07:13 05 Dicembre 2020
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La notte del 29 ottobre 1955, la corazzata Novorossijsk affondò nella baia di Sebastopoli dopo una forte esplosione. Una tragedia in cui morirono più di 600 marinai. Per anni i russi hanno creduto che ad affondare quella che prima si chiamava la ‘Giulio Cesare’ fossero stati gli italiani per vendetta. Ora finalmente emerge la verità dagli archivi.

Il direttore del ‘Bollettino degli archivi della Presidenza della Russia’ Sergei Kudryashov, ha nuovamente ribadito che la causa di quella immane tragedia non fu altro che una mina tedesca rimasta non bonificata nella baia dopo la guerra. La leggenda dei sabotatori italiani della Xª MAS di Junio Valerio Borghese non ha quindi nulla a che fare con i fatti egli afferma.

Già nel febbraio del 2018, Kudryashov aveva desecretato gli archivi e RIA Novosti aveva pubblicato le sue parole inequivocabili: “i documenti dimostrano in maniera univoca come molte versioni volgari che stanno circolando sulla stampa rosa e su Internet, compresa la versione ‘italiana’ dell’affondamento, siano assolutamente prive di fondamento”, aveva detto ai media russi. Nel resto dell’intervista Kudryashov affermava che la Novorossijsk affondò a causa dell’esplosione di una vecchia mina tedesca e che la gravità della tragedia venne amplificata dalle decisioni errate del comandante, il quale scelse di non evacuare immediatamente l’equipaggio sottovalutando il pericolo di affondamento.

L’indagine era stata fatta subito dopo il drammatico evento ed aveva portato alla rimozione degli alti ranghi della marina del Mar Nero, compreso il comandante in capo della Marina Nikolaj Kuznezov che si vide anche degradare il grado di Ammiraglio. Si era subito giunti alla conclusione più ovvia, anche perché sul fondale, nei pressi della stessa Novorossijsk, vennero successivamente trovate altre mine tedesche inesplose. Nessuno ebbe molti dubbi, nessuno puntò il dito per lungo tempo. D’altra parte nell’Unione Sovietica di quei tempi, non era certo d’uso dare enfasi mediatica a certe notizie ben poco edificanti. Poi, ad un certo punto, iniziarono le leggende. Ma come nacquero? Come si è arrivati a pensare che a guerra finita, degli italiani avessero potuto compiere quello che, tecnicamente, non potrebbe essere chiamato in altro modo se non vero e proprio atto terroristico? E per di più per una pura e patetica ‘sete di vendetta’? Semplice – glielo abbiamo messo in testa noi stessi. Ma vediamo come.

La corazzata Giulio Cesare

Per capire bene questa storia bisogna cominciare dal principio, e il principio, non si chiama ‘Novorossijsk’ ma ‘Giulio Cesare’.

La corazzata Giulio Cesare era un'unità della Regia Marina varata a Genova nel 1911 e riammodernata nel 1937 che servì in entrambe le guerre mondiali. Al termine della Seconda guerra mondiale, in ottemperanza alle clausole del trattato di pace, venne ceduta all'Unione Sovietica, come risarcimento per i danni di guerra. Oltre alla Giulio Cesare, i sovietici ottennero anche la Colombo, l'incrociatore Emanuele Filiberto, i cacciatorpediniere Artigliere, Fuciliere e Riboty, le torpediniere Classe Ciclone Animoso, Ardimentoso e Fortunale, i sommergibili Nichelio e Marea e tutta una serie di motosiluranti, vedette, navi cisterna, motozattere da sbarco, navi da trasporto e rimorchiatori. Molte di queste unità non vennero ritirate perché in pessimo stato.

Il 5 marzo 1949 la Giulio Cesare venne inquadrata nella Flotta del Mar Nero di stanza a Sebastopoli e venne ribattezzata Novorossijsk.

