18:48 07 Agosto 2020
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Nella indiscriminata campagna contro Donald Trump condotta dai Democratici (e da altri), una delle accuse partite fin da subito dopo la sua vittoria fu che era stato aiutato da “troll” russi che avevano agito via internet.

L’assunto sottostante era che i “cattivi” usano intromettersi nel libero gioco democratico degli altri Stati mentre, ovviamente, il Paese democratico per eccellenza, gli Stati Uniti, non lo fa mai né mai lo ha fatto. Anche l’Unione Europea, su pressioni che arrivavano soprattutto dai polacchi, ha immediatamente aderito al concetto e ha perfino creato un’apposita commissione incaricata di ricercare sulla carta stampata e in internet tutte le” fake news” attribuibili a un’occulta azione ispirata da Mosca e dai suoi servizi.

Che si tratti di una nuova forma di censura o di una tutela della verità lasciamo che siano i lettori a deciderlo.

Naturalmente, lasciamo anche alla giustizia americana provare le eventuali evidenze (finora nessuna) sulla possibile intromissione russa, ma ciò che sappiamo è che tutti gli Stati del mondo, USA e Paesi europei compresi, sono soliti usare tutti i mezzi a loro disposizione, palesi od occulti che siano, per favorire forze politiche di altri Stati considerate più “vicine” e cercare di influire sulle opinioni pubbliche altrui in modo a sé favorevole.

Un interessante articolo di alcune settimane orsono firmato da un tale David Shimer e apparso su “Foreign Affairs” (“Quando la CIA interviene nelle elezioni straniere", sottotitolo: "Una storia dei nostri giorni dell’azione americana coperta”) conferma che gli USA sono ricorsi sicuramente, e in tante circostanze, all’intromissione nella politica di altri Stati.

L’articolo è basato su interviste a più di 130 pubblici ufficiali americani tra cui direttori di Agenzie di intelligence nazionali, direttori e dirigenti della CIA, Segretari di Stato, Consiglieri della Sicurezza Nazionale, un Generale dell’ex KGB e l’ex Presidente Bill Clinton.

In Italia

Fin da subito, Shimer sulla base delle testimonianze raccolte dà per scontato che sia gli americani sia i sovietici durante il periodo della Guerra Fredda lo facessero abitudinariamente.

In particolare cita un intervento piuttosto “pesante” attuato dalla CIA per manipolare le elezioni del 1948 in Italia. In quel caso, si ammette, furono aiutate con finanziamenti tutte le forze centriste e anticomuniste italiane sia ricorrendo a finanziamenti diretti, sia sostenendo giornali ufficialmente indipendenti purché “amici”.  L’articolo non lo cita, ma noi sappiamo che, dall’altra parte, il PCUS sovietico non lesinò sostegni di ugual tenore al partico comunista italiano e ai suoi “proxi”.

In merito al periodo del dopo Guerra Fredda, gli intervistati diventano però meno loquaci e qualcuno arriva perfino a negare che operazioni come quelle sopracitate siano continuate, tanto è vero che lo stesso autore si sente l’obbligo di notare: “ Gli scettici insisteranno nel dire che i capi dell’intelligence degli Stati Uniti stiano mentendo”.

In Yugoslavia

Nonostante le comprensibili reticenze su fatti più recenti, è anche lo stesso Clinton ad ammettere che, tra la metà del 1999 e la fine del 2000, gli Stati Uniti hanno investito almeno 40 milioni di dollari in Serbia con l’intento di impedire la rielezione del leader serbo Milosevic.

Quel denaro, probabilmente stimato per difetto, è stato usato non solo per finanziare gli oppositori di Milosevic ma anche dei media locali che sarebbero apparsi tuttavia come ufficialmente indipendenti.

Inoltre, si procedette a favorire la nascita di organizzazioni civiche e l’addestramento di un gruppo di 15000 persone, formalmente destinate a diventare “controllori” allo spoglio dei voti. Correttamente o grazie a dei brogli, come sostenuto da fonti americane, Milosevic vinse comunque, seppur di poco.

