02:59 28 Novembre 2020
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A tre giorni dalle elezioni ancora non si sa chi ha vinto. Gente in piazza, tensioni, accuse, schede ancora in arrivo, ricorsi pronti. E forse è solo l’inizio. Qual è il problema? Proviamo ad analizzare tutti i limiti del sistema elettorale del Paese preso a modello in Occidente e cerchiamo di capire adesso quali sono i veri rischi.

Il punto non è chi ha vinto. Il punto è come si fa a capirlo e, ancora più dura, spiegarlo a chi avrà perso.

Tutta colpa di Trump, tutta colpa di Biden? No, il problema si era già verificato. Vent’anni fa.

Alle elezioni presidenziali del 2000 Gore prese quasi mezzo milione di voti in più del repubblicano George W. Bush ma vinse Bush con 271 grandi elettori contro 266. Fu decisiva la Florida, dove i voti vennero contati e ricontati fino a stabilire che erano 537 in più per Bush. Quella manciata di voti, valse tutti e 25 i Grandi Elettori di quello Stato (adesso la Florida ne ha 29). Ma c’è di più – ci volle più di un mese per arrivare a questa conclusione e i riconteggi a mano vennero interrotti solo perché alla fine la Corte Suprema, a dicembre, con una maggioranza di 5 contro 4 membri, decise che non vi era altro tempo a sufficienza per rimettersi ancora una volta a scartabellare. Gore si ritirò in buon ordine e non successe nulla.

Ma oggi? Con Biden e Trump andrà allo stesso modo? Con tutti i dubbi che vi sono sul voto per corrispondenza, oggi maggioritario, allora solo una piccola percentuale? Con la crisi del coronavirus, quella economica e tutte le tensioni sociali che covano?

Auguriamo agli amici americani, ovviamente, che alla fine fili tutto liscio, ma proviamo a capire perché negli Stati Uniti, il sistema elettorale, anche da un punto di vista puramente ‘tecnico’, può dare adito a dubbi ed attriti non facili da digerire per la fazione che esce sconfitta di misura.

La formula dei Grandi Elettori

Negli Stati Uniti l’elezione del Presidente non è diretta. Vengono eletti dei Grandi Elettori, cioè dei delegati. In pratica a ciascuno Stato è attribuito un numero di grandi elettori equivalente al numero dei suoi rappresentanti al Congresso: ossia due senatori (a prescindere dal peso demografico dello Stato), più il numero dei rappresentanti che ha diritto di mandare alla Camera dei deputati (in proporzione alla popolazione). In totale i grandi elettori sono 538, come il totale di tutti i senatori (100), più i deputati, 435, più tre rappresentanti del Distretto di Columbia in cui si trova la capitale Washington. Per vincere la corsa presidenziale bisogna quindi arrivare a conquistare 270 grandi elettori.

Ma chi sono fisicamente i Grandi Elettori e perché non potrebbero poi votare di testa loro?

Questi grandi elettori non sono né deputati né senatori, sono semplici cittadini e ogni Stato ha un suo metodo per nominarli. Di solito vengono selezionati in riconoscenza per il lavoro svolto durante la campagna elettorale per il partito ma possono essere chiunque. E’ scritto da qualche parte della Costituzione statunitense che poi debbano per forza votare per il candidato promesso? No, non c’è scritto. Esistono solo delle leggi non federali, (solo in 24 dei 50 Stati), in cui viene fatto obbligo di votare per il candidato promesso, ma anche in quei casi possono venire in teoria perseguiti penalmente ma non annullato il loro voto. Ipotesi solo teorica? Niente affatto – Nel 2000 una delle tre grandi elettrici del Distretto di Columbia che avrebbe dovuto votare Gore si astenne, nel 2004 un grande elettore del Minnesota che avrebbe dovuto votare per John Kerry votò per errore per un candidato minore. In tutto alcune fonti contano che siano stati una cinquantina i casi, in media quasi uno a elezione (questa è la 59.ma elezione).

Ma che senso ha eleggere delle persone comuni che poi eleggono un Presidente? Non si faceva prima a eleggere direttamente il Presidente?

