02:13 28 Settembre 2020
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La tumultuosa estate del 2020 verrà certamente ricordata per molti eventi. Nella memoria dei più, si legherà certamente alle ripercussioni della pandemia, che ha ridotto ampiezza e raggio dei movimenti turistici. Altri, invece, la agganceranno a qualcuna delle crisi che l’hanno contraddistinta.

Per chi si trovi nel Mediterraneo, ad esempio, questo periodo s’identificherà facilmente con le tensioni tra la Grecia e la Turchia o con l’accordo con il quale Israele ed Emirati Arabi Uniti si sono reciprocamente riconosciuti o, ancora, con la devastante esplosione di Beirut ed il nuovo ciclo di attacchi e rappresaglie che si è registrato tra Israele e le forze islamiste attive nella Striscia di Gaza.

C’è stato un certo movimento anche nell’Europa Orientale, principalmente a causa delle elezioni presidenziali bielorusse e ciò che ha fatto loro seguito. Ognuno focalizzerà nella sua mente un dettaglio della fotografia complessiva.

Sfuggirà invece, probabilmente, il rafforzarsi di un dato di fondo che era in realtà già visibile da un certo tempo ma che è ormai diventato difficilmente ignorabile: le sfere d’influenza sono tornate d’attualità e stanno riconquistando una propria legittimità anche presso paesi che tendevano a considerarle come uno spiacevole fenomeno geopolitico del passato.

Ragionano ormai apertamente in questi termini, infatti, anche gli Stati Uniti e la Germania, con esiti piuttosto interessanti e persino per certi versi sorprendenti, specialmente se si tiene conto del fatto che proprio a Washington e Berlino era prassi abituale condannare senza appello il tentativo di alcuni paesi di tutelare i propri interessi in modo incisivo nelle zone più vicine ai loro confini o comunque di particolare importanza dal punto di vista strategico od economico.

Il contenzioso che oppone Grecia e Turchia ha una natura chiaramente territoriale, ad esempio, per quanto s’incentri sulla delimitazione delle aree marittime sulle quali esercitare un diritto di sfruttamento esclusivo. 

E mira a strutturare una sfera d’influenza nazionale più larga anche l’azione che la Germania sta sviluppando nel Mediterraneo, sia per stabilizzare le periferie meridionali dell’Europa che per controllare quanto la Francia sta facendo per recuperare terreno nel cosiddetto Levante.

Offrendo all’operazione navale europea Irini la propria fregata Hamburg, Berlino ha recentemente messo in campo anche un asset militare, che certamente non sconvolgerà gli equilibri del bacino, ma probabilmente altererà in una direzione assai meno ostile alla Turchia lo svolgimento di una missione che avrebbe dovuto anemizzare le forniture inviate da Ankara alle forze che appoggiano il Governo di Accordo Nazionale in Libia.

La Germania ha tentato altresì anche d’inserirsi nel braccio di ferro in corso nell’Egeo, provando a tradurre la forza del proprio condizionamento politico-economico sui due contendenti in pressioni specifiche per indurli a trattare, peraltro per il momento senza troppo successo.

I tedeschi si sono messi di fatto in concorrenza con i francesi, che si sono schierati risolutamente al fianco di Atene, e anche con gli americani, che sono tuttora nel Mediterraneo, ma in modo meno profilato rispetto a quanto sarebbe accaduto ancora pochi anni fa.

Gli Stati Uniti sono prossimi ad un voto presidenziale di particolare importanza, che deciderà anche della conferma dell’indirizzo non interventista impresso da Trump alla politica estera americana. L’ultima cosa che il Presidente uscente desidera è presentarsi ai propri elettori mentre combatte una nuova guerra. E i maggiori attori coinvolti nelle crisi del momento lo hanno compreso.

La Casa Bianca è rimasta relativamente inerte tanto su quanto sta accadendo in Bielorussia quanto a proposito del controverso caso Navalny, che ha invece visto Berlino in prima linea, ovviamente in una direzione ostile a Mosca ed ai suoi partner.

È del tutto plausibile che la Germania stia cercando in qualche modo di rimpiazzare gli Stati Uniti in un’area molto vasta, che va dal Mediterraneo ai confini della Federazione Russa, sfruttando come schermo rassicurante l’Unione Europea e promuovendo un’ideologia di stampo neoconservatore.

Neanche la convergenza sull’obiettivo di evitare un conflitto nell’Egeo deve trarre in inganno: la mediazione tedesca è concorrenziale, non complementare, rispetto alla moral suasion americana.

Queste ambizioni sono state chiaramente percepite anche nello Studio Ovale e sono probabilmente una delle cause della decisione statunitense di alleggerire la presenza militare americana nella Repubblica Federale: a Washington, dove le realtà della politica di potenza sono talvolta deprecate ma molto ben presenti, nessuno desidera infatti il consolidamento della supremazia europea della Germania.

Di qui, la complessità di molte dinamiche che si osservano in questo periodo. Paesi formalmente alleati si comportano sempre più frequentemente da competitori, se non addirittura da rivali conclamati. Accade tra Grecia e Turchia, come tra Francia e Germania e tra la stessa Repubblica Federale e gli Stati Uniti.

Alla conferenza di Palermo per la Libia
Servizio stampa del governo della Federazione russa
Persino in Italia, qualche settore della stampa, dell’opinione pubblica e del sistema politico nota con rammarico l'indebolimento del Bel Paese nel Mediterraneo ed in Libia, dimostrando come anche a Roma il concetto di lotta per l’influenza si sia fatto strada, malgrado tutto.

Non è che il mondo sia improvvisamente divenuto più cattivo. Le forze che lo plasmano sono infatti sempre le stesse.

Ad esser cambiata è piuttosto la struttura delle relazioni internazionali. La fine della competizione tra i blocchi della Guerra Fredda ha liberato spazi. Ed è notevolmente diminuita la volontà e la capacità del maggior attore del sistema di svolgere una funzione di polizia planetaria.

I più rapidi a cogliere i segni dei tempi sono state le potenze di maggior tradizione, che si stanno muovendo con audacia sempre maggiore, forse anche alla ricerca dei limiti che possono effettivamente raggiungere.

La Francia e la Turchia non hanno mostrato remore particolari a servirsi di tutti gli strumenti a loro disposizione per far avanzare la propria agenda, comprese le armi.

La novità è che in Mediterraneo ora si è affacciata anche la Germania, circostanza che pare aver svegliato dal torpore persino l’Italia. Vedremo in futuro con quali risultati.

Comunque vada a finire, in molti paesi diventerà sempre più difficile rivendicare un’estraneità assoluta alle logiche della competizione geopolitica, che ancora adesso si tende ad attribuire quasi in esclusiva alla Russia, assieme allo stigma che ne consegue.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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