08:01 23 Ottobre 2020
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L’annuncio dato da Giorgia Meloni via social parla chiaro: il centrodestra ha sottoscritto un accordo ‘anti-inciucio’. “Mai con la sinistra”, conclude. Ma la sinistra quale? Il patto voluto dalla Meloni è di tipo puramente ideologico oppure ha finalità politiche molto più pragmatiche?

Lo pubblica su tutti i grandi social e ne proclama la paternità – “Fin dalla campagna elettorale per le politiche del 2018 chiedevamo agli alleati di sottoscrivere questa proposta, abbiamo rinnovato l'appello ad Atreju 2019 e durante la grande manifestazione in Piazza San Giovanni. Oggi finalmente è arrivata la firma degli alleati e voglio ringraziare Matteo Salvini e Silvio Berlusconi”, scriveva Giorgia Meloni ieri, martedì 18 agosto.

“…il centrodestra lancia un altro grande segnale di compattezza e oggi dice con una voce sola: mai al governo con la sinistra”, conclude nei suoi messaggi la leader di Fratelli d’Italia.

La riflessione politica si concentra su questo ultimo punto – ‘Mai al governo con la sinistra’. Cosa intende esattamente e qual è la reale garanzia che ha voluto acquisire la Meloni con questo accordo che rivendica?

Il concetto di sinistra negli ultimi decenni è cambiato profondamente, la ‘sinistra’ che c’è oggi in Italia sembra avere ben poco in comune con la sinistra di trent’anni fa. La sinistra di allora era concentrata sui diritti sociali, ora parla quasi solo di diritti civili, prima parlava di operai, salari e pensioni, oggi vota la Fornero, Job Acts, sostegni alle banche e segue pedissequamente le direttive di Bruxelles.

Se poi volessimo parlare di sovranità nazionale, tema tanto caro proprio alla Meloni, allora dovremmo far notare che l’ultimo vero grande atto di sovranità nazionale in Italia nel dopoguerra fu quello compiuto da Craxi con la crisi di Sigonella. E il partito di Craxi si chiamava ‘Socialista’, con tanto di inequivocabili tonalità cromatiche nel simbolo. Quindi la prima domanda è – di che sinistra parla la Meloni?

Non il M5S per il semplice motivo che per statuto stesso si sono sempre definiti né destra, né sinistra. Anzi la loro ambizione è sempre stata quella di scavalcare le tradizionali contrapposizioni ideologiche.

PD? Quindi dovremmo dedurre che il PD è di sinistra? O che la sinistra oggi è il PD?

Altri partiti da prefisso telefonico reduci dal lento processo di disgregazione iniziato con Occhetto tre giorni dopo la caduta del Muro di Berlino?

+Europa di Bonino e Soros? +Europa è il +Neoliberista di tutti.

Italia Viva?  Italia Viva è anti-nazionalista, anti-populista e anti-sovranista, Ok, ma per esser di sinistra bisogna essere anche ‘pro’ qualcosa.

LeU? Nato a dicembre 2017, nel novembre 2018 era già scisso. Le elezioni politiche in Italia ci sono state a marzo.

Forse il Partito Comunista di Rizzo? In crescita sì, ma viene dato al 2% e devono ancora decidere il prossimo sbarramento.

Per altro il secondo interrogativo è – ma perché, se gli si presentasse una sinistra sovranista con un nuovo Craxi, gli direbbero di no? Oppure hanno escluso a priori la possibilità perché impensabile anche solo dal punto di vista teorico la formazione di una sinistra sovranista in Italia?

Allora forse la questione non era quella di creare uno sbarramento ideologico ma semplicemente quella di blindare l’alleanza.  La Meloni non vuole che si possa ripetere in futuro un caso Governo Conte-bis con un M5S-bis?

Forse, ma allora l’ultima domanda è – ha insistito per avere un accordo con Salvini e Berlusconi anti inciucio, di chi dei due non si fida?

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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