L’affondamento della Novorosijsk

La sera del 28 ottobre 1955, la Novorossijsk ormeggiò a una boa nella baia di Sebastopoli a 100 metri dalla riva. A bordo vi erano un migliaio di marinai. Alle ore 1:30 della notte del 29 ottobre, una potente esplosione sotto lo scafo la squarciò aprendo una vasta falla. Il comandante Ovčarov e il viceammiraglio Parchomenko fecero l’errore di non ordinare subito l’evacuazione ma di rimorchiare la nave in un punto meno profondo. Pare che Parchomenko (poi subito rimosso) avesse considerato che il fondale in quella zona, essendo di soli 17 metri, cioè inferiore rispetto alla larghezza della nave (28 metri), non avrebbe potuto in ogni caso rappresentare un pericolo. Non aveva però considerato i 30 metri di melma del fondale stesso. Quell’ora di tempo persa fu fatale, alle 2:32 la nave s’inclinò, mentre i rimorchiatori la trainavano. Ma neppure allora venne ordinato di abbandonarla. Risulta che il contrammiraglio Nikolaj Nikol'skij a quel punto chiese a Parchomenko di evacuare tutto l’equipaggio non necessario ma che questi si rifiutò. 10 minuti dopo, la nave iniziò ad affondare da prua. Alle 4:15 si capovolse nel fondale melmoso che non oppose alcuna resistenza. Secondo le prime stime si ritenne che persero la vita 604 uomini ma fonti russe più recenti sostengono che il reale numero delle vittime potrebbe essere stato superiore a 800 – al momento dell’esplosione dai 50 ai 100 marinai, il resto durante il ribaltamento o intrappolati all’interno della nave nelle bolle d’aria e morti lentamente, 32 morti provenienti dalle squadre di soccorso degli incrociatori Mikhail Kutuzov e Molotov. Almeno 200 dei morti erano cadetti, quindi giovanissimi. Solo nove persone furono salvate dai compartimenti della nave allagata: sette tirate fuori attraverso un foro praticato nella parte poppiera del fondo, altre due estratte dai sommozzatori 50 ore dopo l’affondamento.

La nascita delle leggende sull’affondamento

La versione ufficiale fu in un primo momento quella di un incendio a bordo, poi una commissione di inchiesta decise che dovette trattarsi per forza di una mina, anche perché si sapeva che tutta la baia era ancora infestata da vecchie mine e in effetti successivamente ne vennero trovate una ventina, una addirittura a pochi metri dal punto dell’affondamento. Il rapporto di quella commissione venne tuttavia secretato. Troppe le colpe e gli errori da poterle ammettere, ma la secretazione non fece che innescare un lento progressivo tarlo. Se una mina è la cosa più ovvia, perché allora non lo dicono? C’è forse dell’altro? Questo si iniziarono a chiedere, non sapendo che nel rapporto secretato c’era proprio scritto ‘mina’. Poi qualcuno fece notare un particolare - le batterie delle mine magnetiche di tipo RMH o LMB tedesche della seconda guerra mondiale durano al massimo 9 anni, e al momento della tragedia ne erano passati 11 da quando erano state lanciate dagli aerei tedeschi. Presto questo diventò un assioma e iniziarono a ricamarci sopra. Esistono esperti che sostengono il contrario, esiste la possibilità che la melma del fondo abbia interagito in modo da conservare la mina più a lungo, l’ancora potrebbe averne colpita una e innescato una reazione a catena con i serbatoi pieni, tante sono le possibilità. L’anno scorso in Germania è scoppiata una bomba della Seconda Guerra mondiale in mezzo a un campo e ha creato un cratere di 10 metri. Nella notte, non l’aveva toccata nessuno. Quando trovano un qualsiasi ordigno ancora oggi evacuano interi quartieri. Un motivo ci sarà. Eppure a partire da quell’unica considerazione avevano iniziato a rimuginare.

Ma la pista ‘italiana’ non era l’unica variante che passò per la mente agli investigatori fai da te che si scatenarono non appena crollò l’URSS e nacque internet.

Ipotizzarono che potesse essere stato un mini sommergibile, una provocazione NATO, gli inglesi, i turchi, persino qualcuno disse che fu un complotto interno per screditare l'Ammiraglio Kuznetsov. Poi, un certo Nikolaj Cherkashin, per altro ex ufficiale di sottomarino, scrittore e saggista russo, piuttosto stimato in patria, ma anche piuttosto ‘romanziere’, pubblicò un saggio il 14 maggio 1988 sulla Pravda, poi un intero libro, intitolato ‘Requiem per una corazzata’, dove teorizzava una intercapedine segreta nello scafo nella quale gli italiani avrebbero nascosto dell’esplosivo per poi andare a colpire in rada in quel punto con gli uomini rana della X.ma MAS al comando di Borghese. Ed è da lì che probabilmente partì tutto.

