15:02 24 Ottobre 2020
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Il Consorzio internazionale di giornalisti investigativi (Icij) è al centro dell’attenzione dei media perché è entrato in possesso di 2.500 pagine di segnalazioni di attività sospette (SAR) riguardanti le banche.

Trattasi di documenti riportati, tra il 1999 e il 2017, alla Financial Crimes Enforcement Network (FinCEN) del Departimento del Tesoro americano che li ha resi parzialmente pubblici. La FinCEN è l’agenzia governativa con il compito di combattere il riciclaggio di denaro.

Si tratta dei ricercatori che nel 2016 hanno pubblicato i cosiddetti “Panama Papers”, e hanno fatto emergere lo scandalo di evasioni fiscali e di riciclaggio dei soldi sporchi con il coinvolgimento di grossi personaggi e grosse banche internazionali.

Emergerebbe adesso, ancora una volta, una vastissima rete di traffici illegali e di movimenti di denaro riciclato per il traffico di droga e di armi, per evitare controlli e tasse attraverso società fittizie e persino per il finanziamento del terrorismo. C’è di tutto e di più: coinvolgimento di discussi personaggi russi e ucraini, pericolose operazioni in Venezuela e in Malesia, finanche a operazioni per conto di Paul Manafort, l’ex manager della campagna elettorale di Donald Trump, attualmente in carcere per frode fiscale e bancaria. Sono tutte segnalazioni che, comunque, sarebbero dovuto essere indagate per arrivare a eventuali condanne.

I documenti identificano le responsabilità di cinque banche globali: due americane, la JP Morgan, prima banca Usa, e la Bank of New York Melon, due inglesi, la Hong Kong Shangai Bank Corporation (HSBC), la maggiore banca europea,  e la Standrd Chartered Bank e la tedesca Deutsche Bank. Le transazioni sospette di riciclaggio e per altre attività illegali ammonterebbero a oltre 2.000 miliardi di dollari!

Sembra un ammontare stratosferico ma i file resi pubblici rappresenterebbero meno dello 0,02% delle oltre 12 milioni di attività sospette che le differenti istituzioni finanziarie hanno riportato alla FinCEN nel periodo 2011-17.

Sono molti gli aspetti rilevanti in questa scandalosa storia. Due meriterebbero una particolare attenzione.

In primo luogo c’è il ruolo della Deutsche Bank che, secondo i documenti, deterrebbe il peggior primato con ben 1.300 miliardi di dollari in transazioni sospette. E’ la seconda volta che la banca tedesca scala la piramide negativa: lo aveva già fatto quando è diventata il numero uno al mondo per i derivati finanziari over the counter, strumenti speculativi sempre più aleatori e di difficile, complicata e rischiosa gestione.

La stampa tedesca torna a chiedersi cosa stia succedendo da molti anni in questa banca che porta il nome della Germania nel suo logo. I continui riferimenti ai coinvolgimenti della DB in operazioni di vario tipo sono motivo d’imbarazzo per ’intera Europa, non solo per la Germania. Ci si chiede come sia possibile che, anno dopo anno e scandalo dopo scandalo, le autorità tedesche e quelle europee non siano ancora riuscite a costringere la banca a ripulire veramente i suoi comportamenti e tornare a essere una delle maggiori banche promotrici di grandi progetti industriali e di sviluppo reale, come ai tempi del presidente Alfred Herrhuasen, prima che fosse ucciso dai terroristi.

Il secondo aspetto riguarda i comportamenti molto inquietanti da parte delle banche coinvolte. Nonostante fossero state pesantemente accusate, condannate e sanzionate dalle autorità di controllo, quasi sempre americane, esse hanno continuato indisturbate a fornire i propri servizi per operazioni sporche, illegali e di riciclaggio, nonostante avessero sottoscritto l’impegno di astenersi. Gli esempi non mancano.

Secondo le analisi pubblicate, nel 2012 l’HSBC, per bloccare il procedimento criminale, ammise di aver riciclato 881 milioni di dollari per un cartello della droga latino-americano e pagò un’ammenda di 1,9 milioni. Le accuse sarebbero state cancellate definitivamente qualora la banca avesse dimostrato di partecipare alla lotta contro il riciclaggio nei successivi cinque anni. I file dell’Agenzia americana proverebbero, invece, che l’HSBC, violando il patteggiamento, non solo ha continuato nelle operazioni di riciclaggio di denaro ma sarebbe stata implicata in una grande “piramide finanziaria” che coinvolgeva parecchi Paesi.

Lo stesso è avvenuto con la Standard Chartered, accusata di aver favorito transazioni finanziare verso gli Usa da parte di clienti dell’Arab Bank legati alle reti terroristiche. Multata per 670 milioni di dollari, avrebbe continuato con simili operazioni anche durante il “periodo di buona condotta”. Anche le altre banche menzionate, compresa la Deutsche Bank, hanno mantenuto lo stesso comportamento. Accusate di attività illecite hanno pagato le multe per bloccare le sanzioni penali continuando a operare as usual.

E’ indubbio che, per chi non ha scrupoli di sorta, sia molto conveniente pagare la multa di 1dollaro per 100 incassati per servizi illeciti. Da quanto emergerebbe dai file della FinCEN sarebbe da chiedersi se il comportamento dei governi e delle agenzie preposte ai controlli sia serio e veramente stringente. Visto che la pandemia sta mettendo a soqquadro tutti i sistemi, economici, sociali e sanitari, non si capisce perché la grande finanza resti intoccabile.

Da ultimo è opportuno rilevare che, secondo l’analisi citata, troppo spesso le banche invitate a riportare alla FinCEN operazioni fatte da entità sospette non conoscevano l’identità dei correntisti finali Infatti, in almeno la metà dei rapporti inviati all’agenzia mancherebbero le informazioni riguardanti le entità coinvolte nell’operazione. Inoltre, oltre il 20% dei rapporti contenevano un cliente con un indirizzo presso le Virgin Islands britanniche, forse il più grande paradiso fiscale al mondo. Ciò sollecita con ancora più urgenza la necessità di mettere sotto controllo e chiudere i centri offshore. E’ nell’interesse collettivo e di tutti i governi, giacché alla fine essi perdono migliaia di miliardi di dollari in tasse evase.

Si ricordi, infine, che, secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine (UNODC), circa 2.400 miliardi di dollari di denaro illecito vengono riciclati ogni anno, il che equivale al 2,7% di tutte le merci e i servizi  prodotti annualmente. L’Ufficio stima, però, che solo l’1% di tutto il denaro sporco circolante nel mondo sia effettivamente tracciato.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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