07:29 05 Dicembre 2020
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In tutto il mondo anglosassone, e non solo, il venerdì 13 è considerato un giorno particolarmente temuto perché rappresenta la combinazione del numero e del giorno che più portano ‘sfortuna’ secondo la tradizione. Ma in Italia non era il 17 il numero sfortunato? Proviamo a capire da dove derivano queste superstizioni.

Oggi è venerdì, il giorno ritenuto più sfortunato della settimana, 13, il numero ritenuto più sfortunato in tutto il mondo anglosassone e non solo, del mese di novembre, il mese considerato meno ‘allegro’ dell’anno, del 2020, anno bisestile (anch’esso con non pochi ‘pregiudizi’) e siamo in tempi di pandemia. C’è da preoccuparsi?

Altro che lockdown! Alcuni avranno deciso di barricarsi in cucina e svuotare il frigo dall’ansia. C’è persino uno specifico termine scientifico per questo – in medicina, il panico per questa data è ufficialmente considerato un disturbo mentale ed è chiamato parascevedecatriafobia. Secondo alcune statistiche, pare che nel mondo soffrano di questo scioglilingua circa 60 milioni di persone, l’equivalente dell’intera popolazione italiana.

La parascevedecatriafobia

La parascevedecatriafobia è definita come una paura persistente, anormale e ingiustificata dei giorni venerdì e del 13. Venerdì 13 è quindi il ‘mammasantissima’ per milioni di persone ma attenzione – questo vale solo per i paesi di lingua inglese, francese o portoghese, così come Germania, Finlandia, Olanda, Belgio, Polonia, Bulgaria, Danimarca, Svezia, Norvegia, Repubblica Ceca, Slovachia e misura minore anche Russia, ma non in Italia, dove il giorno considerato più sfortunato non è certo il 13, che anzi si considera fortunato (a parte quando si è a tavola) e in Spagna, dove è considerato il martedì il giorno peggiore della settimana. In Giappone addirittura il venerdì 13 è considerato un giorno particolarmente fortunato e in Tibet il numero preferito è proprio il 13.

Quindi ricapitolando, la parascevedecatriafobia vale per tutti ma ognuno ha la sua – per alcuni è oggi, venerdì 13, per altri è martedì 13, per gli italiani venerdì 17, per i giapponesi invece i numero sfortunati sono il 4 e il 9. Come capirci qualcosa?

Giappone

Iniziamo dal Giappone. Il caso più semplice. 4 in giapponese si legge ‘shi’, che vuol dire anche morte, mentre 9 si legge ‘ku’, che vuol dire anche dolore. Basta, non serve aggiungere altro.

Paesi anglosassoni e la triscaidecafobia per il 13

La paura specifica per il numero 13, viene chiamata dagli studiosi della mente umana triscaidecafobia –  treiskaídeka, ‘tredici’ e phóbos, ‘paura’, come sempre dal greco. Da dove deriva? In realtà questa sorta di cabala è avvolta dal mistero. Non esistono interpretazioni univoche, solo ipotesi.  

Secondo una versione, fu un venerdì 13 che Adamo ed Eva assaggiarono il frutto proibito, dopo di che furono espulsi dal paradiso. Ma dov’è scritto nella Bibbia? È pur vero che al versetto 13 del Capitolo 3 della Genesi si legge: “Il Signore Dio disse alla donna: «Che hai fatto?». Rispose la donna: «Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato». Ma è sufficiente?

Più credibile che la sensazione di sfortuna derivi dal racconto dell’Ultima Cena, quando si sedettero in 13 a tavola e il giorno dopo rimasero in 12. Appunto motivo per cui soprattutto in Italia e Francia sedersi in 13 a pranzo o cena è considerato di una sf… sfortuna terribile. Ma, a parte le ore pasti, il 13 nei Paesi di tradizione cattolica è considerato un numero fortunato proprio perché rappresenta Cristo + i 12 apostoli.

Ma allora, perché questa fissa specifica per il 13 soprattutto negli Stati Uniti, dove, a parte la creazione della serie cinematografica horror ‘Friday the 13th’, persino mancano i piani degli edifici n.13, le camere d’hotel, i posti letto, le file degli aerei, dei cinema, teatri etc?

Forse c’entra qualcosa la tradizione satanista della ‘dozzina del diavolo’? Nel Medioevo si credeva che un sabato di stregoneria potesse aver luogo solo con la partecipazione di 12 streghe e Satana, per un totale di 13 partecipanti appunto. Ma è un particolare noto a ben pochi.