La ‘confessione’ di Ugo D’Esposito, il credito dato dai media italiani e il putiferio in Russia

Seppure la tesi di Cerkaschin fosse basata su ‘sentito dire’, illazioni, tanta teoria, prosa, ma soprattutto, zero prove concrete, quella versione iniziò a circolare. Era impensabile che gli uomini rana della Xª MAS, per quanto temerari e estremamente preparati, questo nessuno lo mette in dubbio, potessero essere andati a piazzare una tonnellata di tritolo sotto lo scafo. Cerkaschin è consapevole di questo fatto, ma una piccola carica, ben più facile da portare e posizionare sott’acqua, ne avrebbe potuta innescare un’altra più grande in una intercapedine nascosta che fosse rimasta ‘dormiente’ anni in attesa del momento giusto. Poco importa se le lamiere del relitto erano rivolte verso l’interno, ad indicare una esplosione dall’esterno, e non anche dall’interno. Un particolare a cui, dopo le parole di Ugo D’Esposito, ma soprattutto dopo l’enfasi mediatica datagli, nessuno fece più caso.

Il fatto fu che la questione rimbalzò in Italia e qualcuno iniziò a chiedere in giro ai reduci della leggendaria flottiglia fascista se per caso ne sapessero qualcosa. Finché chiesero anche all’ex incursore Ugo D’Esposito.

“Sì, siamo stati noi. Non volevamo che questa nave andasse ai sovietici e quindi facemmo tutto il possibile per affondarla. Nel nostro ambiente lo sapevano tutti, era una voce che circolava, anche se riservatissima. Io ho partecipato all’affondamento di un’altra nave, ma non del Novorossiysk”. Tanto bastò.

La sequenza successiva fu la seguente – il mese dopo i veterani della corazzata fecero appello ai presidenti di Russia e Ucraina (agosto del 2013, la Crimea era ancora amministrativamente sotto l’Ucraina) con la richiesta di avviare un'indagine internazionale sull'affondamento della nave – a sua volta l’appello creò ulteriore eco – un giornalista, Luca Ribustini, scrisse un libro ‘Il Mistero della Corazzata Russa: fuoco, fango e sangue’ (2014, ripubblicato nel 2018)  – i media italiani gli dettero credito – il tutto rimbalzò nuovamente in Russia e la leggenda diventò una verità assoluta e inconfutabile.

Quanto è consolidata la convinzione a Sebastopoli?

Apro una parentesi personale. La mia prima volta a Sebastopoli credo sia stata nel 2005. L’ultima dopo la riunificazione (che molti da noi chiamano ‘annessione’ ma è inutile stare ad aprire un’altra parentesi). In tutto, se fatto bene i conti, ci ho vissuto un anno e mezzo al netto dei vai e vieni. Le volte che mi avranno detto "Ah, italiano, quelli che ci hanno affondato la Novorossijsk!” non le saprei contare. Niente punto di domanda, solo esclamativo. È un fatto appurato per loro. La discussione è solamente se volevamo solo affondarla ma non anche uccidere i ragazzi, e se la cosa potesse essere vista come un atto di rivincita tutto sommato anche di valore oppure una bastardata inutile. Ma non è in discussione che siano stati gli italiani.

Ma dov’è l’attendibilità?

In pratica si tratta di un mito nato da una supposizione in Russia, che qualcuno, probabilmente per pura spavalderia ‘romantica’ ha ammiccato come vera in Italia, che poi è stata enfatizzata dai media e che, una volta tornata in Russia ha fatto: “Ah vedi! Lo dicono pure loro!” e in Italia: “Ma certo, del resto il 28 ottobre non è l’anniversario della Marcia su Roma?”. In pratica quel tarlo glielo abbiamo messo in testa noi e non esce fuori più. Ma che attendibilità ha, anzi aveva, visto che è morto, l’ex incursore D’Esposito?

Se leggiamo bene, non ha detto di essere stato lui, non ha detto come è stato fatto, non ha detto che avevano minato la corazzata quando era in porto in Italia per le riparazioni prima della consegna ai sovietici. Ha detto solo che ‘si sapeva che la volevamo affondare’. In pratica è un ennesimo sentito dire. Una non smentita che, dal suo punto di vista, potrebbe essere anche stata imputabile a ‘eccesso di compiacimento’ dato che considerava l’atto un eroismo alla ‘mission impossible’.

