15:05 16 Maggio 2021
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Ecco perché non dobbiamo ringraziare il presidente francese. Restituendoci il branco di assassini ospitati per trent’anni in Francia non ha fatto un favore nè all’Italia, né a Mario Draghi.

Ha semplicemente eliminato una contraddizione che faceva a pugni con la sua richiesta di solidarietà europea nella lotta al terrore jihadista. Senza dimenticare la necessità di riconquistare il voto delle destre e contrastare l’ascesa di Marine Le Pen ad un anno dalle presidenziali.

Non illudetevi. Emmanuel Macron non ha deciso di restituirceli per dimostrare la sua vicinanza all’Italia. Né tantomeno perchè l’ha chiamato un Presidente del Consiglio dai fulgidi e innegabili connotati europei come Mario Draghi. Se ha deciso di rispedire in Italia la triste pattuglia di terroristi assassini che da trent’anni dimorava allegramente Oltralpe, nonostante le condanne definitive all’ergastolo, l’ha fatto solo perchè aveva bisogno di un bel gesto da consegnare alla opinione pubblica francese ed europea.

Del resto noi italiani lo dovremmo sapere. Lo stesso Emmanuel Macron che oggi qualcuno reputa attento e disponibile nei confronti del governo Draghi non ebbe problemi a rimangiarsi gli accordi per la vendita a Fincantieri dei cantieri Saint Nazaire stipulati d’intesa con il governo di quell’ “amico” Gentiloni che pochi mesi prima aveva salutato la sua vittoria alle presidenziali. E lo stesso Macron non esitò nell’estate 2017 ad allearsi con il generale Khalifa Haftar nel tentativo di sfrattare dalla Libia l’Italia governata dallo stesso “amico” Gentiloni.

Dunque bando ai facili entusiasmi e molta attenzione alle vere ragioni che hanno obbligato l’inquilino dell’Eliseo a metter da parte la famosa dottrina Mitterrand. La prima buona ragione spazia dalle politiche interne a quelle europee. Un presidente pronto a dichiarare guerra al terrorismo islamista e deciso ad ottenere la piena collaborazione degli altri partner europei non può continuare ad ospitare dei terroristi di estrema sinistra macchiatisi di crimini e violenze condannate con l’ergastolo. In primo luogo perchè proprio l’Italia del nuovo “amico” Draghi potrebbe essere la prima a contestargli, in sede europea, la scarsa coerenza.

Ma subito dietro arrivano le ancor più importanti ragioni di politica interna. Nonostante i frenetici tentativi di spacciarsi per il nuovo De Gaulle proponendosi come il vero e indiscusso leader europeo Macron non è riuscito, fin qui, ad impressionare un’opinione pubblica sempre più fredda nei suoi confronti. E a riscaldarla non ha certo contribuito la grigia gestione della pandemia scandita da chiusure che, come nel resto dell’Europa, hanno contribuito a diffondere sfiducia e malcontento. I sondaggi pubblicati in vista delle presidenziali del prossimo parlano chiaro. Stando ad un rilevamento effettuato ai primi di aprile da “Ifop Fiducial” e pubblicato la domenica di Pasqua dal “Journal du Dimanche” il 63 per cento dei francesi non ha alcuna fiducia in Macron. Il dato - peggiore di 3 punti in percentuale rispetto ad uno precedente - fa il paio con le altrettanto scoraggianti intenzioni di voto al primo turno delle presidenziali.

La forbice tra il 23% e il 28% attribuita al presidente potrebbe non bastare a sconfiggere una Marine Le Pen situata per tra il 25% e il 27 %, ma pronta - come regolarmente avvenuto in precedenza - ad accumulare consensi con l’avvio della campagna elettorale. E ad avvantaggiarla contribuiscono molti fattori d’insicurezza interna. Ai primi posti ci sono senza dubbio la questione immigranti e quella, strettamente legata, del terrorismo islamista. L’uccisione a Rambouillet d’una donna poliziotto sgozzata sulle porte del Commissariato da un immigrato irregolare trasformatosi in un fanatico jihadista fa il paio con l’indignazione per la sentenza d’impunibilità - confermata in Cassazione - di Kobili Trahore, l’immigrato strafatto di marjuana che nel 2017 fece irruzione in casa della vicina ebrea Sara Halimi e l’ uccise gettandola dalla finestra al grido di “Allah Akbar.”

E ad accentuare i mal di pancia del Presidente si aggiungono i malumori dei militari. Malumori portati alla luce da un migliaio di militari in congedo che - guidati da almeno venti generali e un centinaio di ufficiali in pensione - chiedono all’Eliseo un’intervento immediato sui conflitti sociale seguito dal ritorno della classe politica ai “valori dell’onore” e “del dovere”. L’appello pubblicato sulla rivista Valeurs Actuelles - assai vicina a Marine Le Pen- dichiara che “l’ora è grave” e invita a schierarsi contro chi “disprezza il paese, le sue tradizioni, la sua cultura e vuole vederlo dissolversi”. Il messaggio, oltre a sollevare l’indignazione di una sinistra pronta a denunciare il pericolo di un colpo di stato sta seminando preoccupazione nelle stanze di un Eliseo consapevole che neppure le forze armate nutrano più molta fiducia nel Presidente.

Così in mancanza di argomenti migliori rispetto agli argomenti sbandierati dai pensionati in divisa anche la restituzione dei pensionati del terrore diventa ragion di stato. Un modo come un altro per dimostrare che nella Francia - minacciata dalla perdita di valori ed identità e pronta a piegarsi alla sfida islamista - c’è ancora un Presidente pronto a difendere la giustizia internazionale anche a costo di archiviare l’eredità di Mitterrand. Resta solo da chiedersi come mai il Presidente si sia ricordato di quel branco di assassini in libertà solo allo scoccare dell’ultimo anno di mandato.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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