17:37 23 Novembre 2020
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Salvini punta sulla candidata non solo per strappare la Toscana al Pd e far cadere il governo giallo-rosso, ma anche per recuperare gli errori dell’ultimo anno e mettersi al riparo da chi, dentro la Lega, punta a rimpiazzarlo o ridimensionarlo.

Il gusto della sfida certo non le manca. Altrimenti non avrebbe chiamato la figlia con il nome della nobildonna Kinzica de’ Sismondi, la leggendaria eroina che in una notte, poco dopo l’anno Mille, salvò Pisa da uno dei tanti assalti Saraceni. Ma la sfida che Susanna Ceccardi è chiamata ad affrontare e vincere tra domenica e lunedi è almeno doppia. Non si batte solo per la carica di governatore della Lega e del Centrodestra in una Toscana dove Pci prima e Pd poi regnano da mezzo secolo. La sua vittoria è indispensable anche per salvare un Matteo Salvini che da un anno a questa parte non ne imbrocca mezza.

Una debacle toscana della Lega si aggiungerebbe alle amarezze dello scorso gennaio quando la candidata Lucia Borgonzoni si rivelò inadeguata ad espugnare l’Emilia Romagna. Un fallimento inanellato a pochi mesi da quello assai più grave dell’agosto 2019 quando la frettolosa rottura con i Cinque Stelle spianò la strada all’esecutivo giallo-rosso. Se a quella sequela di passi falsi si aggiungerà la mancata conquista della Toscana Matteo Salvini farà i conti non solo con una Giorgia Meloni pronta a far razzia di voti leghisti, ma anche con i rivali interni. Prima di tutti quel governatore uscente del Veneto Luca Zaia che molti, dentro e fuori la Lega, considerano molto più presentabile come eventuale “candidato premier” rispetto all’attuale leader leghista. Stando ai sondaggi il governatore uscente si prepara a incamerare oltre il 75 per cento dei voti eclissando una lista ufficiale della Lega che, rischia di ritrovarsi 11 punti dietro a quella personale di Zaia.

Ma una “debacle” toscana risveglierebbe anche le componenti dell’imprenditoria leghista più in sintonia con le vocazioni “istituzionali” del numero due Giancarlo Giorgetti che con l’irruenza del Capitano. Componenti risvegliate in questi giorni dall’ esternazione di un Giorgetti che - rompendo gli indugi e ignorando le indicazioni di voto consigliate fin qui dal leader della Lega - ha scelto le ragioni del “no” nel referendum sul taglio dei parlamentari. Proprio queste incertezze sul fronte lombardo-veneto trasformano il ring toscano in una sorte di sfida per la futura guida della Lega. E fanno di Susanna Ceccardi la vera padrona dei destini del Capitano.

Un ruolo cruciale, ma che di certo non imbarazza la 33enne candidata. La sua propensione alle missioni impossibili è confermata dall’inesorabile crescita nei sondaggi che l’ha portata a recuperare quasi otto punti di svantaggio rispetto all’avversario Eugenio Giani, il candidato del Pd che - come la Ceccardi non smette di ricordare - è in politica quando lei aveva solo tre anni. Un avversario che la definiva “un candidato al guinzaglio di Salvini”, ma si ritrova messo con le spalle al muro da un’avversaria presentissima sul territorio e armata di un programma scritto su misura per rispondere alle esigenze delle comunità locale. Ma la grinta e le capacità politiche di una Susanna soprannominata la “Leonessa” da Matteo e dai suoi non sono certo storia recente. Lo sa bene l’ex sindaco di Cascina. Nel 2011 quando la 24 enne Susanna viene eletta consigliere comunale di quel feudo rosso la chiama la “ragazzina” e le garantisce che sarà la prima e ultima leghista a metter piede in quell’ aula comunale. Promessa mestamente disattesa alle succesive elezioni quando si ritrova a cedere la poltrona proprio alla “ragazzina” diventata la sua mattatrice.

A far capire di che pasta sia fatta la Ceccardi contribuiscono anche le ruvide, ma sempre efficaci battute che fanno da “refrain” alla sua ascesa. “Chi mi accusa di tenere più alla vita di un chihuahua che alla vita di un immigrato, non capisce che i chihuahua non sbarcano a migliaia sulle nostre coste” - ribatte nel 2014 a chi nella trasmissione AnnoUno di Santoro la accusa di scarsa sensibilità umana. E tante polemiche suscita anche la sua condanna di “Imagine” di John Lennon, quando la canzone viene scelta da alcune scuole di Cascina per sostituire i tradizionali canti di Natale. Una canzone colpevole secondo la Ceccardi di proporre un mondo senza religioni, senza proprietà privata e senza confini molto simile all’ex- Unione Sovietica. Di battuta in battuta la Leonessa non ha comunque mai sbagliato un colpo. Scelta da Matteo Salvini come consigliere per il programma di governo nel settembre 2018 e portata al Parlamento Europeo grazie alla candidatura offertale nel maggio 2019 la Leonessa si prepara a restituire la fiducia concessale fin qui dal Capitano.

Ma se Susanna riuscirà a far breccia nella roccaforte toscana Matteo non avrà molto di cui festeggiare. Al suo prossimo errore,infatti, potrebbe esser lei ad approfittarne. Trasformandosi da salvatore a successore.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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