10:45 01 Ottobre 2020
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E’ sorprendente, ma papa Francesco sembra essere l’unico statista ed economista con una visione globale e delle idee concrete per far fronte alle sfide future dell’economia e degli assetti socioeconomici.

C’è da essere contenti, anche se la sua missione è quella di essere solo una guida spirituale e morale. Evidentemente la gravità della situazione e la “pochezza progettuale” di chi è preposto al governo della cosa pubblica sono tali da esigere forti prese di posizione anche al Papa.

Recentemente, in piena pandemia, nel corso di un seminario della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali ha rinnovato la necessità di trovare delle “modalità di alleggerimento, di dilazione o anche di estinzione del debito dei paesi poveri”. 

Parlando della povertà e dell’emarginazione ha affermato: “Si tratta di problemi risolvibili e non di mancanza di risorse. Non esiste un determinismo che ci condanni all’iniquità universale… . Se esiste la povertà estrema in mezzo alla ricchezza — a sua volta estrema — è perché abbiamo permesso che il divario si ampliasse fino a diventare il più grande della storia”. I dati gli danno ragione: le cinquanta persone più ricche del mondo hanno un patrimonio equivalente a 2.200 miliardi di dollari.

Ha denunciato la globalizzazione dell’indifferenza, a volte anche chiamata inazione o “strutture del peccato”. Queste ultime “includono ripetuti tagli delle tasse per le persone più ricche, giustificati molte volte in nome dell’investimento e dello sviluppo; paradisi fiscali per i guadagni privati e corporativi; e naturalmente la possibilità di corruzione da parte di alcune delle imprese più grandi del mondo, non di rado in sintonia con il settore politico governante…. Ogni anno cento miliardi di dollari, che si dovrebbero versare in imposte per finanziare l’assistenza medica e l’educazione, si accumulano in conti di paradisi fiscali, impedendo così la possibilità dello sviluppo degno e sostenuto di tutti gli attori sociali”.

I suoi giudizi sono nel solco del documento “Oeconomicae et pecuniariae quaestiones”, “Questioni economiche e finanziarie”, pubblicato il 6 gennaio 2018 dalla Congregazione per la Dottrina della Fede. Il tema, ispirato da Francesco e dalla sua precedente Lettera Enciclica Laudato si’, riguarda idee e moniti rispetto al mondo della finanza, chiamata a operare in modo più etico e a sviluppare regole nella prospettiva della realizzazione del bene comune.

Potrebbero sembrare dei normali appelli morali destinati a cadere nel vuoto, come spesso è successo. Oggi, però, lo choc sociale, esistenziale ed economico provocato dalla pandemia richiede risposte concrete, non solo dal punto di vista tecnico ma anche di quello valoriale. A livello globale gli Stati si trovano tutti nella straordinaria situazione di aver messo migliaia di miliardi nel ciclo economico che potrebbero consentire loro di determinare non solo le condizioni rigorose per i salvataggi di talune attività economiche m anche di incidere sugli investimenti e sullo sviluppo socioeconomico.  

Perciò la lettura del succitato documento potrebbe essere molto istruttiva per tutti gli operatori pubblici e privati. Si chiede finanche che le autorità pubbliche forniscano una certificazione per i prodotti generati dall’innovazione finanziaria, al fine di prevenire effetti negativi. E si richiede con urgenza “un coordinamento sovranazionale tra le diverse strutture dei sistemi finanziari locali”. In altre parole, fa sua l’idea di creare una nuova architettura finanziaria globale con regole condivise.

Nelle succitate “Questioni” tra l’altro si evidenzia che “la crisi finanziaria degli anni scorsi poteva essere l’occasione per sviluppare una nuova economia più attenta ai principi etici e per una nuova regolamentazione dell’attività finanziaria, neutralizzandone gli aspetti predatori e speculativi e valorizzandone il servizio all’economia reale”. Ma, nonostante “sforzi positivi a vari livelli”, non c’è stata “una reazione che abbia portato a ripensare quei criteri obsoleti che continuano a governare il mondo”.

Il documento declina in modo chiaro quali comportamenti non devono più essere permessi. Dovrebbe essere inaccettabile “lucrare sfruttando la propria posizione dominante con ingiusto svantaggio altrui o arricchirsi generando nocumento o turbative al benessere collettivo”. Ancora di più “quando il mero intento di guadagno da parte di pochi – magari di importanti fondi di investimento – mediante l’azzardo di una speculazione volta a provocare artificiosi ribassi dei prezzi di titoli del debito pubblico, non si cura di influenzare negativamente o di aggravare la situazione economica di interi Paesi”.

Gli operatori economici sono chiamati a “elaborare nuove forme di economia e finanza”. Anche a rivedere “taluni aspetti dell’intermediazione finanziaria, il cui funzionamento, quando è stato slegato da adeguati fondamenti antropologici e morali, non solo ha prodotto palesi abusi ed ingiustizie, ma si è anche rivelato capace di creare crisi sistemiche e di portata mondiale”.

Il testo si avventura anche nella formulazione di concrete proposte relative alla tassazione di certe operazioni finanziarie. “È stato calcolato – si scrive – che basterebbe una minima tassa sulle transazioni compiute offshore per risolvere buona parte del problema della fame nel mondo.”

“Profitto e solidarietà non sono più antagonisti” quando l’economia riporta al centro l’uomo. In questo senso l’azione imprenditoriale assume una nuova e grande importanza per contrastare quello che il Papa chiama “la cultura dello scarto”.

“E’ in gioco – si legge – l’autentico benessere della maggior parte degli uomini e delle donne del nostro pianeta, i quali rischiano di essere confinati in modo crescente sempre più ai margini, se non di essere esclusi e scartati dal progresso e dal benessere reale, mentre alcune minoranze sfruttano e riservano per sé soltanto ingenti risorse e ricchezze, indifferenti alla condizione dei più”.

Nel messaggio per la “IV Giornata mondiale dei poveri” celebrata il prossimo 15 novembre, il Papa invita a tendere la mando ai poveri nel mondo. Denuncia, però, quelle altre mani “tese per sfiorare velocemente la tastiera di un computer e spostare somme di denaro da una parte all’altra del mondo, decretando la ricchezza di ristrette oligarchie e la miseria di moltitudini o il fallimento di intere nazioni. Mani tese ad accumulare denaro  con la vendita di armi che altre mani, anche di bambini, useranno per seminare morte e povertà. Mani tese che nell’ombra scambiano dosi di morte per arricchirsi e vivere nel lusso e nella sregolatezza effimera. Mani tese che sottobanco scambiano favori illegali per un guadagno facile e corrotto. E anche mani tese che nel perbenismo ipocrita stabiliscono leggi che loro stessi non osservano”.  

Come spesso ripete Francesco, ”l’economia non deve essere vista come uno strumento di potere ma di servizio: “Il denaro deve servire e non governare”.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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