05:07 20 Ottobre 2020
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C’era una grande attesa per il primo confronto televisivo tra i due candidati che si contenderanno la Casa Bianca il prossimo 3 novembre.

L’elemento di maggiore incertezza riguardava la prestazione dell’ex Vice-presidente democratico Joe Biden, che era stato colto più di una volta in difficoltà durante alcune sue recenti apparizioni pubbliche, dando modo allo staff del presidente Trump di insinuare il dubbio che fosse affetto da qualche forma di demenza senile.

Sotto questo profilo, il dibattito del 29 settembre si è risolto in un completo successo per Biden, che non solo ha tenuto efficacemente botta rispetto ai reiterati tentativi di Trump di porlo a disagio e destabilizzarlo anche emotivamente, ma è persino riuscito a piazzare alcune stoccate pesanti. La sua posizione è quindi ora più solida.

Alcuni passaggi dei vari interventi di Biden hanno certamente bucato lo schermo, in particolare quando è stato ricordato che Trump concluderà il suo mandato alla Casa Bianca con un numero maggiore di disoccupati rispetto a quello ereditato dalle amministrazioni Obama.

Si è riscontrata anche una certa asimmetria nelle strategie adottate durante il confronto: Biden ha cercato di accreditarsi anche presso gli indecisi, mentre Trump ha parlato soprattutto alla propria base, con l’effetto, in qualche passaggio, di sconcertare il pubblico moderato.

La circostanza è emersa in modo plateale quando il moderatore, un giornalista di Fox News iscritto al Partito Democratico, ha chiesto ai due duellanti se riconosceranno la vittoria del loro rivale quando saranno resi noti i risultati del voto.

Mentre Biden ha infatti risposto senza esitazioni di essere intenzionato ad ammettere l’eventuale sconfitta, Trump ha ribadito il proprio timore che si verifichino brogli, esortando i propri sostenitori a recarsi ai seggi e vigilare sulla regolarità delle operazioni di voto.

Non vi è dubbio che esistano rischi concreti sotto questo punto di vista e Trump ha fatto bene a ricordare come alcune schede regolarmente votate con il suo nome siano state recentemente ritrovate dall’Fbi in un cestino della spazzatura. Ma il pubblico americano si è spaventato e persino le borse hanno reagito negativamente a caldo.

Trump ha perso un’ulteriore opportunità di acquisire consensi tra gli indecisi quando si è rifiutato di condannare i gruppi emanazione dei cosiddetti “suprematisti bianchi”, malgrado avesse promesso pochi giorni or sono di dichiarare “organizzazione terroristica” il Ku Klux Klan.

Ha invece preferito incalzare Biden sugli Antifa, allo scopo di presentarlo come un candidato eccessivamente condizionato dalla sinistra radicale.

Il dibattito è stato lungo – 90 minuti sono tanti per questo genere di trasmissioni – ed è spesso trasceso nella rissa, ma ha consentito anche di apprezzare le maggiori vulnerabilità dei due contendenti.

Trump è stato messo in difficoltà sia sulla gestione della pandemia che sul versante della trasparenza fiscale, mentre Biden ha sofferto sul tema dell’ordine pubblico, seppure si sia smarcato dalle posizioni dei progressisti più intransigenti, che stanno chiedendo il de-finanziamento delle polizie locali.

Il Presidente avrebbe potuto probabilmente difendersi meglio, ricordando come sulle quarantene la competenza non fosse della Casa Bianca ma delle autorità dei singoli Stati dell’Unione e come in ogni caso abbia pagato più tasse dei giganti del web, che godono di straordinari benefici anche grazie alla legislazione in loro favore fatta dai democratici.

Trump ha invece preferito enfatizzare il blocco agli arrivi dalla Cina e dall’estero da lui decretato contro il Covid – in effetti avversato dai democratici – e sottolineare come le sue imprese si trovino in buone condizioni, asserendo di aver versato al fisco milioni di dollari e promettendo di fornirne presto le prove, pur ammettendo che ogni imprenditore cerca di “navigare” tra le norme per pagare meno tasse.

Tale approccio ha permesso a Biden di rivolgersi agli elettori, chiedendo loro come sia possibile credere che un miliardario possa davvero essere sensibile alle sofferenze dei poveri e del ceto medio. Trump avrebbe potuto a sua volta richiamare l’attenzione del pubblico sul fatto che anche Biden disponga di considerevoli risorse finanziarie. Ma non lo ha fatto.

Di dubbia efficacia, infine, è parsa la scelta di Trump di interrompere Biden mentre questi ricordava il figlio prematuramente scomparso a causa di un tumore al cervello, per attaccarlo sulla ben più controversa figura di Hunter, che in effetti è fonte d’imbarazzo per l’ex Vice-presidente.

La politica estera, quella che conta davvero per il resto del mondo, non è stata oggetto di alcuna domanda da parte del moderatore. Ma era previsto che fosse così.

Peraltro, nelle fasi finali dell’aspro duello Biden ha in qualche modo introdotto il tema, rilanciando la questione delle presunte interferenze di Mosca nella politica americana, accusando letteralmente Trump di essere un “fantoccio di Putin”.

È a questo punto molto probabile che la questione russa si riaffacci prepotentemente in occasione del dibattito in cui verranno approfonditi i grandi temi dell’attualità internazionale.

Capiremo in quell’occasione l’effettiva ampiezza della differenza di vedute dei due candidati su questo tema cruciale ed altri di non minore rilevanza, quali il futuro delle relazioni tra gli Stati Uniti, la Cina, l’Europa e i maggiori paesi del Medio Oriente. 

La sensazione che l’eventuale arrivo di Biden alla Casa Bianca possa implicare un cambiamento maggiore di quello atteso dagli osservatori si sta rafforzando.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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