13:45 27 Ottobre 2020
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Gli assassini di Colleferro, a differenza di quanto sostiene una certa sinistra, non hanno alcuna appartenenza politica. Sono interpreti di quei disvalori diffusi da serie televisive come Gomorra dove la droga è simbolo di ricchezza e la violenza criminale lo strumento per conseguire prestigio sociale.

Leggete gli atti dell’inchiesta. Quelli pubblicati da tutti i quotidiani. Quella che ci raccontano momento dopo momento la raccapricciante mattanza di Willy il ragazzino italo—capoverdiano ucciso a pugni e calci per aver tentato con coraggio e generosità di sedare una rissa. Leggetela e ci troverete tutto quel che può far accapponare la pelle, crudeltà, cieco bullismo, inutile e becera violenza. Ma non ci troverete il minimo richiamo ad una seppur vaga ideologia o ad una militanza politica da parte del gruppeto di sciagurati responsabili della mattanza.

Eppure a sinistra e dintorni personaggi come Rula Jebreal e Chiara Ferragni attribuiscono quel disgustoso assassinio ad una presunta cultura di destra o fascista professata dai suoi autori. Non sono opinioni in libertà. Sono notizie false. Vere e proprie bufale inventate per attribuire una dimensione politica ad un episodio aberrante che con la politica non ha nulla da spartire. L’unica notazione parzialmente vera è il riferimento a una qualche forma di cultura. O meglio di sotto-cultura. Ma non quella fascista, indicata con tanta superficialità, bensì una assai più diffusa e perniciosa perché presente su televisione e social e approvata e vezzeggiata dalla stessa sinistra. Per capire di che parliamo bastano le foto, i tatuaggi e le pose dei presunti assassini di Willy.

Quelle immagini, ben lungi dal rappresentare una presunta cultura fascista, richiamano invece scene e personaggi di Gomorra, la serie televisiva capace di trasformare in disgraziate icone i camorristi e le loro attività criminali. Questa pericolosa identificazione non è certa figlia della cultura a cui si rifanno Forza Italia, la Lega e Fratelli d’Italia. All’origine di tutto c’è piuttosto un Roberto Saviano, oracolo e profeta della sinistra “gauche caviar”. In cambio di contratti ben remunerati Saviano ha concesso non solo l’utilizzo del suo titolo più fortunato ad una serie televisiva, ma ha permesso che il messaggio di denuncia del suo primo libro venisse storpiato fino a diventare agiografia del mondo camorristico. Gomorra oltre ad essere una fiction è anche una sgradevole distopia in cui gli unici protagonisti sono i camorristi, dove il crimine diventa ardimento e dove l’unica legge percepita è quella dei clan.

In quel mondo sinistro ed effimero, ma assai persuasivo non esistono poliziotti, non esistono magistrati, non esiste lo Stato. Gli unici protagonisti sono i delinquenti e i loro capi. A loro è concesso uccidere, massacrare e trafficare droga nella certezza che l’unica eventuale punizione non arriverà dalle autorità, ma da altri banditi capaci di seminar morte con maggior violenza e crudeltà. Come hanno sottolineato molti magistrati quel truce modello televisivo rischia di diventare un modello di riferimento per ragazzini maleducati, menti deboli e spettatori ignoranti. Giuseppe Borrelli, già capo della Dda di Napoli e oggi capo della procura di Salerno definì Gomorra “una rappresentazione tranquillizzante che limita la nostra percezione del fenomeno mafioso”. E il Procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicolò Grattieri denunciò una rappresentazione che non “racconta mai la vera ferocia dei boss”.

Le foto postate sui social dai fratelli Bianchi e la loro attitudine criminale sono purtroppo la tragica traslitterazione del messaggio diffuso da Gomorra. I loro tatuaggi sono quelli incisi sulla pelle dei capi camorristi, la loro vita è un pendolo tra la violenza gratuita e un esibizionismo becero condito di un’estetica volgare e kitch. E a tutto ciò s’aggiunge la familiarità con la droga vero volano economico del mondo camorristico e protagonista indiscussa di Gomorra. Ma a questo punto il mondo della sinistra- dal Pd ai suoi cortigiani più o meno famosi - farebbe meglio a riflettere sulle proprie responsabilità anziché rifugiarsi nel consueto bunker dell’anti fascismo. Se quella sotto-cultura criminale è diventata modello di riferimento e di devianza allora una sinistra sempre pronta a venerare Saviano e ad accettare i disvalori trasmessi da Gomorra qualche domanda dovrebbe porsela. E con altrettanta franchezza dovrebbe interrogarsi chi, a sinistra, ha alimentato le campagne anti proibizioniste diffondendo l’idea che le droghe siano un’innocuo strumento ricreazionale non più pericoloso di un bicchiere di vino o di una sigaretta.

Grazie a questi disvalori gli assassini di Willy, anziché venir isolati e trattati alla stregua di reprobi, hanno potuto spacciare l’uso di sostanze stupefacenti, la violenza e l’arroganza come simboli di prestigio sociale. Fino a venirne travolti trasformandosi da semplici proseliti del comportamento criminale in autentici carnefici e assassini. E non è un caso, forse, che la loro vittima sia stata Willy. Il solo quella notte pronto ad esibire degli autentici valori. Il solo a non seguire un branco in fuga. Il solo pronto ad affrontare quelle bestie pur di difendere un amico.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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