Per farvi un esempio. Se mi chiedessero: “Ma eri tu quello a braccetto con Monica Bellucci nel 2005?”, io non gli direi “No guarda, quello era Vincent Cassel, non gli assomiglio per niente”. Chiaro lo schema?

Borghese, la X.ma MAS e la CIA

Citazioni e domande

Citazione - Luca Ribustini, in un passaggio conclusivo del suo libro scrive che gli americani avevano un

“motivo per neutralizzare la nave, facendo fare il lavoro sporco a chi aveva buone ragioni per farlo. La Decima Mas aveva tutti i requisiti necessari, già collaborava con la CIA e in più conosceva benissimo i fondali del Mar Nero, avendo avuto una base operativa fra il 1942 e il 1943 proprio in Crimea”.

Domanda – lo stesso testo che si prende per accreditare la versione dell’affondamento da parte della Xª MAS è anche quello che accredita il fatto che questa lavorasse per la CIA?

Citazione – Ugo D’Esposito durante un convegno di ‘camerati’ nel 1988 a Napoli raccontò:

“Il 5 giugno 1944, appena gli inglesi arrivarono a Fiuggi, fui arrestato (…) Fui portato in un salone dove mi attendevano due capitani (del controspionaggio inglese) ed un loro interprete, i quali mi interrogarono su situazioni ed intenzioni restando senza risposte. Quando mi domandarono: " Lo sapete cosa vi aspetta?" risposi: "La condanna a morte". Allora uno di loro mi disse che me la sarei potuto cavare con una quindicina di anni, al che io tirai fuori la pistola, che nessuno mi aveva portato via, la caricai e dissi, offrendo la pistola ad uno degli ufficiali: "Anche se dovessi rimanere in carcere per un solo anno preferirei essere ucciso subito".

Domanda – Com’è che poi a lui, come anche del resto a Borghese, invece della condanna a morte, invece della prigione, dopo poco erano già liberi?

I russi credono che Borghese se la cavò grazie agli sforzi della moglie – la contessa Daria Olsufieva, pronipote di Alessandro I… ma non hanno idea di cosa ci fosse dietro sul serio.

Borghese per altro fu molto attivo in politica e già nel ’51 era presidente onorario dell’MSI. Nel ‘68 fondò il Fronte Nazionale e costituì gruppi clandestini armati, in stretto collegamento con Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale. I giornali di inchiesta italiani non hanno mai nascosto a cosa servisse tutto questo e grossi dubbi sul fatto che ci fosse stata la CIA a permettergli queste redivive capacità pare sia appurato. In proposito si potrebbero leggere testi come quello di Nicola Tranfaglia “Eredità del fascismo e legittimazione atlantica: l’anticomunismo antidemocratico”.

La CIA utilizzò i servizi segreti italiani, che prima erano fascisti, che per un po’ erano passati sotto il controllo dei tedeschi, che prima erano regi, come in Sicilia utilizzò la mafia. Su questo ha pochi dubbi oramai anche la più ingenua delle ‘Biancaneve’.

Del resto il ‘golpe Borghese’ annunciato nella notte tra il 7 e l'8 dicembre 1970 e poi ritirato? Del quale si sa che i servizi segreti americani erano al corrente? Cosa rappresenta?

Citazione

“…possiamo assicurarvi che gli avversari più pericolosi, quelli che per intendersi, volevano asservire la patria allo straniero, sono stati resi inoffensivi. Italiani, lo Stato che creeremo sarà un'Italia senza aggettivi né colori politici. Essa avrà una sola bandiera. Il nostro glorioso tricolore!”

Secondo Luca Telese, in ‘Cuori neri’, queste le parole scritte nel discorso di Borghese che questi avrebbe voluto pronunciare a golpe concluso.

Domanda e risposta – Perché il golpe poi non lo fece? Non è per caso che agli americani stava bene come forza destabilizzatrice ma poi non tanto nel momento in cui avesse preso il potere effettivo e avesse iniziato a parlare sul serio di sovranità, indipendenza e “Patria non più asservita allo straniero”?

