15:39 21 Settembre 2020
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Salvini con questa storia del paracadute ci mancava. Ma bisogna dire che negli ultimi anni la politica italiana di momenti pacchiani ce ne ha riservati non pochi. Proviamo a fare una TOP10 delle più grandi pacchianate politiche italiane del nuovo millennio. Sarà divertente.

Pacchianata – dal vocabolario: Atto, discorso, figura, modo di comportarsi pacchiano, cioè esagerato, vistoso, ostentato, e al tempo stesso grossolano, privo di gusto o stile, in alcuni casi ridicolo. Naturalmente stile e gusto sono questioni opinabili, quindi ciò che può sembrare una spavalderia inutile e di cattivo gusto per alcuni può essere ‘fico’ per altri. Infatti molti diranno che Salvini in paracadute sarebbe stato ‘forte’, altri diranno che l’idea era una cafonata inutile, appunto pacchiana. Chi dirà che sarà più pacchiano se prima o poi lo farà sul serio, altri che annunciarlo e poi annullare il lancio è ancora peggio. È ciò che Heisenberg in fisica quantistica chiamava ‘principio dell’indeterminazione’, e che ancora prima chiamavano ‘De gustibus non est disputandum’.

Anche la Bellanova che piange per gli immigranti e poi posta su twitter la sua bella villa a qualcuno può far pensare “caspita, che bella villa, complimenti signora”, mentre ad altri: “Mink! Ma cosa piangi, ospitane te un centinaio in quel villone lì allora”. Indeterministico, siamo nel campo quantistico di Heisenberg, quindi non ne vogliate all’autore se si permetterà di stilare la sua TOP10 personale dei momenti più pacchiani della politica italiana secondo il suo personale, soggettivo e, opinabile parere.

TOP 10 delle pacchianate politiche italiane

n.10 – Beppe Grillo attraversa a nuoto lo Stretto di Messina (12 ottobre 2012)

Questa tecnicamente non la considererei propriamente una pacchianata in quanto la pacchianata vera dovrebbe essere involontaria. Qui Grillo compie un’iperbole, cosa ben diversa. Però come fai a non mettere nella TOP10 uno che ti attraversa lo Stretto e poi dice: “Ci sono stati tre sbarchi – il primo l’ha fatto Garibaldi, vi ha portato i Savoia e guardate come siete messi, il secondo l’hanno fatto gli americani e vi hanno portato la mafia, il terzo sbarco lo fa il M5S, però né Garibaldi, né Lucky Luciano sono venuti a nuoto!”.

n. 9 – Il ‘discorso della montagna’ delle sardine (14 dicembre 2019)

Più che un discorso della montagna, un discorso da animatore da villaggio turistico per la verità. 6 punti programmatici, anzi 5 e mezzo dato che uno è praticamente doppio, che tutti stavano aspettando dopo mesi di martellamento mediatico e che alla fine hanno rivelato l’imbarazzante verità – una pacchiana e decorata scatoletta di latta che quando la apri… appunto, delle sardine.

n. 8 – Zingaretti e la sfiga pacchiana col coronavirus (tutto il 2020)

Quando una cosa è esagerata talmente da perdere il buon gusto, allora è pacchiana per definizione. Anche la sfiga può diventare ‘pacchiana’. Quella di Zingaretti col coronavirus lo è senz’altro. Non ne ha indovinata una. Prima minimizza, dice che non bisogna fermare la movida e vanta i risultati strabilianti dello Spallanzani pubblicando ‘Siamo primi in Europa’ riferendosi al fatto di aver isolato il virus (diceva lui) per primi, poi, quando per primi in Europa in fatto di coronavirus ci siamo arrivati per altri motivi e se l’è beccato pure lui, ancora lo vedi che va ancora in giro con la mascherina nonostante essersi fatto gli anticorpi. In questo raro video di repertorio lo vediamo nella fase che oggi, col senno di poi, più pacchiana di così non si può

n. 7 – Le metafore impossibili di Bersani (in continuazione)

Finché si parla di “non stiamo qui a pettinar le bambole” o “smacchiare il giaguaro”, ok, fa ridere, ma oltre un certo limite la cosa diventa pacchiana – “non stiamo qui ad asciugare gli scogli” per esempio, è oltre il limite.

n. 6 – La diretta streaming Renzi – Grillo alla Camera (22 febbraio 2014)

