europea, Federica Mogherini, ritiene che l'azione militare in Yemen "non è una soluzione. Gli ultimi sviluppi nel Paese — spiega — hanno drammaticamente peggiorato la già fragile situazione e rischiano di avere serie conseguenze a livello regionale". Secondo Lady Pesc solo un "ampio accordo politico attraverso negoziati può portare a una soluzione, riportare la pace e preservare l'unità territoriale del Paese". Dichiarazioni, queste ultime, che vedono concorde anche il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon.

    Una nota del ministero degli Esteri di Mosca esprime "profonda preoccupazione" per lo sviluppo della situazione e ribadisce i suoi sforzi "per una soluzione al più presto del conflitto militare in Yemen".

    I bombardamenti sono un "passo pericoloso" che peggiorerà la crisi, ha avvertito l'Iran, che ha chiesto di fermarli. Lo stesso hanno fatto il governo di Damasco e le milizie libanesi Hezbollah, che hanno condannato "l'aggressione saudita-americana". Anche l'Iraq si è dichiarato contrario.

    E mentre nella capitale Sana'a una folla di persone si è riversata nelle piazze per protestare contro i raid della coalizione con gli slogan "morte agli Usa e Israele", resta da capire che ruolo giocherà al-Qaeda nel sudest del paese.

    Oggi tre anonimi alti responsabili egiziani hanno riferito all'Associated Press che Arabia Saudita ed Egitto guideranno un'offensiva di terra dopo che i raid aerei avranno indebolito i ribelli e le forze leali a Saleh.

    Intanto, l'intervento militare ha causato un immediato aumento del prezzo del petrolio: il Brent, il greggio del Mare del Nord, è cresciuto dello 0,7%, mentre il West Texasi Intermediate (quello americano) ha guadagnato l'1%.

    Gli interessi sono alti. Nello Yemen si sta giocando una partita decisiva per gli assetti del mondo, in un conflitto niente affatto locale.

     

     

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    Petrolio, conflitto, Consiglio du cooperazione del Golfo, Federica Mogherini, John Kerry, Arabia Saudita, Yemen, Egitto, UE, USA
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