00:58 30 Ottobre 2020
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La recente enciclica “Fratelli tutti” aprirà inevitabilmente un profondo, e anche contrastato dibattito, in tutti i settori della società, non solo all’interno della gerarchia vaticana. Ben venga, ce n’era bisogno. E’ una sfida forte al pensiero unico che la globalizzazione, economica, finanziaria e culturale, ha silenziosamente imposto nel mondo.

Per rendere più universale il messaggio, Papa Francesco ha incluso valori e concetti attinti dai contributi del Patriarca Ortodosso Bartolomeo e del Grande Imam Ahmad Al-Tayyeb.

Senza sottovalutare il richiamo etico, morale, oltre che religioso, sembra opportuno laicamente evidenziare alcuni aspetti che toccano l’economia e l’organizzazione sociale. La pandemia, ha detto il Papa, ha evidenziato che, nonostante si sia iper-connessi, si è verificata un’ulteriore frammentazione che ha reso più difficile risolvere i problemi che toccano tutti.

Tale frammentazione sembra in contraddizione con la globalizzazione. In realtà, l’enciclica dice che l’espressione ”aprirsi al mondo” è stata fatta propria dall’economia e dalla finanza. Essa, però, “si riferisce esclusivamente all’apertura agli interessi stranieri e alla libertà dei poteri economici di investire senza vincoli né complicazioni in tutti i Paesi”.

Il pensiero unico sembra unificare il mondo ma in realtà divide le persone e le nazioni. Mentre si indebolisce la dimensione comunitari nella società umana, “aumentano piuttosto i mercati, dove le persone svolgono il ruolo di consumatori o di spettatori”. Il più forte s’impone e protegge i propri interessi a discapito dei più deboli e poveri. “In tal modo la politica diventa sempre più fragile di fronte ai poteri economici transnazionali che applicano il divide et impera”.  

L’aspirazione al dominio si combina anche con la determinazione a “demolire l’autostima” degli antri. “Da ciò traggono vantaggio  l’opportunismo della speculazione finanziaria e lo sfruttamento, dove i poveri sono sempre quelli che perdono”, ammonisce Papa Francesco.

L’enciclica è una forte e precisa critica al liberismo economico, quale proiezione dell’individualismo più radicale. “La mera somma degli interessi individuali non è in grado di generare un mondo migliore per tutta l’umanità”, si dice. Ci si ingannerebbe se pensassimo che “accumulando ambizioni e sicurezze individuali potessimo costruire il bene comune.”

Questa falsità è, infatti, la base dell’ideologia e della cosiddetta teoria del liberismo economico radicale. Si trova già nel libro “La favola delle api: ovvero, vizi privati, pubbliche virtù” scritto da Bernard de Mandeville all’inizio del 1700. L’autore, nato in Olanda ma vissuto in Inghilterra, descrive la vita dell’alveare. «Essendo così ogni ceto pieno di vizi, tuttavia la nazione di per sé godeva di una felice prosperità, era adulata in pace, temuta in guerra… I vizi dei privati contribuivano alla felicità pubblica”. Ma, scriveva Mandeville, quando le api vollero diffondere per tutto l'alveare l’onestà e la giustizia, allora la vanità e il lusso, che davano lavoro e commercio, diminuirono e con essi anche la prosperità dell’alveare. 

“Il vizio è tanto necessario in uno stato fiorente quanto la fame è necessaria per obbligarci a mangiare. È impossibile che la virtù da sola renda mai una nazione celebre e gloriosa.”, sentenziava Mandeville.

Non è una semplice favola per grandi. E’ la giustificazione di una società ingiusta che ha avuto, però, una grande influenza su molti studiosi di economia, a cominciare da Adam Smith. E’ un pensiero che si ritrova nella teoria della “mano invisibile” che regola in modo autonomo e automatico l’andamento dei mercati. 

In merito, Papa Francesco fa sentire la sua voce. “Il mercato da solo non risolve tutto, benché a volte vogliano farci credere questo dogma di fede neoliberale. Si tratta di un pensiero povero, ripetitivo, che propone sempre le stesse ricette di fronte a qualunque sfida si presenti. Il neoliberismo riproduce sé stesso tale e quale, ricorrendo alla magica teoria del “traboccamento” o del “gocciolamento” – senza nominarla – come unica via per risolvere i problemi sociali. Non ci si accorge che il presunto traboccamento non risolve l’iniquità, la quale è fonte di nuove forme di violenza che minacciano il tessuto sociale”, afferma.

“La fragilità dei sistemi mondiali di fronte alla pandemia ha evidenziato che non tutto si risolve con la libertà di mercato”, ci ricorda ancora il Papa, denunciando che “la speculazione finanziaria con il guadagno facile come scopo fondamentale continua a fare strage.”

Come anch’io, più modestamente, ho spesso scritto, Papa Bergoglio ripete che «la crisi finanziaria del 2007-2008 era l’occasione per sviluppare una nuova economia più attenta ai principi etici, e per una nuova regolamentazione dell’attività finanziaria speculativa e della ricchezza virtuale. Ma non c’è stata una reazione che abbia portato a ripensare i criteri obsoleti che continuano a governare il mondo”.

L’enciclica, giustamente, vuole proporre una riforma nei rapporti economici e politici a livello globale. Poiché “ la società mondiale non è il risultato della somma dei vari Paesi, ma piuttosto è la comunione stessa che esiste tra essi”, serva una nuova rete nelle relazioni internazionali” . Pertanto si afferma: “E’ necessaria una riforma sia dell’Organizzazione delle Nazioni Unite che dell’architettura economica e finanziaria internazionale, affinché si possa dare reale concretezza al concetto di famiglia di Nazioni”.

Secondo il Papa, un’iniziativa urgente riguarda il debito dei paesi poveri. Egli chiede che “si assicuri il fondamentale diritto dei popoli alla sussistenza ed al progresso, che a volte risulta fortemente ostacolato dalla pressione derivante dal debito estero. Il pagamento del debito in molti casi non solo non favorisce lo sviluppo bensì lo limita e lo condiziona fortemente”.

“Il secolo XXI assiste a una perdita di potere degli Stati nazionali, soprattutto perché la dimensione economico-finanziaria, con caratteri transnazionali, tende a predominare sulla politica. In questo contesto, diventa indispensabile lo sviluppo di istituzioni internazionali più forti ed efficacemente organizzate, con autorità designate in maniera imparziale mediante accordi tra i governi nazionali e dotate del potere di sanzionare.”, afferma in sintesi l’enciclica.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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