05:27 20 Ottobre 2020
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Negli Stati Uniti aumentano le dichiarazioni di Trump contro il voto per corrispondenza. Il presidente in carica ritiene che nemmeno l’emergenza Covid giustifichi un metodo di voto che sarebbe, a suo dire, soggetto a brogli di vario tipo e non rispecchierebbe in maniera esatta la volontà dei votanti.

Alcuni sondaggisti ipotizzano che quel tipo di voto favorisca un maggior consenso verso i candidati democratici e Trump, in modo preventivo, ha già dichiarato che se i repubblicani perdessero queste elezioni, sarà solo grazie a imbrogli favoriti dal sistema postale inadatto, a suo dire, a garantire la segretezza e la personalizzazione del voto.

Nel dibattito con Biden, alla domanda se accetterà il risultato del voto qualunque esso sia ha risposto in maniera evasiva, lasciando la porta aperta a una possibile contestazione legale.

Sembrerebbe che la sua decisione di nominare subito, e quindi prima delle elezioni presidenziali, il nuovo componente della Corte Suprema possa anche essere funzionale alle possibili contestazioni future, potendo così contare su una maggioranza repubblicana in quell’organo supremo.

Lungi da me l’esprimere giudizi sulla efficienza, la correttezza o l’opportunità di un voto postale per la scelta del futuro presidente degli Stati Uniti (si eleggeranno 538 grandi elettori che a loro volta voteranno per il Presidente).

Brogli all’italiana

Posso però fare tesoro, e riferirne, di quanto è avvenuto in Italia con il voto per corrispondenza utilizzato nell’elezione di deputati e senatori membri del parlamento italiano da parte dei nostri residenti all’estero.

Parliamo di circa 5 milioni di italiani ufficialmente registrati all’AIRE (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero) e di una cifra di possibili elettori che varia tra i 2 e 3 milioni di voti espressi via posta.

Ciò che posso affermare con assoluta sicurezza è che, per quanto riguarda le lezioni tenute dal 2006 ad oggi, i brogli ci sono certamente stati. E non pochi.

Non sto affermando che tutti i nostri eletti all’estero abbiano ottenuto un voto di preferenza in modo scorretto ma che, al di là di ogni dubbio, molti dei voti attribuiti, e anche di quelli non attribuiti, non hanno rispecchiato la volontà di chi si è espresso o avrebbe voluto e potuto farlo.

Mi basta citare alcuni dei fatti già di pubblico dominio, anche se la stampa ha attribuito loro un rilievo tutto sommato minore e la magistratura non ha ritenuto di volersene occupare.

Gli eventi che sto per riferire non esauriscono tutte le scorrettezze riscontrate nelle varie votazioni ma sono indicativi di ciò che molto spesso è avvenuto e ancora potrebbe avvenire. Ciò indipendentemente dagli sforzi che la nostra diplomazia ha attuato (e attuerà) per cercare di garantire la massima trasparenza di queste consultazioni.

