02:45 20 Gennaio 2021
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Il 2 dicembre è venuto a mancare a 95 anni di età per il COVID-19 il patriarca della politica francese, Valéry Marie René Georges Giscard d'Estaing, già presidente della Repubblica francese dal 1974 al 1981.

Gli altri presidenti francesi (sia i precedenti come Holland e Sarkozy sia l’attuale Macron) sono più giovani del defunto Giscard di 30 e persino 50 anni. La differenza d’età è immensa: ci sono una o anche due generazioni di distacco.

Sì, tutti siamo destinati a lasciare questa terra, alcuni anche in età più giovane di Giscard. E sarebbe un po’ forzato lamentare una perdita irreparabile.

Una perdita irreparabile effettivamente c’è stata (ma non il 2 dicembre) e presenta una portata sociale e non personale. “La Francia che abbiamo perso” e “l’Europa che abbiamo perso”. La morte di Giscard d’Estaing sottolinea proprio questa perdita.

Chiaramente non va affatto idealizzato il venticinquennio (1956-1981) durante il quale Giscard fu in prima linea come deputato, ministro, finanziere e infine come presidente. Sì, furono effettivamente i “Trenta gloriosi”, un periodo in cui il potere della Francia (nei confronti sia dell’Europa sia dell’URSS) crebbe in maniera costante.

In verità, la reputazione di Giscard si affermò più che altro verso la fine del suo mandato. Ad esempio, sotto la sua supervisione furono avviati i lavori per le linee ferroviarie ad alta velocità (TGV) e si rilanciò l’industria nucleare che garantì l’indipendenza energetica alla repubblica. Oggi, però, i verdi avanguardisti sono intenzionati a cambiare questo sistema e ci stanno riuscendo con buoni risultati.

Quell’epoca, però, fu caratterizzata da una profonda crisi costituzionale. La morte della Quarta repubblica nel 1958 (evento che diede una forte spinta alla carriera di Giscard) fu considerata dai contemporanei né più né meno un colpo di Stato fascista. Poi vi fu il 1968 con le rivolte degli studenti. No, non fu affatto un’epoca facile e nemmeno il mandato presidenziale all’Eliseo lo fu.

Ma fu un’epoca in cui la Grandeur della Francia significava ancora qualcosa e non era affatto, come invece divenne con il presidente Holland, motivo di scherno.

Vigevano ancora i precetti gaullisti. Dopotutto, lo slogan “Rendiamo di nuovo grande il nostro Paese” non l’ha inventato Trump, ma il presidente e generale francese De Gaulle.

Probabilmente proprio per questo a Giscard d’Estaing (che dal 1981 non aveva più ricoperto cariche istituzionali) fu affidata nel 2001 la presidenza della Convenzione europea sul futuro dell'Europa. Un vecchio gaullista, infatti, non avrebbe fatto danni. E un discendente alla lontana di Luigi XV tantomeno.

Il problema è che né la Francia né l’Europa erano quelle di un tempo e gli sforzi di Giscard risultarono in un niente di fatto. L’idea di una Costituzione europea venne respinta e come misura palliativa nel 2007 fu approvato il Trattato di Lisbona, un accordo che accontentava al contempo tutti e nessuno. L’UE, dunque, ha assunto rapidamente l’assetto che presenta tutt’oggi.

Tra l’altro, fu già de Gaulle (un nostalgico della monarchia) a far notare al suo giovane collaboratore Giscard: “Il nostro principale problema è il popolo”. L’aristocratismo di mezzosangue reale è accettabile, ma gli operai non lo capiranno (come del resto nel 1969 non capirono il monarca repubblicano de Gaulle). Non aiutò nemmeno il fatto che indossasse un maglione sotto la giacca e suonasse l’armonica: pare che, oltre a V. S. Chernomyrdin, anche Giscard avesse un piglio più in linea con le aspettative del popolo.

In sostanza, Giscard d’Estaing divenne nel corso degli anni una figura paragonabile a un monarca costituzionale in un Paese repubblicano. Il discendente dei Borbone era rispettato, le sue parole venivano ascoltate, ma alla maniera repubblicana, ossia senza un ordine preciso. De Gaulle in una situazione simile si sarebbe comportato diversamente, mentre Giscard continuò a comportarsi da re che nessuno ascolta, ma che tutti rispettano. Dopotutto, anche la parvenza di grandeur si rivelò in un certo qual modo utile.

Chiaramente, oggi questo aspetto non è per niente attuale. Dei tre presidenti francesi ancora in vita, Sarkozy è continuamente implicato in vicende giudiziarie, Holland è sospettato e Macron è accerchiato da servi infedeli e si sente sempre meno a suo agio. Si fa fatica a immaginare che uno di loro tre possa personificare la Francia e diventarne monarca emerito. Questa ufficiosa branca del potere si è spezzata per sempre con Giscard.

Ma, nonostante tutto, fu un reggente degno del suo ruolo e questo in Europa (e non solo) è un merito che sempre meno figure possono vantare.

Che Dio l’abbia in gloria.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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