Scattò allora la soluzione di riserva che consistette in enormi proteste di piazza che costrinsero in breve tempo Milosevic alle dimissioni. Gli intervistati ammettono che, allora, le operazioni della CIA rimasero “coperte” ma riferiscono con orgoglio che i politici saliti al potere dopo le dimissioni del despota, si dichiararono grati per quegli aiuti giudicati indispensabili e continuarono anche in seguito a mantenere i contatti (a che scopo?) con gli emissari americani.

In Iraq

Un’altra ammissione di un possibile intervento della CIA riguarda le elezioni irachene svoltesi nel gennaio 2005, dopo la caduta di Saddam Hussein. In quel caso il nemico era l’Iran che sosteneva candidati alternativi a quello preferito dagli americani, Ayad Allawi. A detta degli uomini CIA, nonostante l’operazione di sostegno fosse già stata organizzata, sia la Casa Bianca sia la stessa CIA decisero però di sospenderla e di non intervenire. E’ difficile appurare la veridicità di quest’ultima affermazione ma non ci sarebbe da stupirsi se essa fosse dovuta molto semplicemente alla volontà di non ammettere una sconfitta. Allawi, infatti, non vinse e Primo Ministro a Bagdad divenne Al Maliki, notoriamente più filo iraniano.

L’articolo di Foreign Affairs finisce con la testimonianza di molti degli intervistati che sostengono che, da quel momento in poi, gli americani abbiano mai più interferito nelle elezioni altrui e la ragione addotta è che chi si presenta al mondo come promotore della democrazia rischierebbe troppo, come immagine, se si scoprisse che quella democrazia è invece manipolata dagli stessi che se ne dicono gli alfieri.

Certamente, non abbiamo elementi di prova per affermare che la CIA abbia continuato o abbia, invece, realmente cessato di intromettersi in momenti elettorali di altri Stati. Ciò che, tuttavia, ci risulta evidente è che, se non direttamente la CIA, di sicuro altre organizzazioni di origine americana, ufficiali o formalmente indipendenti, non hanno smesso di “ interessarsi” a quello che succede nella politica e nell’economia di Paesi giudicati d’importanza strategica per garantire la supremazia a stelle e strisce nel mondo.

Non serve una lunga memoria per ricordare come i telefoni di tutti i maggiori politici europei fossero stati per anni sotto controllo delle Agenzie americane né è facile dimenticare come il sistema “Echelon” fosse usato anche per lo spionaggio industriale a favore delle imprese d’oltreoceano.  In realtà, è possibile che la CIA e la NSA abbiano ridotto le azioni dirette in favore di interventi “indiretti” che sono esercitati da particolari ONG dai compiti ufficialmente neutri che s’installano in determinati Paesi forestieri.

Ad esempio, basta ricordare quelle organizzazioni filantropiche che si occupano dell’addestramento di pubblici funzionari o quelle che spiegano “cosa sia la democrazia” a cittadini stranieri che “devono imparare” a conoscerla. Oppure quei “Fund” che pagano per la formazione “democratica” di giovani politici in carriera che vengono invitati per un mese, o più, negli Stati Uniti per conoscere tutte le Istituzioni americane.

Certamente intervenire al momento delle elezioni può, in alcuni casi, rivelarsi tardivo e coltivare in modo continuo le opinioni pubbliche si dimostra sicuramente più profittevole.  Esistono, allora, testate di informazione notoriamente sovvenzionate da Washington come Radio Free Europe o Voice of America e diverse altri giornali e singoli giornalisti appaiono ufficialmente indipendenti ma sono finanziati o ricevono gratifiche in altra forma da soggetti che hanno sede nella più grande democrazia del mondo. Anche in Italia ciò succede pure ai nostri giorni e un’attenta lettura degli articoli o dei siti via internet può aiutare a scoprirli. Basterebbe chiedersi come riescano a sopravvivere certe testate i cui costi difficilmente possono essere ripagati dalle poche entrate dichiarate.

Se qualche lettore continuasse ad avere dei dubbi, faccia mente locale a come e perché siano scoppiate alcune “rivoluzioni colorate” in determinati Paesi o vada a riascoltare, via internet, la registrazione di una telefonata della Signora Nuland, allora rappresentante degli Stati Uniti a Kiev, in merito alla necessità di estromettere Janukovich e a quanti soldi erano già stati “investiti” dagli USA per quello scopo.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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