23:30 03 Marzo 2021
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E’ difficile decidere tra chi sia più stupido, se alcuni politici o certi funzionari che dovrebbero (teoricamente) essere loro d’aiuto o consigliarli. I casi in cui è difficile dare risposta a siffatta incertezza sono numerosi e, nella gara, è possibile che gli uni riescano a battere gli altri solo sul filo di lana.

Tra gli emblemi della stupidità, l’ultimo che viene alla mente è la decisione del Comune di Milano di proibire il fumo in tutti i luoghi all’aperto. In altre parole, non potranno più farlo quei licenziosi signori che sinora aspettavano la fine del pasto o del caffè per gustarsi una sigaretta appena lasciato il locale.

E sarà anche inutile cercare dei tavolini all’aperto ove lasciarsi andare all’immondo vizio o passeggiare dando sfogo alle proprie fantasie aiutati dal fumo di una sigaretta.

Se la ragione di tale “grida” fosse la volontà di tutelare la salute individuale non potremmo parlare di stupidità, ma solo del solito atteggiamento prevaricatore ben diffuso tra i vari comunisteggianti.

Per loro è normale pensare che tutto debba essere proibito salvo ciò che è esplicitamente permesso, anziché viceversa.

Tuttavia, la motivazione ufficiale della proibizione del fumare all’aperto decisa dagli attuali amministratori di Milano non è questa ed è invece molto più “scientifica”: purificare l’aria della città. Grazie alla scomparsa dalle strade di tutti i fumatori, l’atmosfera sarà più pura e l’inquinamento sparirà d’incanto! Geniale, vero?

Chissà se la fantastica idea sarà nata nella testa di un locale politico o in quella di un solerte funzionario.

Per non essere ingiusti, lasciamo che entrambi se ne attribuiscano il merito e proponiamo tutti e due per il prossimo “Ambrogino d’oro” (onorificenza assegnata annualmente dal Consiglio Comunale di Milano).

Chi pensasse trattarsi sempre e solo di stupidità potrebbe però sbagliarsi: almeno in altre circostanze nasce il dubbio di avere a che fare con qualcosa di perfino peggiore e cioè che atteggiamenti e decisioni apparentemente sciocche nascondano altri intenti.

Ad esempio, il volere intenzionalmente complicare le cose per aumentare la discrezionalità di chi è deputato all’applicazione delle leggi. In questo modo aumenta a dismisura il potere di chi le redige e soprattutto di chi le deve applicare. Naturalmente, alle spalle del cittadino qualunque, che non potrà che passare per ignorante.

 L’ottimo ex deputato Marco Zacchera, di professione commercialista, nel suo notiziario “Il Punto” ha citato un esempio indicativo di ciò cui alludo. Ecco un testo contenuto nell’ultima circolare dell’INPS datata 13 novembre 2020:

“…si precisa che la sospensione in trattazione non opera rispetto alla terza rata in scadenza nello stesso mese riferita alla rateizzazione di cui agli articoli 1236 e 127 del Decreto Legge 19 maggio 2020 n. 34 convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020 n. 77, ovvero dall’art. 97 del Decreto Legge del 14 agosto 2020 n. 104 convertito, con modificazioni, dalla legge 13 ottobre 2020 n. 126 dei versamenti sospesi ai sensi dei Decreti Legge 2 marzo 2020 n. 9, 17 marzo 2020 n. 18 convertito con modificazioni dalla legge 24 aprile 2020 n. 27, 8 aprile 2020 n. 23, legge convertita, con successive modificazioni dalla legge 5 giugno 2020 n. 40 3 n. 34/2020, convertita con modificazioni dalla legge n. 77/2020…”

E’ possibile che quanto scritto dall’INPS sia tecnicamente perfetto ma sono convinto che perfino un avvocato amministrativista o il migliore dei commercialisti fatichino a raccapezzarsi in questa marea di modifiche, richiami e conversioni di cui non si capisce nemmeno l’oggetto.

Se questo è il modo di presentare leggi e circolari, quante sono, a Vostro giudizio, le possibilità che un cittadino desideroso di applicare fedelmente tutte le leggi dello Stato possa incorrere in un qualche errore? Che, naturalmente, sarà punito con pesantissime sanzioni.

Un altro ex deputato, tale Dario Rivolta, presentò appena entrato in carica una proposta di legge secondo la quale ogni volta che in un testo ufficiale si richiamasse una legge precedente fosse indispensabile indicarne il titolo e, ove necessario, riportarne il testo.

Nella sua proposta chiedeva anche che modifiche a leggi precedenti imponessero la riscrittura di tutta la legge così come corretta, con automatica cancellazione di quella precedente che sarebbe stata in tal modo superata.

Quella proposta non andò mai in discussione in Aula perché fu bocciata in Commissione dopo una breve discussione.

Chi si espresse in modo decisamente contrario e la fece bocciare furono, guarda caso, deputati ex- magistrati e avvocati, sommi (e unici) interpreti delle leggi.

Ecco, dunque, dove nasce il sospetto che, almeno qualche volta, non si tratti solamente di stupidità, ma della concreta volontà di mantenere il cittadino in uno stato di permanente sudditanza, instillando in lui il bisogno di affidarsi alla benevolenza di chi sarà chiamato a giudicarne le azioni.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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