Certo, ma i Padri Fondatori nel 1787 ritennero che l’elettorato non avrebbe avuto le necessarie informazioni sui candidati per prendere delle decisioni edotte. Oggi è il contrario – gli elettori sanno tutto quello che c’è da sapere sui candidati ma spesso non hanno la minima idea di chi siano questi grandi elettori pescati quasi a caso. Tuttavia, in duecento e passa anni, a nessuno è venuto in mente di aggiornare la Costituzione.

La regola del ‘chi vince piglia tutto’

La formula del ‘The winner takes it all’, e al perdente non resta nulla, come dicevano gli Abba, è quella che ha portato in almeno due casi ad avere il paradosso di un Presidente eletto di fatto da una minoranza. Nel 2000 il già citato W.Bush, e nel 2016, lo stesso Trump, che addirittura vinse con oltre un milione di voti in meno della Clinton. Ma vediamo come funziona con un esempio.

California, 40 milioni di abitanti, 55 grandi elettori, circa 12 milioni di voti effettivi. Se un candidato per ipotesi prende 6 milioni di voti e un altro 6 milioni + 1, il candidato con un solo voto in più prende tutti e 55 i grandi elettori. Quindi il perdente butta via 6 milioni di voti netti. Inutile quindi avere un buon seguito a livello nazionale ma equamente distribuito, molto meglio avere un seguito concentrato nei punti chiave e magari essere odiati in altri Stati dato che tanto perdere per uno o un milione non cambia nulla.

Se anche per paradosso il candidato perdente in California per un solo voto prendesse tutti i voti del Texas, finirebbe con avere meno grandi elettori, pur se con più del doppio degli elettori ‘piccoli’.

E che fine fanno tutti gli altri candidati?

Qualcuno ha mai sentito parlare di Jo Jorgensen, la docente di psicologia all'Università di Clemson candidata del Partito Libertario? Oppure di Howie Hawkins, il verde socialista? Roque De La Fuente? Gloria La Riva? Don Blankenship? È tutta gente candidata ma non lo sa nessuno. Tutti pensano che i candidati siano solo Trump e Biden.

Il sistema del ‘chi vince prende tutto’ tende per sua natura a far sparire qualsiasi terzo incomodo, è pura matematica. Chi punterebbe mai sullo zero verde in una roulette in cui se anche uscisse, tanto pagherebbe solo il rosso o il nero? E come potrebbe mai un outsider ottenere mai la maggioranza di un intero Stato per vedersi rappresentato? Motivo per cui non solo alle presidenziali, ma anche alle elezioni di medio termine, certo, altri partiti possono anche presentarsi, ma tanto al Congresso non entrano con tale sistema maggioritario assoluto.

Non proporzionalità della rappresentanza anche tra i vari Stati

Facciamo un altro calcolo. Abbiamo detto che la California ha 40 milioni di abitanti e 55 grandi elettori. Quindi per logica il New Hampshire che di abitanti ne ha 1,36 milioni quanti delegati dovrebbe avere? Massimo due. Ne ha 4. Il Wisconsin, con 5,7 milioni? Ne ha 10. Questo per via del fatto che ogni Stato ha diritto ad avere non solo un numero di delegati pari al numero dei deputati, calcolato in proporzione alla popolazione, ma anche di senatori, che sono invece due fissi per tutti gli stati. Chiaro quindi che il voto di chi è nel New Hampshire vale molto di più di chi è in California. E se uno di fatto vive in California ma vota, magari per posta dal New Hampshire? Niente di grave alla fine, per la legge dei grandi numeri non è questo che cambia il corso degli eventi, ma è un sistema che in caso di contestazioni e tensioni può dare appigli a critiche di qualsiasi tipo.

Il curioso caso del Gerrymandering

Mai sentito parlare del Gerrymandering? Il signor Elbridge Gerry (1744-1814) era un politico statunitense che governò il Massachusetts. Studiando le caratteristiche del sistema maggioritario del suo Paese si accorse che, nei casi come il suo, quando cioè due candidati si sfidavano all’ultimo voto, tutto poteva essere deciso dalla costituzione dei collegi elettorali. Sapendo che all'interno di una determinata regione ci possono essere parti della popolazione ben localizzabili favorevoli a questo o quel politico, ad esempio, seguendo la dicotomia centro-periferia, giovani-vecchi, ceto basso-ceto alto, capì che gli sarebbe bastato ridisegnare a proprio vantaggio la costituzione fisica del suo collegio elettorale per continuare a vincere le elezioni. Egli disegnò quindi per sé un nuovo collegio con confini particolarmente tortuosi, per andare a pescare quelle parti della popolazione a lui favorevoli ed escludendo quelli a lui sfavorevoli, garantendosi così la rielezione. Le linee di tale collegio erano così irregolari e tortuose, da farlo sembrare a forma di macchie di salamandra, da qui il termine Garrymandering – Gerry + salamander.