Forse tutto iniziò il venerdì 13 ottobre del 1307 quando vennero arrestati in massa i famosi Cavalieri templari, osteggiati dal re di Francia Filippo IV il Bello? Furono le maledizioni da questi pronunciate durante le torture o sul rogo mentre venivano bruciati dall’inquisizione?

Ma se fosse questo il motivo, come mai allora già prima del XV secolo esisteva in alcuni popoli nordici una tradizione negativa riguardo al numero 13?

Forse può venire in aiuto non tanto la Storia quanto la matematica.

Il 12 è un numero straordinario. Un numero piuttosto piccolo ma al tempo stesso incredibilmente divisibile, anche meglio del 10. In pratica un obiettivo ideale da raggiungere per qualsiasi comunità primordiale. Si divide per 2, 3, 4 e 6. Formare un gruppo di 12 soldati o una squadra di 12 operai o contadini significava poterli redistribuire facilmente in piccoli sottogruppi e dividere compiti e mansioni. 13 invece è un numero primo. Non si divide con niente. Quell’unico uomo in più creava tutta una serie di problemi di gestione e grattacapi. Chi avrebbe mai potuto amare il 13 sin dall’antichità? Da tutte le parti del mondo avranno iniziato a dire “mannaggia, eravamo tanto bene in 12, adesso in 13 che si fa?”. Ecco la sfortuna.

E perché in Italia invece c’è la Eptacaidecafobia (paura per il 17)?

Certo, anche il 17 è un numero primo, ma il 16 non si divide mica per 3. Che motivo c’era in Italia per odiare così tanto il 17?

Sì, certamente i seguaci di Pitagora odiavano il 17 perché era proprio tra il 16 e il 18, numeri ideali per la loro rappresentazione dei quadrilateri perfetti 4×4 e 3×6. Ma Pitagora era greco, in Grecia oggi non hanno mica la fissa per il 17.

Allora forse in questo caso sì c’entra qualcosa la Bibbia dato che nella Genesi, questa volta al capitolo 7, è proprio scritto che il Diluvio Universale cominciò il 17.mo giorno del secondo mese. E certo, quel 17 lì, dovette essere proprio una giornataccia.

Ma alcune fonti sospettano piuttosto di quella scritta che appariva sulle lapidi dell’Antica Roma, VIXI, che in latino significava 'vissi', ma che può essere anche letto come l’anagramma di XVII, che in numero romani è appunto 17.

C’è anche la smorfia napoletana secondo la quale il 17 è ‘la disgrazia’, ma pur essendo la smorfia di origini molto antiche, questa non è causa, quanto piuttosto ‘effetto’ della cattiva nomea di questo numero.

Quindi, tutto qui? Pare di sì, non si trovano altre spiegazioni storiche, né logiche.

Tutti d’accordo invece sul Venerdì, quasi tutti

E perché il venerdì sarebbe il giorno più sfortunato della settimana? Non è forse il giorno in cui inizia il weekend? Il giorno di Venere? Che c’è di più bello?

In realtà in questo caso non sembra difficile – il venerdì è il giorno della ‘Passione di Cristo’, il giorno in cui venne torturato e crocifisso. Appunto ogni anno il venerdì che precede la Pasqua i cristiani di tutto il mondo commemorano il Venerdì Santo. Tuttavia si potrebbe obiettare che già prima, ancora una volta gli Antichi Romani, consideravano Martedì e Venerdì giorni sfortunati. Martedì perché il giorno di Marte, Dio della guerra e della discordia, Venerdì non si sa. Si sa solo che si credeva che i figli concepiti in questo giorno avrebbero avuto una vita difficile e da qui il detto “Né di Venere né di Marte ci si sposa né si parte”. Infatti ancora oggi le statistiche dicono che in Italia si inaugurano meno attività in questi giorni, ci sono pochi matrimoni e le partenze sono ridotte. Quindi il mistero rimane. Tanto più che in Spagna il giorno della sfortuna per eccellenza non è il venerdì ma il martedì.

Statistica

In ogni caso, che abbiate una propensione per la parascevedecatriafobia, la triscaidecafobia, o l’eptacaidecafobia, sappiate che le statiche dicono che le probabilità di incidenti o disgrazie non aumentano né col 13, il 17, i martedì, i venerdì, i bisestili o a novembre, anzi pare che durante certe congiunture vi siano delle diminuzioni, perché la gente sta più attenta. Ma pure essere troppo ottimisti non va bene, quello anche tante volte porta male.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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