18:56 30 Settembre 2020
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Una guerra insanguina oramai da anni lo Yemen e non c’è alcun segno che sia vicina a cessare.

Arabia Felix era il nome con cui nell’antichità definivano quel territorio e che si trattasse di un’area del mondo ricca e ove la vita era “felice” lo confermerebbero sia la Bibbia che il Corano. Entrambi parlano anche di una ipotetica Regina di Saba che carica di oro, incenso, mirra e pietre preziose si sarebbe recata in Israele a conoscere il re Salomone, figlio di Davide, colpita dalla sua fama di grande saggezza.

Il suo scopo era di verificare se si trattasse di esagerazioni o di verità ma la leggenda (?) vuole anche che sia stata da lui fecondata e che il loro figlio, Menelik, desse in seguito origine al regno di Etiopia.

Di Salomone si dice anche che avesse seicento mogli e un migliaio di concubine ma nessuno arriva a sostenere che la sua fama di “uomo saggio” fosse legata a questo dettaglio.

Ciò che si sa per certo è che migliaia di anni prima di Cristo in quell’area si sviluppò una civiltà talmente evoluta che produsse città all’epoca famose e, per irrigare i campi frequentemente colpiti da carenza di piogge, fu perfino costruita una enorme diga lunga 600 metri e alta 17.  A dimostrazione delle capacità tecniche dell’epoca, quella diga durò più di mille anni e cadde in rovina solo attorno al 600 dopo Cristo facendo così ripiombare il territorio sotto i capricci delle rare piogge.

Tuttora, in quell’area montagnosa esistono, comunque, valli e oasi ricche di vegetazione ove l’agricoltura sopravvive con discreto successo. I fiumi locali sono in secca durante gran parte dell’anno ma nella stagione delle piogge si riempiono al punto da straripare e riempire di fertile limo le aree circostanti. Un po’ la medesima funzione che ha svolto, e svolge, il Nilo nel non lontano Egitto.

Le città erano, stranamente per l’epoca (parliamo sempre del periodo precedente la nascita del Cristo), un’anticipazione di ciò che ai nostri giorni New York ci rappresenta: una moltitudine di grattacieli. Si trattava di costruzioni alte e strette che raggiungevano i 30 metri di altezza e ospitavano otto piani abitati. Sembra ci fossero anche ascensori basati sulla forza di contrappesi. Costruzioni di quel tipo esistono ancora oggi, tanto è vero che le città che le ospitano, come ad esempio la capitale Sana’a, sono entrate a far parte del patrimonio mondiale dell’umanità.

La storia

Siamo abituati a considerare lo Yemen come un Paese di relativamente piccole dimensioni perché sulle carte geografiche lo vediamo come un angolino della grande penisola arabica. Eppure è grande come una volta e mezzo la Germania e ospita più di 30 milioni di abitanti.

La sua ricchezza nel passato era dovuta al fatto di essere un punto commerciale di passaggio indispensabile per tutte le merci che dall’India o dallo stesso Yemen andavano verso la Palestina e la ricca Siria. Le nuove tecniche di navigazione, grazie ai venti alisei, sostituirono man mano i tragitti via terra con quelli marittimi lungo il Mar Rosso e, in tempi più recenti, l’apertura del canale di Suez ha definitivamente eliminato la necessità di attraversare lo Yemen per raggiungere le destinazioni più a nord.

L’apertura del Canale ha, tuttavia, reso il porto di Aden (così come sulla costa africana quello di Gibuti) una località di grande valenza strategica, costituendone una porta di accesso per il Mar Rosso e quindi per il Mediterraneo.

Il Paese non è sempre stato indipendente. Al contrario, finito il periodo d’oro, è stato oggetto di conquiste successive da parte di etiopi, persiani, arabi del nord, turchi-ottomani e britannici. 

Nel 1905 Istanbul e Londra decisero di spartirsi l’area, dando vita a quelli che poi sarebbero diventati lo Yemen del Nord e lo Yemen del Sud. In gran parte del Paese, così come nel confinante Oman, l’Islam praticato è di tipo zaidita (gli Houthi ne sono una componente) e una locale dinastia forte di quella fede condusse una continua guerriglia contro gli ottomani al nord e i britannici e i sauditi al sud. La caduta dell’impero ottomano fece si che gli Imam zaiditi ufficializzassero il loro controllo sulla parte nord dl Paese fino al 1962, quando un colpo di stato militare sostenuto dall’Egitto nasseriano finì in una guerra civile che coinvolse i sauditi, schieratisi contro il putsch.

