16:13 05 Dicembre 2020
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La mossa del Governatore deciso a svuotare l’isola dai clandestini per arginare il rischio Covid è l’inevitabile reazione, condivisa da sindaci dem e grillini, all’apatia di un governo che ha trasformato la regione in una terra senza legge sottoposta - grazie ad una magistratura compiacente - agli arbitri di Ong e talebani dell’accoglienza

No, non è solo una battaglia di competenze. Non bevetevi le fiabe del governo. La decisione del premier Giuseppe Conte di ricorrere al Tar per bloccare l’ordinanza con cui il governatore della Sicilia Nello Musumeci chiede l’evacuazione di tutti i migranti irregolari dall’isola è una foglia di fico usata per celare una vergogna nazionale. Nello Musumeci non ha competenze in tema di sicurezza, ma di certo le ha in campo sanitario
in quanto responsabile, per legge, della lotta alla pandemia in Sicilia. Una pandemia che minaccia di riccendersi grazie ai focolai di contagio 
disseminati da migliaia di arrivi fuori controllo.

Perchè il governo vuole bloccare Musumeci

Il tentativo del governo di bloccarlo punta anche ad occultare le colossali inadempienze susseguitesi sul fronte della lotta all’immigrazione. Il ministro degli Interni Luciana Lamorgese aveva puntato tutto sulle promesse di Francia e Germania di accogliere una parte dei migranti. Ma le garanzie, offertele lo scorso settembre a Malta, sono svanite nel nulla non appena gli sbarchi hanno incominciato ad impennarsi avvicinandosi - solo in questi otto primi mesi - a quota 18mila. Una cifra tre volte superiore agli appena 4826 sbarchi registrati, nello stesso periodo, quando al Viminale sedeva Matteo Salvini.

Dietro quell’impennata ci sono l’assenza di un azione politica sul fronte libico e tunisino, le aspettative create da una sanatoria che ha regalato nuovi incentivi ai trafficanti di uomini e la totale disapplicazione di quei decreti sicurezza dell’era Salvini studiati per contenere le partenze e limitare gli interventi delle navi delle Ong.

Ma dietro i muri di “no” e di carte bollate con cui l’esecutivo tenta di bloccare Musumeci si nasconde anche il rifiuto di affrontare la devastante situazione di una Regione ad alta vocazione turistica dove al flagello degli sbarchi e al degrado da mala-accoglienza s’aggiunge il pericolo del contagio da Covid favorito dagli sbarchi fuori controllo.

Covid e migranti: le cifre

Qui i numeri parlano chiaro. Gli oltre settemila arrivi dell’ultimo mese sono stati accompagnati dalla scoperta di almeno 350 casi di Covid. Una vera bomba sanitaria il cui effetto devastante è aggravato dallo stato di precarietà in cui versano i centri di accoglienza. In quello di Pozzallo, stando ai sopralluoghi ordinati dal governatore, manca persino il disinfettante per le mani e solo alcuni degli ospiti dispongono di mascherine.
Non va meglio nei centri di Lampedusa, Caltanissetta, Messina e Trapani, dove il numero degli ospiti supera la capacità massima e dove le fughe sono all’ordine del giorno. Ma la drammatica situazione evidenziata da Musumeci è solo la metastasi finale di un cancro alimentato da anni d’indifferenza.

Un cancro favorito dai governi di sinistra che nel nome dell’affare-accoglienza tanto caro a sindacati e cooperative di sinistra hanno trasformato la Sicilia nella terra promessa del traffico di uomini. Una terra senza legge e regole dove l’attività dei magistrati e delle Ong ha garantito libertà d’azione ai trafficanti d’uomini in attività sulle coste di Libia e Tunisia.

Non a caso per ben tre volte delle procure siciliane hanno chiesto l’autorizzazione a procedere per sequestro di persona contro l’ex ministro Matteo Salvini colpevole di bloccare l’entrata in porto dei migranti messi in salvo da navi militari (casi Diciotti e Gregoretti) o da navi delle Ong (caso Open Arms).

Carola e gli altri: la rabbia dei sindaci

Casi seguiti a ruota da quello in cui un altro magistrato arrivò a scagionare e rimettere in libertà una Carola Rackete pronta schiacciare una motovedetta della Guardia di Finanza e il suo equipaggio pur di portare a terra un carico di clandestini. Grazie a questo triste connubbio tra Ong, governi di sinistra, sfruttatori dell’accoglienza e magistrati politicizzati la Sicilia è stata progressivamente abbandonata e trasformata da meta turistica a inferno degradato.

Un inferno in cui l’esasperazione dei cittadini spinge persino i sindaci del Pd e quelli a 5 Stelle a ribellarsi all’inerzia dell’esecutivo giallo-rosso.

Esemplari da questo punto di vista le proteste del primo cittadino di Lampedusa Totò Martello convertitosi da talebano dell’accoglienza a flagellatore dell’apatia governativa.

Oltre a lui stanno facendo la voce grossa anche il sindaco dem di Trapani Giacomo Tranchida e la sindaca grillina di Augusta Cettina Di Pietro. Una settimana fa i due hanno firmato le ordinanze con cui vietano lo sbarco nei loro porti della nave da quarantena Aurelia con 250 migranti, dieci dei quali positivi al corona-virus, in arrivo da Lampedusa.

Di fronte a una rivolta pronta a cancellare ideologie e diversità politiche nel nome della difesa della Sicilia Nello Musumeci non poteva restare in silenzio. La sua rivolta contro l’indifferenza del governo giallo rosso non è una presa di posizione ideologica, ma l’inevitabile e sacrosanta rivendicazione di un Governatore che interpreta il malcontento e la sofferenza della maggioranza dei siciliani.

E il tentativo di Conte e della Lamorgese di replicare appigliandosi alle competenze e alla carte bollate del Tar ben esprimono la distratta apatia di una casta giallo-rossa sempre più lontana e sempre più indifferente ai problemi reali.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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