03:11 03 Dicembre 2020
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A due mesi dal passaggio di poteri alla Casa Bianca lo scontro tra i due presidenti semina disordine e confusione. Tra le mosse a sorpresa di “The Donald” potrebbe esserci un frettoloso ritiro dall’Afghanistan.

In compenso uomini e donne scelti dai democratici per guidare il nuovo Pentagono sono legatissimi all’industria degli armamenti. E molti temono una replica dell’era di guerre e interventi militari già vissuta ai tempi di Obama.

La data cruciale è quel 20 gennaio in cui Donald Trump dovrà, volente o nolente, lasciare la Casa Bianca a Joe Biden. Ma i poco più di 60 giorni rimasti minacciano di lasciare cicatrici profonde disegnando un futuro tutt’altro che pacifico non solo per gli States, ma anche per il resto del mondo. A rendere il tutto estremamente incerto contribuiscono sia i comportamenti del presidente uscente sia quelli del suo successore. A dispetto del suo atteggiamento bellicoso Trump in questi quattro anni si è sempre guardato dall’iniziare nuove guerre e s’è dimostrato estremamente riluttante nel proseguire quelle iniziate dai suoi predecessori. Ora potrebbe usare il poco tempo rimastogli per chiuderne qualcuna. Magari con un frettoloso abbandono dell’Afghanistan. Ma non sarebbe certouna mossa destinata a facilitare il lavoro di chi lo seguirà. Nel 2011 il tumultuoso ritiro dall’Iraq voluto da Obama consentì allo Stato Islamico di occupare Mosul e gran parte del nord del paese creando le condizioni per un nuovo intervento americano. Allo stesso modo un ritiro improvvisato dall’Afghanistan lascierebbe nelle mani dell’Amministrazione democratica un’orizzonte caotico e turbolento.

Per molti osservatori la defenestrazione del segretario alla difesa Mark Esper, licenziato lo scorso 9 novembre e sostituito con un Christofer Miller già capo dell’anti terrorismo al Consiglio di Sicurezza Nazionale, potrebbe preludere ad un tentativo del Presidente uscente di chiudere i comandi di Kabul e riportare a casa i soldati americani entro Natale. Grazie a quella mossa a sorpresa The Donald potrebbe dire d’aver chiuso, come promesso nel 2016, le cosiddette guerre “senza fine”. E d’esserci riuscito nonostante gli ostacoli frapposti dall’apparato militare industriale. Lo stesso varrebbe per la Siria, un altro teatro dove il rientro è stato duramente ostacolato da generali e Segretari alla difesa. "Giocavamo sempre con i numeri per non far capire alla nostra leadership quante truppe avevamo lì” - ha ammesso, alla vigilia del congedo di fine mandato, il Rappresentante Speciale per l’intervento in Siria James Jeffrey. L’ammissione fa capire come generali e Pentagono abbiano costantemente eluso le richieste di Trump di non lasciare sul terreno più di 200 uomini. Ma prima di andarsene il presidente uscente vorrebbe cancellare anche l’ accusa di esser stato eletto grazie all’appoggio del Cremlino.

Le prove del complotto, a detta del presidente, sono nascoste in alcuni dossier della Cia che il direttore Gina Haspel, prima donna nella storia a guidare l’agenzia per scelta dallo stesso Trump, si rifiuta di far emergere dagli archivi. L’altra grande colpa della Haspel è quella di non aver messo a tacere la fonte di Langley che nel luglio 2019 spifferò i contenuti di una telefonata tra Trump e il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky. La telefonata in cui Trump prometteva aiuti in cambio d’informazioni sulle attività in Ucraina del figlio di Biden diventò così uno degli atti d’accusa utilizzati dai democratici per richiedere l’impeachment del presidente. Per questo la Haspel è nel mirino di un Donald deciso a far rotolare la sua testa prima di abbandonare la Casa Bianca. Una Cia decapitata durante la transizione tra i due presidenti renderebbe più complessa l’entrata in scena di Biden costringendolo ad esordire sulla scena internazionale con un apparato d’intelligence in parte menomato. E tra le mosse studiate per consegnare al successore una rete informativa meno affidabile rientra anche l’eliminazione di Joseph Kernan, il sottosegretario alla Difesa responsabile per l’intelligence messo alla porta assieme al Segretario alla Difesa Esper.

Dall’altra parte le prime mosse di Biden non fanno certo ipotizzare un quadriennio improntato alla distensione sul fronte internazionale. Nonostante una campagna elettorale in cui ha rimasticato le promesse di Trump promettendo anche lui di chiudere le guerre “infinite” Joe Biden resta l’uomo che ha guidato - da numero due di Obama - la campagnia in Libia, l’impegno in Afghanistan, il ritorno in Iraq, l’intervento in Siria e la guerra nello Yemen. Fedele al proprio passato si prepara a consegnare la Difesa a quel complesso militare industriale che negli ultimi quattro anni ha fatto di tutto per ostacolare Donald Trump. 

Per capirlo basta scorrere la lista della squadra democratica che prenderà in consegna il Pentagono. Almeno otto dei 23 prescelti stando alla rivista arrivano da organizzazioni e centri studi finanziati dalle grandi industrie di armamenti. Prima fra tutte Kathleen Hicks, una ex-sottosegretario alla difesa dell’era Obama passata poi a dirigere il “Centro per gli Studi Strategici e Internazionali” (Csis) un think tank finanziato da Gen­er­al Dynam­ics, Raytheon, Northrop Grum­man, Lock­heed Mar­tin e altri colossi dell’industria degli armamenti. La Raytheon oltre a fornire ai sauditi le bombe intelligenti utilizzate nello Yemen è anche uno dei grandi finanziatori della lobby che lavora per impedire il blocco delle vendite di armi a Riad. La Northrop Grumman è il principale produttori dei droni utilizzati da Cia e Pentagono. La Lockheed Martin realizza invece il sistema missilistico Thaad destinato a venir ospitato dalla Corea del Sud e fondamentale nella contrapposizione militare alla Cina nel Pacifico. Insomma alla fine dei conti ci sono tutti i presupposti perchè il cattivo Trump venga ricordato come uno dei presidenti più pacifici della storia. Mentre il suo successore, tanto caro alla sinistra pacifista democratica e buonista, sembra pronto a regalarci, come già con Obama, un’era di guerre e caos mondiale.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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