  • Il primo caso riguarda un italiano residente in Belgio che, dopo lo spoglio dei voti protestò di essere sicuro di aver ottenuto almeno 10.000 voti di preferenza mentre lo spoglio ufficiale gliene ha riconosciuti poco più di 2000. Per supportare le proprie dichiarazioni non esitò a dichiarare che la sua sicurezza derivava dal fatto che lui stesso si era votato per ben diecimila volte! Aveva, così disse, comprato, od ottenuto in via amichevole, le schede elettorali di altrettanti cittadini italiani residenti in Europa e le aveva poi inviate da diversi punti rispettando esattamente tutte le procedute richieste dalla normativa. La cosa sembrava così inverosimile che, per dimostrare la sua “buonafede”, si offrì di far vedere le parti delle cartelle elettorali destinate a rimanere in possesso dell’elettore. Fu allora coinvolta, in via del tutto privata, la trasmissione televisiva “Striscia la notizia” che mandò appositamente in Belgio la sua troupe. Le telecamere inquadrarono davvero tutti i documenti relativi custoditi in modo ordinato sugli scaffali della cantina del denunciante. Ne nacque un servizio televisivo che provava, al di là di ogni dubbio, la veridicità di quanto sostenuto da quell’italiano. La trasmissione fu vista da qualche milione di spettatori, compreso certamente politici e magistrati. Conseguenze? Nessuna!
  • Un secondo caso, abbastanza simile, avvenne in Svizzera. Anche lì, un italiano ivi residente, affermò di aver votato lui stesso alcune migliaia di schede con il proprio nome ma lo spoglio gliene attribuì soltanto un quinto del dovuto. Anche questa volta, come in precedenza, il numero di schede nulle era sufficiente a giustificare la differenza tra i numeri attesi e quelli attribuiti. Quell’italiano, indignato, perorò la sua causa presso gli esponenti del partito cui apparteneva ma nessuno seppe dargli un suggerimento più valido che di rivolgersi alla magistratura. Sembra incredibile, ma l’indignazione e la rabbia di quel mancato deputato furono tali che decise di recarsi personalmente in Italia e di auto-denunciarsi presso la stazione dei carabinieri di Como. Sperava così, pur correndo un grave rischio penale personale, di far nascere il caso e, in maniera pur tuttavia paradossale, ottenere una qualche giustizia. Risultato? La denuncia fu presentata e verbalizzata ma nessun magistrato ritenne di doversene occupare.
  • Un caso forse perfino più eclatante fu quando, nel tentativo di controllare la correttezza tutti gli spogli tenuti a Castelnuovo di Porto, vicino a Roma, si decise di affidare ad un magistrato il compito di supervisionare le operazioni e verificarne la correttezza. Alla fine dei conteggi, nella relazione ufficiale redatta dal magistrato si scriveva che era stata riscontrata una inspiegabile discrepanza tra il numero delle schede arrivate e il numero dei voti totali attribuiti ai vari candidati. Il secondo numero, quello delle preferenze, era inspiegabilmente superiore al primo. Ancora una volta non successe nulla e la votazione fu comunque ritenuta valida!

Notizie di scorrettezze evidenti si sono avute da tutte le parti del mondo. In sud America si scoprì che una tipografia incaricata dal locale Consolato di stampare le schede elettorali, ne stampò un numero maggiore rispetto a quelle ordinate.

Poiché è ovvio che nessun imprenditore desidera produrre in perdita, che fine hanno fatto quelle non ordinate ufficialmente?

In una di queste elezioni si scoprì che in Australia molte schede elettorali spedite a cura dei locali Consolati contenevano materiale propagandistico a favore di uno dei candidati. È difficile immaginare che un diplomatico italiano volesse compiere un atto tale da mettere a rischio tutta la sua carriera, ma qualcuno lo fece. Che siano state le persone da lui incaricate?

Gli addetti ai lavori sanno che tra tutti gli italiani residenti all’estero che godono del diritto di voto una buona parte non è interessata ad esercitarlo. Per costoro le schede recapitate costituiscono niente più di carta straccia.

Perché non donarle, o venderle, ad un parente o a un amico più interessato di loro? Voci dicono che, per le varie legislature da quando esiste il voto per corrispondenza, le schede elettorali italiane valgano tra i 10 e i 30 euro ciascuna. Non si esclude comunque che, qualche volta, sarà stata sufficiente una stretta di mano o un bicchiere di vino.

Non è detto che ciò che succede da noi si ripeta allo stesso modo altrove ed è risaputo che, negli Stati Uniti, per poter votare non è sufficiente essere cittadini americani ma occorre dichiarare formalmente la volontà di farlo.

Ciò non esaurisce, tuttavia, i rischi di possibili brogli e le poste statunitensi faranno certo quanto in loro potere per cercare di evitare scorrettezze.

Non va però sottovalutato che, sempre nelle votazioni per il parlamento italiano, proprio negli USA le schede elettorali inviate ai nostri connazionali ivi residenti valevano sul mercato tra i 10 e i 20 dollari ciascuna.

Saranno tutti gli americani più onesti degli italiani?

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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