02:24 28 Settembre 2020
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All’interno del M5S infuria un’autentica lotta per bande. L’obbiettivo finale è sottrarre a Davide Casaleggio il controllo della piattaforma Rousseau con cui il figlio del fondatore condiziona le scelte del Movimento. Ma lo scontro “stellato” rischia di trasformarsi in un buco nero ed inghiottire per sempre i grillini.

Fino a ieri era il Santo Graal del Movimento 5 Stelle, l’Arca inviolabile capace non solo di orientarne scelte e decisioni con imperscrutabili votazioni elettroniche, ma anche di custodire le finanze del gruppo e i dati dei suoi iscritti. Ora però rischia di trasformarsi in un buco nero, inghiottire i 5 Stelle e risputarli nel nulla. All’origine di tutto vi è la guerra per bande che da mesi infiamma il movimento contrapponendo non solo l’erede Davide Casaleggio al santone Beppe Grillo, ma anche il premier Giuseppe Conte e il ministro degli esteri Luigi di Maio. Quella guerra lambisce ormai il “sancta sanctorum” dell’organizzazione ovvero quella piattaforma Rousseau attivata alla morte del fondatore Gianroberto Casaleggio e affidata alle cure del figlio Davide.

Stando alle voci provenienti da dentro il movimento un gruppo consistente di parlamentari lavora per strappare la Rousseau a Davide Casaleggio e a quegli associati che l’hanno gestita, fin qui, in maniera assoluta ed esclusiva. Una battaglia a cui s’aggiunge quella di cinquanta deputati, guidati da Giuseppe Brescia, Cosimo Sibilia e Falila Nesci, decisi a riappropriarsi del simbolo del Movimento concesso in gestione alla piattaforma da Beppe Grillo e Davide Casaleggio. Ma conquistare la Rousseau, o svuotarla delle sue prerogative, significherebbe sottrarre alla “Casaleggio Associati” il controllo dell’intero movimento.

Nonostante il nome ispirato all’illuminista svizzero la piattaforma è, infatti, uno strumento di potere progettato per gestire non solo la struttura politica del movimento, ma anche le sue finanze, i suoi militanti e le sue scelte politiche. Progettata e messa a punto da un Gianroberto Casaleggio ormai morente questa funzionale cabina di regia è stata essenziale per consentire al figlio Davide di raccoglierne l’eredità. Usando le sue capacità persuasive, un pizzico di furbizia e una discreta capacità informatica Casaleggio-senior convinse Beppe Grillo a trasferire sulla piattaforma le funzioni di voto elettronico svolte originariamente dal blog del comico. Ma il voto esige il controllo dei dati di chi lo esercita e dunque la Rousseau è diventata il deposito informatico di tutti gli elenchi degli iscritti a 5 Stelle.

Un pacchetto di conoscenza e potere che Davide Casaleggio si è sempre guardato dal condividere con i propri affiliati. Proprio per questo pretendere di guidare i Cinque Stelle senza averne prima conquistato la piattaforma significherebbe ignorarne la reale consistenza e non poter garantire quelle consultazioni in rete diventate - vere o fittizie che siano - un elemento identitario del movimento. Altrettanto cruciale è, però, la funzione di controllo svolta grazie alla Rousseau su tutti gli eletti dei Cinque Stelle. Per statuto spetta all’Associazione, attraverso il sito “tirendiconto.it", la verifica dei versamenti di deputati, senatori e consiglieri regionali obbligati - per statuto - a trasferire parte dei loro stipendi (almeno duemila euro per deputati e senatori) su un conto corrente gestito dai capigruppo di Camera e Senato. E poiché chiunque risulti inadempiente non è più candidabile è evidente come i “controlli di coerenza a campione sulle rendicontazioni e sulle restituzioni” affidati alla Rousseau siano la chiave per decidere il futuro politico di tutti gli esponenti del M5S. 

Ma la Rousseau rappresenta anche una rilevante fonte d’entrate. In cambio del rigoroso controllo sui propri versamenti - e dell’attività di comunicazione svolta sulla piattaforma - ciascun senatore, deputato o consigliere regionale è tenuto a versare 300 euro al mese. Moltiplicando i 300 euro per i 418 eletti chiamati a pagarli (295 parlamentari, 14 eurodeputati e 109 consiglieri regionali) si arriva ad oltre un milione e mezzo di euro all'anno. Quel dato basta a far capire perché tanti parlamentari grillini puntino a strapparla ad una Casaleggio Associati accusata di lucrare sulla loro attività politica.

Ma quel milione e mezzo annuo incassato grazie ad un esercito di deputati e consiglieri regionali, ormai difficilmente rieleggibili, è anche il vero motivo per cui Davide Casaleggio ha accettato l’alleanza contro-natura con il Pd. Se il voto online dell’1 settembre 2019 gestito dalla Rousseau avesse imposto di tornare alle urne, anziché formare il Conte Bis con il Pd, l’emorragia di consensi e la conseguente mancata rielezione di deputati e senatori grillini avrebbe comportato una perdita secca di almeno 2 milioni e mezzo di euro rispetto al traguardo di fine legislatura. In base alla medesima logica di sopravvivenza - politica e finanziaria - Casaleggio ha garantito la votazione online con cui è stata approva la deroga al tetto dei due mandati per i consiglieri comunali (con conseguente ricandidatura di Virginia Raggi a Roma) e l'alleanza con i partiti tradizionali per le amministrative. Ma l’addio alle tesi movimentiste ispirate da papà Gianroberto alla lunga metteranno il figlio Davide e i suoi soci nelle mani dei loro avversari interni.

Conclusa la metamorfosi di un M5S diventato partito come gli altri i vari Di Maio, Conte e Grillo non avranno più bisogno né di consultare un elettorato online sempre più striminzito né - tantomeno - di affidarsi ai controlli di una Casaleggio ed Associati finanziata con i loro proventi. Ma quel passaggio rischia di segnare anche la fine di un movimento che una volta inghiottito dal buco nero della politica potrebbe, in breve, scomparire dalla scena.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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