La guerra durò fino al 1967, lo stesso anno in cui gli inglesi decisero di abbandonare il territorio consentendo la nascita di un Sud indipendente. Nel 1970 un Fronte di Liberazione Marxista aiutato dai sovietici vi prese il potere e Aden e l’isola di Socotra divennero basi navali militari di Mosca.

Il Nord, in contropartita, si alleò con gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita. La divisone del Paese in due rispecchiava anche la polarizzazione di tutte le tribù presenti e la divisione di fede religiosa tra sunniti e zaiditi (quest’ultimi considerati, a torto o a ragione, più vicini alla fede sciita) ha aiutato a giustificare le continue violenze.

La fine dell’Unione Sovietica portò nel 1990 alla riunificazione dei due Stati, cosa che non riuscì però a ottenere il consenso di tutte le tribù. Alcune di loro furono sostenute immediatamente dai sauditi mentre altri trovarono l’appoggio degli iraniani.

Le recenti guerre civili 

Già nel 1994 scoppiò una nuova guerra civile ove gli insorti si proponevano di ritornare alla separazione del Paese. All’epoca, il tentativo fallì ma i malesseri e le ostilità interne non cessarono.

I rapporti con i vicini di Riad continuano a essere sentiti da molti come conflittuali e lo scontro storico tra Iran e Arabia Saudita continua ad alimentare le contrapposizioni interne yemenite.

Durante la prima guerra del Golfo nel 90-91, proprio in funzione anti-Riad, il governo yemenita decise di sostenere l’Iraq di Saddam Hussein e i sauditi risposero espellendo immediatamente 800.000 lavoratori yemeniti mentre le monarchie del Golfo interrompevano ogni forma di aiuto economico. Fu allora che, per sostenersi finanziariamente, alcune tribù dell’interno dettero il via alla pratica di sequestrare tutti i turisti stranieri in cambio del riscatto.

Anche se quella pratica oggi è cessata e gli aiuti internazionali erano già ricominciati, la pace non è mai tornata nel Paese e la guerra in corso ai nostri giorni non ha fatto altro che riportare a galle inimicizie e contrapposizioni in parte locali e in parte su procura di interessi stranieri.

Disperazione

Purtroppo, anche a causa della guerra, più del 40% della popolazione vive oggi sotto la soglia di povertà e nello Human Poverty Indicator lo Yemen si trova al settantaseiesimo posto su 85 Paesi. Il Paese, a differenza dei vicini, non è particolarmente ricco di gas e petrolio anche se, visto il piccolo Prodotto Nazionale Lordo, la loro esportazione arriva a rappresentare tre quarti del totale.

Un’aggravante della situazione va ricercata nella millenaria abitudine degli abitanti della regione di coltivare e usare il Qat. Si tratta di un’erba allucinogena che gli uomini yemeniti amano masticare lungo tutti i pomeriggi mentre si incontrano per chiacchierare tra loro. Il problema è doppio poiché, di là dallo istupidimento che ne deriva, la coltura del Qat occupa ben il 30% delle superfici coltivabili ed esige l’80% dell’acqua di irrigazione e penalizza così tutte le altre colture.

La disastrosa guerra in corso sta drammaticamente peggiorando le condizioni di vita dei locali e i bombardamenti degli aerei sauditi poco per volta stanno facendo stragi tra i civili e distruggono anche le antiche vestigia delle civiltà passate.

I magnifici palazzi a torre definiti patrimonio mondiale dall’Unesco stanno cadendo in rovina sia per le bombe sia per la totale mancanza di manutenzione, impossibile a farsi in quelle condizioni.

Ancora una volta, lo si deve sottolineare, le buone intenzioni e la morale di “ingerenza umanitaria” proclamata da alcuni Stati si dimostrano ipocrite: dipende dal fatto se chi commette crimini è un “nemico” o un “amico”.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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