11:20 08 Maggio 2021
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Poche volte nella sua storia recente l’Italia si è accostata alle festività di fine anno con così basse aspettative per il suo futuro. Nessuno ha la benché minima idea di cosa possa accadere nei prossimi mesi. Le uniche certezze riguardano le difficoltà da superare.

Il 2020 è stato per il Bel Paese un annus horribilis. La pandemia ha infatti colpito l’Italia con inusitata durezza, senza oltretutto che Roma potesse contare sulle lezioni apprese da qualche altra nazione. Ed il governo in carica ha dovuto definire in modo molto empirico una strategia per affrontare la crisi.

I fatti sono purtroppo noti. Al principio, si è goffamente cercato di salvaguardare le esigenze dell’economia poi, mano a mano che le vittime ed il panico aumentavano, si è fatta la scelta opposta di proteggere ad ogni costo quanti più cittadini fosse possibile.

Oggi sappiamo che, molto probabilmente, l’uniforme confinamento attuato all’inizio della primavera avrebbe forse potuto essere evitato, adottando invece una politica più aderente all’oggettiva diversità delle varie situazioni sul terreno. L’Italia avrebbe in questo modo di sicuro salvato almeno qualche punto di Pil.

Ma è un ragionamento che sconta la conoscenza del fenomeno acquisita a posteriori. Nessuno infatti immaginava, agli inizi del marzo scorso, che l’andamento della curva dei contagi e dei decessi potesse estendersi per così tante settimane.

In autunno, all’arrivo della seconda ondata, le cose sono andate un po’ meglio, ma il colpo è stato egualmente severo, perché la sensazione che la fase peggiore dell’epidemia fosse alle spalle era obiettivamente molto diffusa.

La condividevano anche le autorità sanitarie, come prova la circostanza che il Ministro della Salute, Roberto Speranza, avesse pubblicato un volume dedicato proprio al superamento dell’emergenza: un libro che, nel frattempo, è stato molto opportunamente ritirato, in attesa di tempi migliori.

Alla fine del 2020, comunque, l’Italia aveva accumulato quasi 70mila morti, equamente divisi tra i due picchi infettivi, subendo una contrazione del suo reddito nazionale pari a circa il 10%. Economisti di varie tendenze, inclusi alcuni che hanno esercitato importanti ruoli e funzioni, concordano attualmente sul fatto che occorreranno non meno di venti anni per recuperare tutto il terreno perduto.

È un dato che spaventa e deprime: l’Italia, infatti, potrebbe non recuperare i livelli produttivi del 2019, peraltro ancora inferiori a quelli del 2007, prima del 2040. Il condizionale, ovviamente, è d’obbligo: perché il Covid è ancora in giro e continuerà a dispiegare i propri effetti recessivi ancora per qualche tempo, prima che cominci quella che viene già definita come la ricostruzione del paese.

Prima il virus sarà domato, o comunque addomesticato, e prima inizierà la ripresa. Nel frattempo, si continuerà a scendere, anche perché su una china negativa sono anche i principali partner commerciali del Bel Paese. L mercato interno stagna per mancanza di domanda e fuori non va molto meglio.

Da un punto di vista politico, la pandemia ha invece dispiegato due tipi di conseguenze differenti. Da un lato, ha cementato il governo e la sua maggioranza, che nessuno ha seriamente immaginato di sfiduciare dal momento in cui, il 31 gennaio scorso, è stato dichiarato lo stato di emergenza nazionale.

Dall’altro, la necessità di far fronte ad una sfida epocale ha comportato un’intensa attività normativa, che ha di fatto cambiato il paese. Si è anche riusciti a confermare un’importante riforma costituzionale, che ha ridotto di un terzo la consistenza organica dei due rami del Parlamento.

All’evoluzione della pandemia è ora legato sia il futuro dell’economia che quello della politica italiana. Il protrarsi delle quarantene non è compatibile con l’innesco di una vera ripresa. E sembra logico che il governo dell’emergenza debba ad un certo punto del 2021 passare la mano a quello cui spetterà il gravoso compito di rimettere l’Italia sui propri binari.