L’ipotesi inedita per Sputnik Italia

Nel mondo dell’informazione moderna oramai vale tutto. La scienza è morta. Diciamoci le cose come stanno. Allora a questo punto ne butto lì una anche io. Senza uno straccio di prova, tanto le ipotesi oggi non valgono più quando le dimostri, valgono quando piacciono.

NO, non è stata la Xª MAS

SI, D’Esposito era in buona fede, considerava quell’affondamento una ‘prodezza’ della sua amata flottiglia e credeva veramente fosse stata opera dei suoi camerati. Per quanto assurda possa apparire il vantarsi di una cosa del genere.

NO, dei media che hanno preso sul serio la cosa non mi fido

C’è qualcosa che non va in questo. Secondo i nostalgici al contrario questa sarebbe stata una storia da esaltare, alcuni hanno scritto: “Se la vicenda fosse stata americana o inglese o francese avrebbe già avuto in archivio una mezza dozzina di film che la raccontano”. Perché per loro è così. La differenza tra terrorismo ed eroismo la si fa a seconda da che parte stanno le vittime. Se fosse capitato a loro chissà come l’avrebbero definita una cosa del genere.

Io sostengo al contrario che i nostri media a questa storia abbiano dato fin troppo credito. E la cosa è sospetta. Perché?

Se qualcuno sostiene che la Xª MAS possa aver compiuto la missione di ‘là dove osano le aquile’ o dei ‘quattro dell’oca selvaggia’, con l’aiuto della CIA, allora perché la CIA non potrebbe essere dietro semplicemente alle voci e l’esaltazione di una leggenda? L’effetto è lo stesso – indebolire le relazioni e il sentimento di amicizia tra Italia e Russia, il lavoro molto più semplice.

Una volta nato il sospetto in Russia, una volta trovato l’irriducibile nostalgico che, pur in buona fede, cade nella trappola della domanda alla quale non puoi resistere, ecco, sarebbe bastato puntare i riflettori. E non dico neanche che il giornalista che ha scritto il libro ci sia di mezzo, sono tutti attori inconsapevoli. Basta che qualcuno dica – sì, questa storia la pubblichiamo, questa storia mi piace, ed ecco che questa storia fa il giro del mondo. Non c’è neppure bisogno di montarla, basta sceglierla nel vastissimo giardino delle possibilità dove cresce sempre di tutto.

Perché l’affondamento della Novorossijsk da parte della Xª MAS è comunque un falso mito?

È un falso mito in ogni caso perché se anche le mine tedesche ritrovate sul fondale a pochi metri fossero solo una coincidenza, se anche veramente un manipolo di ‘irriducibili’ fosse il responsabile, quello non sarebbe comunque un mito di cui andare fieri. Non puoi parlare di Patria e sovranità nazionale proprio mentre collabori con i servizi segreti di una forza di fatto occupante, contro la quale per altro poco prima eri in guerra, e non puoi parlare di ‘onore’ quando vai quatto nella notte ad ammazzare centinaia di ragazzi in Paese amico, anche se lo fai in maniera ‘fica’ e rocambolesca. Non c’è proprio niente di fico ed eroico a fare una cosa del genere in tempo di pace contro una nazione che hai provato ad invadere e ti ha sconfitto in maniera, quella sì onorevole e regolare. Anche i russi sono capaci di andare in giro a raccontare leggende affascinanti, volete sapere la loro sulla Novorossijsk? Dicono che gli ultimi ragazzi intrappolati nello scafo, oramai sicuri della morte, cantassero. Smisero di cantare “Il nostro orgoglioso Varyagnon si arrende” solo il terzo giorno di prigionia nelle bolle d’aria. Quando finirono l’ossigeno anche per respirare. Anche questa sa molto di leggenda romanzata, eppure, a dirla tutta, i sommozzatori che parteciparono alle azioni di soccorso e sentirono con le proprie orecchie, giurano ancora oggi che quella sì, non fosse affatto una leggenda.

*(Il Varyag era un incrociatore dell’Impero russo che, circondato dai giapponesi nel porto di Chemulpo nel 1904 durante la guerra russo-giapponese, preferì salpare e affrontare lo scontro in inferiorità piuttosto che arrendersi. Vistosi perduto, il capitano ordinò di dare fuoco alla nave pur di non lasciarla in mano al nemico).

 

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