14:51 11 Dicembre 2016
    Viktor Orban, primo ministro dell`Ungheria

    Orban, il presidente leale che non piace a Europa e USA

    © flickr.com/ European People's Party
    Politica
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    Mario Sommossa
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    Mentre l’attenzione del mondo è concentrata su quanto succederà nelle prossime settimane in Ucraina, altri Paesi, attualmente sottovalutati, potrebbero giocare un loro ruolo nello scenario dei futuri equilibri europei.

    In politica estera, l'Unione Europea in quanto tale (e la stessa regola vale per la Nato) può prendere decisioni solo all'unanimità e un singolo veto potrebbe rendere impossibile ogni posizione ufficiale dell'Unione. E' pur vero, e si è visto in numerose occasioni, che i Paesi più forti hanno tanti strumenti di pressione per convincere i piccoli a non creare problemi. Tuttavia, e anche questo si è riscontrato in più circostanze, la forma va salvata e, a volte anche alla presenza di evidenti bluff, i dissensi pre-annunciati hanno ottenuto lo scopo prefisso.

    Oltre alla Grecia, che si trova sotto la lente d'ingrandimento per le preoccupazioni derivanti dal suo possibile default, c'è un altro piccolo Paese europeo che sta giocando tutte le carte per trarre qualche beneficio che lo aiuti a uscire dai problemi economici e sociali che lo toccano. Si tratta dell'Ungheria e di quel suo Primo Ministro, Viktor Orban, definito dalla stampa occidentale come autocrate e illiberale. In realtà, le sue scelte, giuste o sbagliate che siano, hanno sempre mirato all'ottenimento di una più forte governabilità e alla difesa del potere d'acquisto e dell'occupazione lavorativa per il suo popolo. D'altra parte, è esattamente quello che ogni cittadino di qualunque Paese domanda ai propri politici. Perché allora tutta la stampa occidentale si accanisce contro di lui e lo obbliga a difendersi dalle accuse? Il motivo vero è che Orban cerca di galleggiare tra le richieste euro-americane di rompere con la Russia e la necessità, molto forte per l'Ungheria di mantenere ottimi rapporti con il suo vicino dell'est. Per Budapest è ben chiaro che il Paese, senza sbocchi al mare e senza riserve di materie prime, ha bisogno di ricevere dall'estero gli strumenti necessari per mantenere e accrescere uno standard di vita da sempre superiore a quello di alcuni dei Paesi confinanti. L'Ungheria dipende dall'Europa per gli aiuti finanziari e gli investimenti, dalla NATO (e cioè dagli USA) per la propria difesa e dalla Russia per l'energia. Nonostante i numerosi piani europei per il coordinamento dei rifornimenti energetici, i locali bisogni per il riscaldamento e per il funzionamento dell'industria si basano per almeno il 64% su gas e petrolio importati. Più precisamente, l'80% del petrolio e l'81% del gas che vengono dall'estero arrivano proprio dalla Russia e la loro interruzione metterebbe a grave rischio tutta l'economia magiara.

    La necessità di mantenere aperte tutte le porte obbliga il Governo a dare un colpo al cerchio (l'Occidente) e uno alla botte (la Russia). Da qui l'adesione alle sanzioni ma, contemporaneamente, l'annuncio che, da settembre a gennaio, l'Ungheria avrebbe rifiutato di consentire il flow-back del gas verso l'Ucraina. Come annunciato, a gennaio il passaggio sui propri gasdotti è ripreso, per interrompersi subito da febbraio, forse in attesa che, a marzo, Mosca e Kiev ridiscutano i loro accordi nel merito delle forniture dirette. Non basta: dopo aver incontrato la Cancelliera Merkel, è in calendario anche un incontro con Putin preceduto, però, da un colloquio gia' avvenuto tra il Ministro della Difesa Csaba con l'ambasciatore americano. In questa "conversazione" sembrerebbe si siano discusse due ipotesi e cioè l'acquisto di nuovi elicotteri americani e la possibilità che l'Ungheria possa ospitare un'unità Nato di "risposta rapida".

    Budapest è stata molto pesantemente colpita, più di quanto lo siano stati Serbia e Bulgaria, dall'annullamento del progetto South Stream. Se tale gasdotto fosse stato realizzato, l'Ungheria, oltre ai diritti di passaggio, avrebbe ottenuto la costruzione di un enorme centro di stoccaggio che l'avrebbe trasformata in un importante hub per tutta l'Europa. Cancellato quel progetto e improbabile il surrogato Turkish Stream, Orban è obbligato a cercare nuovi ritorni da Putin e, in cambio, potrebbe mettere sul tavolo sia il proprio generico diritto di veto, sia l'ospitalità' delle forze Nato. Naturalmente, le stesse cose l'Ungheria potrebbe giocarsele a Bruxelles.

    Anche tenuto conto delle manifestazioni di piazza sempre più numerose contro il suo Governo (sospettate, tra l'altro, di non essere tutta farina del solo sacco magiaro) il Primo Ministro sta cercando di evitare l'isolamento internazionale, mantenere la sua autorità interna e portare a casa il massimo di benefici possibili.

    Non è detto che tali atteggiamenti possano necessariamente piacere ma dimostrano che, sulla scena del mondo, nessun attore, neanche quello che potrebbe sembrare una semplice comparsa, va sottovalutato o negletto.

     

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    visita, Viktor Orban, Vladimir Putin, Ungheria, Russia
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