11:36 16 Maggio 2021
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Immaginare le spiagge statunitensi sul Golfo del Messico coperte di neve potrebbe sembrare la fantasia di uno scrittorucolo da quattro soldi, eppure è successo. Le immagini televisive della spiaggia di Galveston coperta da una coltre bianca che giungeva fino al mare sono qualcosa che nessuno che vi sia stato avrebbe mai potuto ipotizzare.

Le temperature sono scese sotto lo zero Celsius e il freddo inaspettato ha causato perfino dei morti (si parla di 21 deceduti) tra chi non aveva un luogo riscaldato ove rifugiarsi. La rete elettrica, quella che d’estate nutre le centinaia di migliaia di condizionatori d’aria, è andata in tilt e non è stata in grado di fornire l’energia necessaria per i riscaldamenti, l’illuminazione, la fornitura dell’acqua e per tutti quegli automatismi domestici cui gli americani sono abituati da tempi immemorabili. Lo shortage elettrico ha toccato per alcuni giorni almeno quattro milioni di texani e ha suscitato una marea di polemiche e la ricerca delle responsabilità.

Tra Repubblicani e Democratici si è scatenata la bagarre con accuse reciproche. I primi hanno immediatamente attribuito la colpa di quanto successo all’inadeguatezza delle fonti di energia “verde” che non reggerebbe davanti a impreviste condizioni climatiche. I secondi, ricordando che il Texas dipende dalle energie alternative solo per il sette per cento del suo fabbisogno, hanno accusato i governanti dello Stato, i Repubblicani, di non aver provveduto a considerare l’eventualità di situazioni di emergenza.

In realtà, gli Stati Uniti hanno tre reti federali per la distribuzione dell’energia elettrica ma il Texas si è sempre rifiutato di collegarvisi e ha preferito creare una rete propria autonoma interna allo Stato. Ricchissimo di gas e petrolio, la maggior parte delle centrali elettriche funzionano ancora con combustibili fossili ma, a causa delle forti pressioni a favore della de-carbonizzazione, è stata installata una grande quantità di pale eoliche.

Secondo i Repubblicani è stato proprio il congelamento dei meccanismi di queste ultime a provocare il venir meno dell’energia che fornivano, con tutti i disagi che ne sono derivati.

In Paesi abituati a temperature che d’inverno vanno sotto lo zero, solitamente nelle torri si inseriscono dei meccanismi che, quando necessario, riscaldano il sistema e impediscono che avvenga quanto successo in Texas. Oggettivamente, temperature a lungo sotto lo zero non si erano mai viste prima d’ora a quelle latitudini ed è comprensibile che, per risparmiare spese considerate inutili, non si è provveduto in quel senso.

Una sottostazione elettrica, Houston, Texas, il 20 febbraio 2021
© REUTERS / Go Nakamura
Una sottostazione elettrica, Houston, Texas, il 20 febbraio 2021
Resta il fatto che non è andata in tilt solamente la quota di energia dovuta alle pale a vento ma tutto il sistema. La distribuzione dell’energia è gestita da una società locale, la Electric Reliability Council of Texas (ERCOT) i cui vertici sono nominati direttamente dal Governo dello Stato. La stranezza per una realtà così orgogliosa della propria indipendenza, lo diciamo en passant, è che il Presidente del Council non vive in Texas ma in Michigan e il suo Vice è un professore che vive in California e insegna in una Università tedesca.

Lasciamo pure che siano gli americani a disputare tra loro quali siano le vere cause e le responsabilità di quanto è successo, ma il rischio di restare senza energia elettrica per lungo tempo deve spingere anche noi europei a porci qualche domanda sulle energie cui vogliamo puntare per il futuro.

La Commissione europea e molti Governi del continente hanno sposato il progetto di rinunciare totalmente, entro il 2050, a ogni emissione di “gas serra” (European Green Deal). Ciò significa, tra l’altro, che si dovrà fare in modo di rinunciare all’uso di qualunque combustibile fossile (carbone, gas e petrolio) per produrre l’energia di cui avremo bisogno.

Naturalmente, è stato deciso di stanziare fondi specifici per sovvenzionare la ricerca scientifica che aiuterà a muoversi verso quella direzione e ognuno di noi si augura che i nostri scienziati riescano a scoprire il modo di sopperire in modo non inquinante a tutti i fabbisogni energetici di cui abbisogniamo.

Per non farci però troppe illusioni e soprattutto per non cedere alla moda del pensiero dominante che ci vorrebbe obbligare, per esempio, ad acquistare auto elettriche è bene che si affrontino alcune riflessioni.

Cominciamo dalle pale eoliche. Di là dai danni che causano alla fauna circostante (e in particolare agli uccelli) per il rumore che emettono durante il funzionamento, è ovvio che l’energia originata dal vento è estremamente labile poiché non programmabile e, per sua natura, incostante.

