11:39 09 Agosto 2020
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Le liti e i dissidi emersi durante il Consiglio Europeo che doveva regolare la spartizione dei 750 miliardi fra prestiti e concessioni hanno esasperato il male oscuro di un Europa incapace di governarsi e di decidere. Trasformando Mark Rutte, premier della piccola Olanda, nel Terminator dell’Unione.

Prima l’hanno chiamato Recovery Fund, ovvero piano di rilancio, poi con un richiamo a Star Trek l’hanno ribattezzato “Next Generation Ue”, ovvero Prossima Generazione Ue. In verità rischia di passare alla storia come il “Requiescat in Pace” ovvero l’atto di morte dell’Unione Europea. Almeno di quella fin qui conosciuta.

In effetti è sempre più difficile scommettere sulla sopravvivenza di una presunta potenza europea incapace, a oltre 5 mesi dallo scoppio della pandemia, di trovare un’intesa per arginare una bufera economica potenzialmente più letale del virus che l’ha generata. Certo l’incapacità di decidere e accordarsi non è una novità di queste ore. Nel 2010 la Grecia crollò sotto gli occhi di un’Unione troppo distratta per realizzare che i prestiti concessi ad Atene non erano più medicina, ma veleno. Nel 2015 la Turchia riuscì a ricattarci ed estorcerci sei miliardi di euro grazie all’incapacità di Bruxelles di rispondere alla minaccia migratoria. E da oltre sei anni l’Italia rimane terra di sbarco sotto gli occhi indifferenti di Bruxelles.

Ma stavolta si è superato ogni limite. Stavolta i motivi per piangere la scomparsa o, meglio, il suicidio dell’Europa ci sono tutti. I battibecchi, le liti e le ripicche susseguitesi durante la riunione del Consiglio Europeo sui 750 miliardi da distribuire in parte come sovvenzioni, in parte come prestiti, evidenziano le congenite deficienze di una struttura sovranazionale incapace di decidere e, quindi, incapace di sopravvivere. Un’incapacità fisiologica determinata dall’assenza di valori comuni e dalla mancanza di un autentico organo di governo europeo. Senza queste carenze strutturali Mark Rutte, premier di un Olanda che vale meno del 5 per cento del Pil europeo e il 3,7 per cento della sua popolazione, non avrebbe potuto contraddire Francia e Germania, umiliare un’Italia, terzo contribuente europeo e accusare Viktor Orban di uccidere lo stato di diritto.

Ha potuto farlo solo perchè il Trattato di Maastricht che 27 anni fa sancì la nascita formale dell’Unione Europea non contiene indicazioni precise su chi debba guidare il pachiderma europeo ed è stato firmato in assenza di una Costituzione Europea. Proprio questi errori di fondo hanno permesso al premier della piccola Olanda di trasformarsi nel Terminator dell’Europa. Un Terminator che non nasce dal nulla. Fu proprio il “no” della piccola Olanda nel referendum del 2005 ad affondare per sempre il tardivo tentativo di varare una Costituzone europea. Già allora ci si sarebbe dovuti chiedere come e perchè l’Europa abbia rinunciato alla sua identità e alla sua tradizione cristiana accettando il diktat di un minuscolo paese mercantile diventato, nella seconda parte del ventesimo secolo, la patria del multiculturalismo.

Ma evidentemente i germi che contaminavano l’Olanda infettavano anche un’ Europa concepita in una Bruxelles dove si teorizzava la possibilità di rinunciare ad un’identità comune per reggersi, invece, soltanto sul reciproco interesse. Proprio quell’illusione permise la firma di un Trattato di Maastricht sottoscritto senza chiarire a quali visioni si ispirasse la nascente creatura europea. Da lì anche l’altro peccato originale di un Trattato che disegnò l’architettura istituzionale dell’Unione Europea senza chiarire se a guidarla dovesse essere la Commissione o il Consiglio Europeo. Da quell’aborto all’Europa prigioniera dei diktat del piccolo Rutte il passo è breve. Diktat che non a caso vertono sull’eterno dissidio ovvero se a guidare, valutare e giudicare l’assegnazione dei 750 miliardi debba essere una Commissione, teorico organo di governo dell’Unione, o un Consiglio Europeo in cui anche staterelli come l’Olanda o il Lussemburgo vantano un diritto di veto.

Ma quel dissidio è riuscito in soli tre giorni a portare all’agonia l’Europa e disegnare quel che le sopravvivrà. Non più una presunta grande potenza, ma soltanto le sue rovine disseminate attorno ad un blocco centrale franco-tedesco eroso, peraltro, dalle eterne rivalità tra Berlino e Parigi. Ai quattro punti cardinali della defunta Unione sembrano pronti ad emergere tre macro-cantoni. Dal centro al nord dominano i cosiddetti “frugali” (Olanda, Austria, Svezia, Danimarca e Finlandia). Sul “litorale meridionale” le spoglie di Spagna, Italia e Grecia minacciate dal rischio dell’insolvenza sovrana. A Est un’Europa di Visegrad sempre più allergica al concetto di stato di diritto prefigurato da Rutte o da altri epigoni del politicamente corretto.

Ma alla fine anche per l’Europa varrà la sentenza di morte pronunciata per tante vittime del Covid. A ucciderla non è stato il contagio, ma la debolezza figlia del suo male oscuro. 

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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