Saranno attraversati passaggi molto delicati. Dopo aver dilatato la spesa in deficit ed accettato l’idea di indebitarsi presso le autorità comunitarie per 209 miliardi, l’Italia dovrà avviare il proprio rientro nell’ortodossia fiscale e finanziaria.

Giungerà anche il momento in cui non sarà più possibile rinviare oltre il blocco dei licenziamenti – una vera e propria bomba sociale - mentre s’intensificheranno le pressioni tese a tassare i patrimoni che la pandemia ha risparmiato, compresi i depositi bancari appartenenti ai percettori di redditi garantiti, che si sono notevolmente ingranditi durante le fasi di confinamento.

Mentre il 2020 si avvia alla sua mesta conclusione, crescono le indiscrezioni che concernono la richiesta di una rettifica della distribuzione delle poltrone ministeriali. Ad agitarsi è soprattutto la componente renziana del governo, ma su alcuni delicati dossier come quello relativo alla direzione dell’intelligence si sta facendo sentire anche il Pd.

Sono in corso manovre anche oltre gli ambiti dell’attuale maggioranza, in settori che le sono esterni, in cui da tempo si ragiona attorno alla costruzione di un’alternativa.

Esiste un cantiere di centro-destra, ma le prospettive dei conservatori italiani di tornare al potere hanno subìto un netto deterioramento in seguito alla sconfitta di Donald Trump alle presidenziali americane ed alla contestuale affermazione di uno schieramento assai più attento di quello uscente alle scelte di politica interna dei paesi alleati.

Sembrerebbero invece poggiare su basi più solide le ambizioni di chi vorrebbe spingere l’Italia verso un nuovo governo di intese più o meno larghe, orientato in senso riformista ma con un chiaro perno centrista.

Dovrebbe guidarlo Mario Draghi, che del resto di tanto in tanto si fa notare con interventi di alto profilo, in cui elenca le priorità degli interventi da finanziare con i fondi che giungeranno dall’Europa.

In effetti, le possibilità di Draghi di subentrare in tempi ragionevolmente brevi a Giuseppe Conte sono in aumento. Potrebbero accrescerle ulteriormente eventuali critiche dell’Unione Europea al piano preparato dal governo in carica per intercettarne i fondi promessi all’Italia.

Non è certamente un caso che l’ex Presidente della Bce stia dedicando le proprie riflessioni all’uso da farsi dei fondi che attendiamo da Bruxelles. Il momento della verità potrebbe materializzarsi presto, nella veste del giudizio che le autorità europee daranno a proposito dei progetti di spesa che stanno prendendo corpo.

Un loro eventuale rigetto verrebbe infatti molto verosimilmente sanzionato dai mercati, con l’effetto di rendere urgente il ricambio della compagine che dirige il paese.

La possibilità di sciogliere le Camere è soltanto teorica, dal momento che non esistono i numeri per convincere il presidente Mattarella a valersene prima che inizi nella prossima estate il cosiddetto “semestre bianco” corrispondente agli ultimi sei mesi del suo mandato, durante il quale il Capo dello Stato italiano perde questa facoltà.

Eventuali elezioni nei primi mesi del 2021 modificherebbero troppo profondamente gli attuali rapporti di forza a danno di una serie di forze politiche che dovrebbero accettarle e dei tanti parlamentari che non troverebbero più collegi in cui candidarsi a causa della riduzione del numero dei deputati e senatori appena varato.

Conseguentemente si andrà avanti almeno fino ai primi del 2022, anche se forse con una compagine governativa nuova, magari partecipata da Forza Italia, dalla parte più moderata dei Cinque Stelle e forse anche da una Lega che si fosse riavvicinata al Partito Popolare Europeo.

Mattarella è pienamente in corsa per la propria rielezione, anche se sono ormai di fatto in campo per il Quirinale anche il Ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, ed il Ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, oltre allo stesso Mario Draghi, che però è in pole position per Palazzo Chigi.

Come tutti, nel 2021 l’Italia avrà soprattutto bisogno di molta fortuna, una dote che le è mancata per tutto l’anno che si sta concludendo.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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