Naturalmente il gerrymandering alla fine andò alla Corte Suprema e venne dichiarato anticostituzionale, ma ancora oggi qualcuno potrebbe avere qualcosa da ridire su certi collegi elettorali disegnati in forma quantomeno ambigua.

Il voto per corrispondenza

Il voto postale è la grande novità di questa tornata elettorale. In realtà già nel 2016 un quarto degli elettori votò in questo modo, ma questa volta stiamo parlando di oltre 64 milioni di schede arrivate per posta, più si calcola altri 31 milioni di schede richieste ma non riconsegnate, disperse o non ancora arrivate. Notizia di oggi è che, per ammissione dello stesso servizio postale, 150mila schede non sarebbero state consegnate entro il giorno dell’elezione. Ora, che vinca l’uno o l’altro non è questo il punto, e, almeno personalmente interessa anche poco, le questioni che emergono dal voto postale mi pare siano piuttosto le seguenti e siano anche abbastanza serie:

  1. Come si conta una scheda spedita dopo il giorno 3 novembre, cioè DOPO la chiusura dei seggi e con i risultati parziali già noti e ricevuta oggi (ammesso che i timbri postali siano sempre leggibili)?
  2. Come si conta una scheda spedita PRIMA del giorno 3 ma che arriva dopo una settimana, quando magari stanno ancora ricontando?
  3. Quante sono le schede ancora in circolazione, non arrivate o disperse?
  4. Che fine hanno fatto i milioni di schede richieste e poi non consegnate?
  5. E se voto due volte? Se ne accorge nessuno? Trump aveva lanciato questa provocazione agli inizi di settembre, dicendo di non fidarsi affatto del voto postale. Aveva consigliato, a chi aveva scelto di votare per posta, di andare a votare anche di persona poi ai seggi. “Se il sistema funziona si accorgeranno che avete già votato, altrimenti significa che non funziona”, aveva detto. Non del tutto esatto perché alcuni Stati contano i voti per posta anche dopo la chiusura dei seggi ma, a maggior ragione, come fa il sistema a controllare allora il contrario – cioè se vado a votare di persona e poi arriva anche il voto per posta?
  6. Come faccio a sapere se il voto è segreto, libero o se invece mi è stato imposto o comprato nel momento in cui non avviene nel quadro delle garanzie di un’urna ma in un qualsiasi luogo privato? Certo, chi si va a comprare milioni di voti? Ma abbiamo analizzato come funziona il sistema e parlato del gerrymandering – non serve comprare milioni di voti, basta comprare quelle poche decine di migliaia nelle circoscrizioni giuste. Gore perse o no per soli 537 voti? Queste elezioni sono costate più del doppio delle precedenti, si parla di 14 miliardi di dollari ai due schieramenti. Una montagna di denaro è girata in un Paese ricco sì, ma con una ricchezza distribuita incredibilmente male, mentre schede elettorali preziose giravano liberamente come fossero semplici cartoline di auguri.
Conclusione

Il problema non è se qualcuno possa o meno aver approfittato dei tanti poveri disposti a vendersi le schede per pochi dollari, o se ci siano state frodi di altro tipo. Il problema è che, così com’è, il sistema elettorale degli Stati Uniti può essere facilmente preso di mira da qualsiasi tipo di contestazione, sia da una parte che dall’altra. In situazioni già di tensione, in mancanza di equilibrio e serenità sociale, tutto questo può evolvere e degenerare.

Ma c’è un ulteriore fattore destabilizzante. Quante volte proprio gli Stati Uniti hanno contestato le elezioni altrui con i pretesti più vari pur di contrastare evoluzioni geopolitiche non gradite? Nel momento in cui affermi il principio che un’elezione non è valida e puoi non riconoscerla, non perché lo puoi dimostrare, ma semplicemente perché non ti piace il risultato, come fai poi a fermare quel principio che tu stesso hai enunciato?

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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