05:43 20 Ottobre 2020
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Il tempestoso confronto televisivo svoltosi a Cleveland aveva già evidenziato come l’opacità della propria posizione fiscale e la gestione del Covid-19 fossero in questa campagna elettorale le maggiori vulnerabilità di Trump.

Costituisce pertanto una difficoltà ulteriore sulla strada della sua riconferma la circostanza che il Presidente in carica sia stato contagiato dal coronavirus e dopo appena un giorno di quarantena abbia dovuto far ricorso alle cure specialistiche dell’ospedale militare Walter Reed, che si trova alle porte della capitale statunitense.

Il clima attorno alla Casa Bianca si è fatto improvvisamente molto oscuro, anche perché oltre al Presidente sono risultati positivi al test per la rilevazione del SARS-CoV-2 anche la First Lady, Melania Trump, diversi membri del Congresso appartenenti al Partito repubblicano e staffers di livello più o meno alto, inclusa l’ex top strategist, Kellyanne Conway, la maga della rincorsa alla Clinton quattro anni fa.

Sembra che a determinare l’esplosione di questo focolaio nel cuore di Washington sia stata la cerimonia con la quale il 26 settembre scorso Trump aveva formalizzato nel Giardino delle Rose la designazione di Amy Coney Barrett a nuovo giudice della Corte Suprema: una nomina controversa che potrà peraltro perfezionarsi soltanto una volta che il Senato degli Stati Uniti l’avrà approvata.

I democratici, in effetti, avrebbero preferito che la scelta del giudice supremo destinato a rimpiazzare la progressista Ruth Bader Ginsburg, recentemente scomparsa, venisse fatta dopo le elezioni e l’insediamento del nuovo Congresso, probabilmente nella speranza di conquistare la Casa Bianca e il Senato e comunque per evitare uno squilibrio nella composizione della più alta corte americana, che potrebbe rivelarsi decisiva in caso di contestazioni dopo il voto del 3 novembre.

Presentando la Barrett, Trump ha cercato di forzare la mano anche dal punto di vista comunicativo, ma il risultato è stato una cerimonia pubblica rivelatasi fatale a molti dei presenti, anche a causa del comportamento poco prudente degli invitati, pochi fra i quali erano stati visti indossare le mascherine protettive oggi raccomandate per rallentare l’epidemia. Una fra loro, Hope Hicks, avrebbe poi trasmesso il virus alla coppia presidenziale nel corso della trasferta aerea verso Cleveland.

Le conseguenze sono state pesanti. Il ricovero di Trump ha infatti implicato l’immediato arresto delle manifestazioni pubbliche con le quali il Presidente contava di recuperare terreno nei confronti di Biden negli Stati dove si ritiene che la corsa per la Casa Bianca verrà vinta o persa.

Il danno è notevole: nessun evento virtuale potrà infatti rimpiazzare efficacemente la presenza fisica del Presidente in carica, che trasforma i propri comizi in veri e propri show pensati per esaltare la sua teatralità e galvanizzare i sostenitori.

Inoltre, tutto il sistema dei media americani ha approfittato di questo contrattempo per presentare al pubblico americano e mondiale un Presidente vittima del proprio stesso “negazionismo”, in qualche modo adombrando anche l’idea che la sconfitta di Trump risponda ad un’esigenza profondamente morale, prima che politica.

Si tratta, naturalmente, di un atteggiamento assai pericoloso, che non a caso un politico di lungo corso come Joe Biden ha evitato di abbracciare, augurando ai coniugi Trump un pronto ristabilimento e soprattutto disponendo che la sua campagna cessasse di mandare in onda spot e messaggi ostili al Presidente ammalato.

In questo modo, lo sfidante democratico ha accresciuto brillantemente la propria “presidenzialità”, candidando sé stesso all’importante compito di promuovere una pacificazione nazionale di cui negli Stati Uniti si avverte un crescente bisogno, anche tra gli elettori repubblicani.

Trump comunque, almeno in apparenza, non ha mollato. Ha subìto l’ospedalizzazione, ma ha chiesto di accedere a terapie sperimentali, non ancora approvate dalle autorità sanitarie, per poter guarire più velocemente.

Ha cercato altresì di celare l’effettiva gravità delle condizioni in cui era venuto a trovarsi ed è persino uscito per qualche istante dal nosocomio, peraltro in un’auto blindata, per mostrarsi ai propri sostenitori.

Infine, pur di non contraddire la propria narrazione, il Presidente ha fatto della propria battaglia contro il Covid-19 e dell’apparente velocità del recupero uno strumento di rivolta nei confronti della politica dei lockdown e della comunicazione più allarmistica esistente sulla questione.

Ha indossato la mascherina soltanto quando obbligato a farlo dalle proprie condizioni e dalla propria vicinanza agli interlocutori, dando ad intendere di aver compreso la delicatezza della situazione, per poi però levarla non appena possibile. Ed ha infine chiamato gli americani alla riscossa, spiegando che dal coronavirus è possibile guarire e che l’industria statunitense ha sviluppato farmaci straordinariamente avanzati ed efficaci con cui curarlo.

Trump ha provato a toccare la corda dell’ottimismo, cui spesso gli americani si sono mostrati sensibili in passato, trovando però sulla propria strada un muro mediatico. La grande stampa lo ha infatti attaccato frontalmente, condannando soprattutto il gesto di levarsi la mascherina, fatto al momento del ritorno alla Casa Bianca.

In realtà, in quel momento Trump era in evidente affanno, anche perché aveva appena superato una scala, e quasi certamente era alle prese con quella fame d’aria che è ben nota ai pazienti asmatici. E comunque non aveva alcuna persona attorno.

Al di là dei dettagli, le particolari circostanze dell’infermità toccata a Trump hanno impedito al Presidente di giovarsi di quella carica di simpatia che normalmente si riversa sui leaders politici alle prese con seri problemi di salute. Ed è questo il dato che conta.

Il recupero nei confronti di Biden, che è davanti secondo tutti i sondaggi, si è interrotto ed almeno in questa fase il Presidente dovrà accontentarsi di limitare i danni e frenare la discesa, sperando che nel frattempo accadano altri imprevisti che modifichino il quadro.

Lo sfidante, dal canto suo, sta approfittando della malattia di Trump anche per sottrarsi ai due dibattiti residui previsti, malgrado sia possibile teoricamente anche gestirli da remoto o con protezioni speciali, come il plexiglas impiegato nel duello tra i due aspiranti vice-presidenti.

Dati i rapporti di forza attualmente attestati dai sondaggi, Biden non ha in effetti alcun motivo per offrire una rivincita a Trump ed ha trovato un eccellente pretesto per evitarla.

Nella situazione che si è creata, con Trump ancora non ufficialmente guarito e il suo rivale che continua ad apparire fragile, il dibattito tra i numeri due ha ovviamente assunto una valenza diversa, come attesta l’insolito interesse riservato all’evento del 7 ottobre dalla stampa americana.

L’attuale vicepresidente Mike Pence potrebbe in teoria ancora subentrare a Trump alla testa del ticket presidenziale repubblicano ed ha in ogni caso ambizioni per il 2024, proprio come Kamala Harris, che potrebbe invece sostituire Biden qualora s’indebolisse ulteriormente una volta giunto alla Casa Bianca e comunque mirerebbe a succedergli alla prossima elezione.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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