La diretta streaming alla Camera tra Renzi e Grillo l’ho trovata una pacchianata inutile. Grillo sapeva già che avrebbe detto no, c’era andato solo perché la ‘base’ gli aveva chiesto di andare per lo meno a sentire cosa aveva da dire Renzi. Nemmeno quello. Renzi sapeva già che con Grillo non avrebbe attaccato. Che l’hanno fatta a fare?

n. 5 – Il ‘contratto con gli italiani’ di Berlusconi (8 maggio 2001)

Rivisto oggi è proprio una pacchianata. Ma gli manca un elemento per vincere la classifica – non fa ridere.

n. 4 – Le profezie di Fassino (la preveggenza ebbe inizio nel 2009)

“Se Grillo vuole far politica, fondi un partito, vediamo quanti voti prende”, 2009.

Da sindaco di Torino in risposta alle critiche della Appendino: “Io mi auguro che un giorno lei si segga su questa sedia, e vediamo se poi sarà capace di fare tutto quello che oggi ha auspicato di poter fare”, 2016.

“Hanno vinto Di Maio e centro destra, che governino, mi pare difficile, vedremo”, 2018.

Dopo che Salvini aveva detto di pensare di poter governare per i prossimi trent’anni con questi avversari politici, è andato a dire: “Nulla impedisce di poter sperare, poi però bisogna vedere se gli elettori gli daranno i voti”. Mezza sinistra si sta ancora toccando le palle. Questo sì fa ridere.

n. 3 -  #enricostaisereno e le profezie inverse di Renzi (diagnosi congenita, lo fa da sempre)

Qui funziona alla rovescia rispetto a Fassino. L’hashtag #enricostaisereno è divenuto un classico. Oramai fa parte della cultura nazionale. Quando vuoi far capire che hai intenzione di far le scarpe a qualcuno adesso basta dirgli ‘stai sereno’, e già è tutto chiaro. Ma si potrebbe scegliere anche il “se perdo il referendum lascio la politica”. Personalmente la mia preferita è quella della ‘Sindrome Bertinotti’. Agosto 2016: “La sindrome Bertinotti – quella per la quale uno chiede sempre di più per ottenere sempre di meno, noi dalla sindrome Bertinotti siamo immuni (…) C’è gente tra noi che pur di far perdere i nostri è disposta a mandare a casa un intero sistema”. Poi quando ha perso la segreteria del partito ha fondato un nuovo partito. Fantastico. Pacchiano da podio.

n.2 – Prodi in versione Vanna Marchi che ti vende l’Euro (1998)

Questa risale al secolo scorso ma, più passa il tempo, più appare attuale. La famosa frase “Con l'euro lavoreremo un giorno di meno guadagnando come se lavorassimo un giorno di più” non l’ho trovata, ma pare proprio che l’abbia detta. Questo prezioso video di repertorio lascia dedurre che al tempo facesse anche di peggio – sembra il banditore di una televendita che vuole convincerti a comprare l’elisir magico. È più eccitato di Rocco Siffredi durante una ripresa. Si trova al confine tra pacchiano e pornografico.

n. 1 – L’autocomplottismo di Mario Monti (dal novembre 2011 in forma manifesta)

Non ne avevamo mai sentito parlare prima. Poi è stato nominato senatore a vita il 9 novembre 2011 e la settimana dopo ce lo siamo ritrovati Presidente del Consiglio. Da lì erano nate una serie di teorie del complotto. Il punto è, ed è qui che si manifesta la nuova formula pacchiana da lui inventata, che egli stesso ha sempre fatto tutto il possibile per confermarle quelle teorie, esaltandole addirittura. Una volta ti spiega la teoria della ‘governance globale’ che è pari pari ai tuoi peggiori timori, ma lui te la racconta come se fosse una cosa bella, un’altra volta ti spiega che l’Europa ha bisogno di crisi, perché solo così la gente accetta le limitazioni di sovranità, un’altra volta ti spiega che la democrazia andrebbe limitata perché se veramente prendessimo sul serio il principio democratico, e bhé, e chi è che accetterebbe i livelli sovranazionali e le limitazioni di sovranità? Il suo modo di essere pacchiano aggiunge una nuova accezione al termine – sfacciato. In questa intervista per esempio fa una battuta di una sfacciataggine forbita ma al tempo stesso imbarazzante - alla Gruber dice che certe riunioni riservate dei vertici M5S ricordano le riunioni segrete Bilderberg che lui e la giornalista conoscono bene. E tu lì ad ammutolire osservando questa esibizione pacchiana di ego autoreferenziale, sovranazionale, euroatlantista e aristocratico.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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