Le celle fotovoltaiche sembrerebbero più affidabili, ma la tecnica attuale consente loro di creare energia solo in presenza di luce solare. Non è possibile, quindi, produrla di notte o nelle giornate senza sole.

Un amico che si è limitato a installare delle celle solari (non fotovoltaiche) al solo scopo di riscaldare l’acqua, pur vivendo in una zona calda dell’Italia, si dichiara insoddisfatto del loro utilizzo poiché d’inverno le giornate di sole sono minori e l’acqua diventa a malapena tiepida o non si scalda affatto.

La soluzione starebbe nella possibilità di stoccare quell’energia per l’uso nei momenti in cui non viene prodotta ma, anche in quel caso, le tecnologie attuali non sono in grado di garantire uno stoccaggio adeguato e per un tempo sufficientemente lungo. Qualora si riuscisse a trovare il modo di conservare l’energia anche quando non utilizzata immediatamente il problema sembrerebbe risolvibile. Purtroppo, attualmente ancora non ci siamo.

Una nota particolare va fatta in merito alle auto elettriche. Qui i problemi sono numerosi. Nonostante i progressi già ottenuti negli ultimi anni, l’autonomia consentita dalle batterie finora prodotte è ancora limitata e il problema più pressante è il tempo necessario per la ricarica delle stesse batterie.

Anche le auto cosiddette ibride (quelle che riescono a ricaricare le batterie attraverso il funzionamento dello stesso motore) sono una finta risposta poiché, e chi le ha provate lo ha costatato, l’autonomia che si raggiunge in questo caso è pur sempre molto limitata e ben presto il motore deve tornare a nutrirsi del solito combustibile fossile.

Supponiamo, comunque, che una città come Milano decida che possano circolare solamente veicoli elettrici: da cosa si ricaverà l’elettricità sufficiente per ricaricare tutte quelle batterie? Senza contare l’energia che necessaria per la produzione delle stesse e le domande in merito al luogo e ai modi del loro smaltimento una volta esaurita la loro vita utile.

Qualcuno immagina che la vera soluzione, l’unica affidabile e garantita per una produzione “green” di energia elettrica sia il nucleare. Attualmente, l’unica modalità per ricavare energia dall’atomo è la fissione.

Si parla, a questo proposito di centrali moderne e perfettamente sicure ma chi lo sostiene non fa i conti né con eventi non dipendenti dall’uomo, come è successo a Fukushima, né con il rischio che tali centrali potrebbero correre in caso di eventi bellici. Supponendo anche che a questi problemi si possa porre rimedio in qualche modo, resta il problema delle scorie radioattive.

In Italia, dove l’energia nucleare di fatto si è prodotta solo in via sperimentale, quel poco funzionamento ha dato origine a una relativamente ridotta quantità di scorie ma ognuno può vedere le polemiche sorte ogni qualvolta un governo abbia ipotizzato dove quelle scorie avrebbero potuto essere stoccate in maniera sicura.

Comunque sia, resterebbe sempre il fatto che il materiale fissile necessario non è presente in egual misura in tutto il globo e si pone quindi lo stesso problema di reperimento delle risorse che oggi è tipico (con le conseguenze politiche- e belliche- che si conoscono) dei materiali fossili. Tutto cambierebbe se si riuscisse ad ottenere energia non dalla fissione dell’atomo ma dalla fusione.

Scorie radioattive
© Fotolia / Creativemarc
Scorie radioattive

In questo caso non ci sarebbero né il problema delle scorie né quello delle materie prime e si potrebbe affermare di essere di fronte ad una fonte di energia veramente pulita. Peccato che questa tecnologia sia ancora agli albori e, nonostante annunci roboanti che ne preconizzavano la disponibilità a breve, nessuno riesce a immaginare se e quando questo metodo sarà veramente disponibile in modo economico e sicuro.

Di certo è bello immaginare il nostro mondo senza più inquinamento e ricorso a materiali fossili la cui disponibilità prima o poi potrebbe finire. Potrebbe anche essere confortante sentire qualche politico che ne parla come di un obiettivo a portata di mano e annuncia date non lontane in cui ciò sarà possibile.

Tuttavia, quello che sarebbe meglio evitare è cadere nella trappola di chi cerca soltanto di ammantarsi di un’immagine “ecologica” e “moderna” senza dire tutta la verità e cioè che, fino a nuove scoperte scientifiche, l’energia “verde” non potrà che limitarsi a essere solamente una parte accessoria dell’energia che noi oggi utilizziamo. E tace sul fatto che questa parte, pur restando minimale, sta facendo aumentare i costi che ogni consumatore pagherà per avere la stessa elettricità che già abbiamo.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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