22:37 15 Gennaio 2021
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Dopo aver censurato Donald Trump la Rete allarga i tentacoli all’Italia mettendo a tacere l’assessore regionale del Veneto Elena Donazzan e il Quotidiano Libero. Ma coloro che oggi invocano la censura sono gli stessi che nel 2015 garantivano libertà di parola e d’espressione a 46mila account vicini ai terroristi dell’Isis.

E più pericoloso l’assessore regionale del Veneto Elena Donazzan che intona Faccetta Nera alla radio o un Grande Fratello globale pronto a decidere chi può esprimere le proprie opinioni e chi - da Donald Trump alla Donazzan fino al Quotidiano Libero - deve invece essere ridotto al silenzio?

La domanda dovrebbe inquietarci e farci riflettere. La censura arbitraria e assai selettiva con cui Twitter, Facebook e Instagram si stanno decidendo chi merita libertà di parola e chi no è ben più pericolosa della folla di esagitati che il giorno della Befana ha invaso Capitol Hill. In fondo l’assalto al Congresso di Washington è destinato, pur nella sua drammaticità, a restare un atto isolato. E si sarebbe evitato se solo si fossero applicate le più elementari regole di sicurezza previste per la difesa degli edifici pubblici. Il potere e l’arbitrarietà decisionale dei grandi “social” minacciano invece di diventare permanenti e imporci una dittatura di orwelliana memoria. Lo schema e le mire di personaggi come Jack Dorsey, creatore e proprietario di Twitter, e di Mark Zuckerberg, inventore e signore di Facebook, sono più che evidenti. I due, e gli altri giganti della rete in forza di un potere economico realizzato eludendo i sistemi di tassazione nazionale puntano a creare un regime sovrastatale regolato da leggi sottratte ad ogni controllo. E a favorirli contribuisce la complicità delle classi dirigenti progressiste convinte, da Washington a Bruxelles, che Twitter, Facebook e compagnia siano disinteressati alleati nella lotta a nemici come Trump anziché spregiudicate compagnie di ventura in lotta per il potere globale. 

Qualcuno però sta aprendo gli occhi. La Cancelliera tedesca Angela Merkel, protagonista in passato di scontri burrascosi con Trump, ha incaricato il suo portavoce di condannare la censura di Twitter spiegando che “è possibile interferire con la libertà di espressione, ma secondo i limiti definiti dal legislatore, non per decisione di un management aziendale”. E sulla stessa linea si sono espressi sia il ministro dell’Economia francese Bruno Le Maire convinto che “la regolamentazione dei giganti digitali non può essere fatta dalla loro stessa oligarchia” sia il commissario europeo Thierry Breton perplesso per una decisione “priva di controllo legittimo e democratico”. Insomma qualcuno sembra comprendere la pericolosità di gruppi che pur non essendo mai stati votati ed esprimendo valori basati esclusivamente sull’interesse si propongono come paladini di libertà e democrazia condannando all’oblio chi non si sottomette alle loro regole. Regole imposte, peraltro, attraverso tribunali invisibili e inappellabili.

La pericolosità dell’autogoverno “social” non è una novità. Nel marzo 2015 un rapporto Europol segnalò al Consiglio Europeo 46mila indirizzi Twitter utilizzati da militanti e seguaci del Califfato. Da quegli account partiva una media di 90mila messaggi quotidiani in cui si esaltavano le violenze e gli attacchi del terrore islamista. E sempre Twitter, secondo Europol, veniva utilizzato dai terroristi per diramare messaggi ai quattro angoli del globo. Eppure Twitter si rifiutò per mesi d’intervenire sostenendo di difendere la libertà d’espressione e di voler evitare qualsiasi forma di censura. 

Un rifiuto reiterato in un “rapporto sulla trasparenza” in cui rivendicò il “no” a tutte le 25 richieste per la rimozione di post legati al terrorismo avanzate tra gennaio e giugno del 2015 dal governo statunitense e dalle sue agenzie di sicurezza. Ma mentre garantiva le comunicazioni di terroristi e assassini Twitter si guardava bene dall’osteggiare le scelte di un Trump deciso a usarlo come principale piattaforma di comunicazione politica. Una piattaforma senza filtri ideale per le posizioni politicamente scorrette di un tycoon deciso a sostituirsi ai politici tradizionali e a far man bassa di sostenitori grazie a messaggi diretti e dirompenti. Ma anche un’opportunità fantastica per gli azionisti di twitter pronti, al tempo, ad accettare tutto e tutti pur di passare dagli appena 30 milioni di utenti del 2010 ai 330 del 2019. E infatti nonostante le polemiche sui cinguettii del Presidente Twitter si è ben guardato, fino alle elezioni dello scorso novembre, dall’esercitare qualsiasi controllo sui messaggi di “The Donald”. Anzi fino a quel momento l’algoritmo del sistema ha continuato a raccomandare il sito presidenziale agli utenti contribuendo a garantirgli un’audience di 88 milioni di seguaci.

I messaggi del Presidente sono, insomma, diventati pericolosi, deleteri e censurabili non quando hanno messo in pericolo la democrazia, ma semplicemente quando Trump sconfitto e delegittimato non è più stato in grado di reagire alle eventuali censure dei social. Ma la reazione di Angela Merkel dovrebbe far aprire gli occhi anche a chi, come Joe Biden, ha goduto di tutti i vantaggi derivanti dalle censure di Twitter e compagnia. 

In fondo le leggi sulle regolamentazioni dei monopoli sono nate proprio in America per proteggere i cittadini dallo strapotere di quelle compagnie ferroviarie che nel 19mo secolo detenevano - nell’ambito della libertà di movimento - lo stesso potere monopolistico esercitato oggi dai social nel campo della libertà d’espressione. C’è quindi da sperare che a breve Washington e Bruxelles intervengano per imporre ai signori della Rete le stesse leggi sui monopoli adottate a suo tempo per le compagnie ferroviarie. Da oltre 150 anni queste compagnie devono sottoporsi alle leggi degli stati, dotarsi di regole chiare e uguali per tutti e consentire a chiunque compri un biglietto di viaggiare sui propri vagoni. Lo stesso deve valere anche per Twitter, Facebook e Instagram. 

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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